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L'Editoriale
23 ottobre 2025 | di Lorenzo Viviani

La questione sollevata dalla giornalista Marianna Aprile, in un suo post su X, apre uno spazio di riflessione tutt’altro che marginale: riguarda la qualità della partecipazione democratica, ma anche il modo in cui i cittadini percepiscono e condividono i problemi che attraversano la società. In un tempo in cui l’attenzione pubblica è frammentata e le opinioni si formano per risonanza più che per ragionamento, interrogarsi su questi aspetti diventa indispensabile.

Post di Marianna Aprile.

Il punto non è promuovere manifestazioni con l’intento di delegittimare chi solleva il tema, etichettandolo come “leone da tastiera” o “critico da divano”. Sottolineare che non si registrano mobilitazioni di massa per l’Ucraina significa semplicemente constatare, con onestà intellettuale, che esiste una disparità nell’impegno pubblico e civile a difesa dei diritti umani

Negli ultimi anni, iniziative e manifestazioni a sostegno dell’Ucraina sono state organizzate in diverse occasioni — per ogni anniversario dell’invasione, in memoria dell’Holodomor, davanti all’Ambasciata russa — ma raramente hanno visto una partecipazione ampia da parte di cittadini, organizzazioni sindacali o forze politiche.

Resta dunque legittimo interrogarsi su questa asimmetria: da dove nasce e a chi può essere attribuita la responsabilità di un simile doppio standard nella sensibilità collettiva?

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