Estero
21 ottobre 2025

Il furto al Louvre del 19 ottobre 2025 entra di diritto a far parte di una lunga serie di furti d’arte stile Arsenio Lupin. Ma quali sono queste opere d’arte e quali storie curiose dietro i loro furti?

 

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“Il Duca di Wellington” di Goya

È un olio su legno di 65 x 50 cm che attualmente si trova presso la National Gallery di Londra. Ritrae Arthur Wellesley, duca di Wellington, dopo che ebbe sconfitto le forze di Napoleone nell’agosto del 1812. Volto rivolto di tre quarti, uniforme color porpora appuntata da molteplici medaglie ed ordini militari, il quadro ha una composizione semplice. Per celebrare un condottiero vittorioso di solito si pensa ad una rappresentazione raggiante. Qui invece il volto del duca appare stanco, provato dalla battaglia. Un bel quadro, certo, ma niente di trascendentale. Nel 1961 il quadro apparteneva al Duca di Leeds, che lo mise all’asta e venne acquistato da un collezionista americano per un valore di 140mila sterline.

Con una sorta di “golden power” il governo inglese bloccò la vendita perché considerato patrimonio nazionale.

La diatriba divenne famosa all’epoca e interessò anche Kempton Bunton, un autista in pensione. Bunton aveva una profonda passione per la BBC, così profonda che combatteva per la gratuità dell’abbonamento per i pensionati. E per ottenere visibilità per la causa, nel 1961 pensò di rubare il quadro, sottraendolo dalla National Gallery nonostante i già presenti sistemi di rilevazione a infrarossi. Dopo quattro anni di permanenza nella sua casa di Wellington, Bunton nel 1965 restituì il dipinto, ma senza la cornice, che fu il motivo per cui venne condannato.

E, ironia della sorte, dopo alcuni anni il governo inglese eliminò il canone per gli ultrasessantacinquenni.

La storia è stata trasposta anche in un film dal titolo “The Duke”

“L’URLO” di Munch

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Meglio parlare de “Gli urli” di Munch, dato che ne esistono 8 versioni fra dipinti a tempera, cartoline ad olio e litografie.

Lo stile comune è quello dell’Art Nouveau e il messaggio è chiaro: rappresentare la paura dell’uomo contemporaneo. Forse basata su una maschera inca, l’immagine è una rappresentazione della condizione dell’uomo moderno, condizione che deriva dalla realtà, ma che è anche dovuta al suo vissuto interiore. Così come Munch pensò a questa opera dopo un attacco di panico che nasceva nei meandri dei suoi pensieri, anche la paura primordiale rappresentata nel volto del quadro è quella dell’uomo moderno che vive ansie e paure dentro di sé.

Due furono le opere interessate da furti. La prima? “L’Urlo” versione 1893. I due ladri agirono velocemente e di primo mattino, approfittando della scarsa sorveglianza. Staccarono il dipinto dal muro del Museo di Oslo e al posto del quadro lasciarono un biglietto con scritto “Grazie per la scarsa sicurezza”. Il furto avvenne durante l’apertura dei Giochi Olimpici Invernali di Lillehammer, nel 1994. L’opera venne recuperata dopo alcuni mesi grazie alla collaborazione fra polizia norvegese e servizi segreti britannici e vennero arrestate quattro persone. Cruciale fu il ruolo di Charles Hill, che si spacciò per un mercante d’arte. Una breve storia di come venne recuperato il dipinto è riportata nel video BBC “How I recovered The Scream”.

Nel 2004 si verificò il secondo furto, che interessò “L’Urlo” del 1910 e la Madonna (1894-1895). Il furto avvenne ad opera di tre ladri: uno immobilizzò la guardia puntandogli contro la pistola, gli altri due rubarono i quadri, che erano protetti solo da cornici. I quadri vennero ritrovati durante operazioni di polizia ed entrambi versavano in pessime condizioni, con “L’Urlo” che presentava anche graffi e un piccolo strappo. Il movente non venne mai appurato.

 

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“La Gioconda” e il recupero nella sua Firenze

L’opera di Leonardo ha riempito pagine e pagine di critica d’arte. Di per sé è un piccolo quadro di 77x53 cm esposto al Louvre. La versione più accreditata è che si tratti della rappresentazione di Lisa Gherardini, moglie del mercante Francesco del Giocondo, da cui deriva il nome “Gioconda”.

Il dipinto è tanto celebre per svariati motivi. A partire dal sorriso enigmatico e che cambia con la luce, il suo realismo innovativo, lo sguardo che sembra seguire l’osservatore, il paesaggio misterioso - irreale ed onirico - che contorna il volto. Ma la sua fama mondiale è aumentata soprattutto dopo il furto del 21 agosto 1911 ad opera di Vincenzo Peruggia.

Peruggia era un dipendente del museo parigino e conosceva bene i sistemi di sicurezza e le dinamiche del Louvre. Entrò il lunedì nel giorno di chiusura e prelevò il quadro nascondendolo sotto il suo cappotto. Le motivazioni furono molteplici. In primis il motivo “patriottico”, ma secondo altre ricostruzioni anche un motivo “economico”, legato - tra le altre supposizioni - alla possibilità di rivendita ad un collezionista italiano o per ottenere una ricompensa da musei o mecenati patriottici.

Nei due anni successivi non riuscì però a venderla. Così nel novembre del 1914 contattò Alfredo Geri, un antiquario fiorentino, usando lo pseudonimo di Leonardo Vincenzo e con l’intento di restituire in patria la Gioconda sotto ricompensa.
Geri si insospettì e contattò Giovanni Poggi, direttore della Galleria degli Uffizi. L’11 dicembre 1913 l’incontro tra Geri e Poggi si concretizzò presso l’albergo Tripoli Italia. Peruggia non sospettò niente ed accettò una seconda valutazione. Nel frattempo vennero contattate le forze di polizia. Il giorno successivo le forze dell’ordine catturarono il Peruggia e recuperarono il quadro.

La Gioconda venne riportata al Louvre, dove ogni anno viene visitata da circa 8 milioni di visitatori ed è una delle più ammirate al mondo.
 

Ma perché vengono rubate le opere d’arte famose? E perché capita che non siano adeguatamente protette?

Le domande possono sembrare “naive”, ma non sono proprio così scontate.
E si capisce il perché leggendo le osservazioni di Nicita e Rizzolli in una loro pubblicazione del 2009.

Gli autori prendono a pretesto il furto dell’urlo di Munch del 2004 per spiegare che il valore di un’opera d’arte non è solo quello di mercato (domanda vs offerta), ma anche la “famosità” che riduce la “rivendibilità” dell’opera. Pertanto, paradossalmente, la remunerazione raggiungibile sul mercato nero è maggiore per piccole opere. Allora perché vengono rubate le opere d’arte famose? Molte volte i furti seguono semplicemente le richieste di collezionisti privati e le opere trafugate vengono utilizzate come merce di scambio collaterale o per il riciclaggio. In altre circostanze le ragioni sono riconducibili a spinte “sentimentali”, come nel caso del furto a sfondo patriottico della Gioconda. Insomma, la motivazione può essere così forte da portare anche a vincere le questioni economiche. E qui ci leghiamo alla seconda domanda: perché le opere non sempre vengono adeguatamente protette?

A questo proposito è necessario introdurre uno dei fattori in campo, ovvero il paradosso nella “deterrenza al furto”: tanto maggiore è la protezione dell’opera, tanto maggiore sarà il valore dell’opera e quindi l’appetibilità da parte dei ladri. Se questo può valere per le opere meno note, diverso è per le opere molto famose, che sono paradossalmente meno protette perché si proteggono da sole, anche se “L’Urlo” e “La Gioconda” sono due esempi che non hanno seguito questa regola.

La questione sicurezza comunque rimane, e non per niente è stata sollevata anche per il recente furto al Louvre.

E infine c'è la questione dell’ignoranza di chi perpetra tali atti. Perché non solo spesso vengono danneggiate le opere d’arte, ma è la sottrazione del patrimonio artistico agli occhi di tutti, forse, il vero e più grave delitto.

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