Ieri, 10 ottobre 2025, il Comitato Nobel ha assegnato il Premio per la Pace a María Corina Machado, per il suo:
“instancabile lavoro nella promozione dei diritti democratici del popolo venezuelano e per la sua lotta per una transizione giusta e pacifica da una dittatura a una democrazia”.
Questo riconoscimento porta con sé una molteplicità di implicazioni di ordine simbolico, politico e morale.
Chi è María Corina Machado e perché le è stato conferito il Nobel
María Corina Machado è un’attivista, politica e voce prominente dell’opposizione al regime di Nicolás Maduro in Venezuela.
Nata il 7 ottobre 1967 a Caracas, si è laureata in ingegneria industriale presso l’Università Cattolica Andrés Bello e ha ottenuto un Master in finanza all’IESA (Instituto de Estudios Superiores de Administración), sempre a Caracas.
È cofondatrice dell’organizzazione civile Súmate, che si occupa di monitoraggio elettorale, trasparenza e difesa del voto libero.
È fondatrice e coordinatrice nazionale del partito Vente Venezuela, di orientamento liberale/conservatore nell’opposizione al chavismo e a Maduro.
È stata eletta deputata all’Assemblea Nazionale per lo stato Miranda dal 2011 al 2014.
Nel 2014 è stata rimossa dalla carica di deputata per una presunta violazione costituzionale relativa al fatto di aver accettato un incarico come rappresentante alternativa di Panama presso l’Organizzazione degli Stati Americani; la decisione è stata pronunciata dall’Assemblea Nazionale e ratificata dalla Corte Suprema.
Nel 2023 ha guidato la coalizione dell’opposizione alle primarie per la candidatura presidenziale; tuttavia, è stata dichiarata ineleggibile alle elezioni del 2024 dal governo.
Negli ultimi anni, si è trovata costretta a vivere nascosta, a fronte di gravi minacce, ma nonostante questo ha continuato a portare avanti il suo impegno per la libertà e per la mobilitazione civica.
Il Comitato Nobel l’ha definita una “figura unificante” per l’opposizione, in un contesto in cui le divisioni rischiano di indebolire le forze democratiche.
Il messaggio che emerge chiaro è che la democrazia non è un bene acquisito, ma una conquista fragile, continuamente minacciata da chi concentra il potere e reprime il dissenso.
Le sfide che aspettano il Venezuela (e Machado) dopo il Premio
Un riconoscimento internazionale come il Nobel può dare visibilità, protezione politica, slancio morale. Ma non protegge automaticamente dal rischio repressivo. La sicurezza personale e la libertà di movimento di Machado non sono affatto al sicuro:
Machado è costretta a operare sotto copertura. Il regime venezuelano potrebbe intensificare le pressioni per prevenire che diventi un simbolo visibile di opposizione.
Questo riconoscimento può tuttavia tradurre il simbolo in forza politica poiché
Il Nobel le conferisce autorità morale oltre i confini del Venezuela. Resta da vedere se l’opposizione venezuelana riuscirà a tradurre quel riconoscimento in coesione, organizzazione elettorale e mobilitazione pacifica.
Il premio amplifica inoltre l’attenzione degli Stati e delle istituzioni internazionali verso la crisi venezuelana. Chissà che questo un domani non possa tradursi in sanzioni mirate, pressione sui regimi alleati di Maduro, o supporto istituzionale per gruppi democratici, perché quando un regime autoritario è sotto i riflettori globali, le risposte possono oscillare: repressione più dura, propaganda di delegittimazione, tentativi di isolamento internazionale della figura premiata.
Perché questo Nobel conta al di fuori del Venezuela
Questa assegnazione del Premio Nobel per la Pace è il riconoscimento del diritto popolare alla democrazia come elemento essenziale della pace. Il Comitato sottolinea che la democrazia, il rispetto della volontà dei cittadini, delle voci plurali, è uno dei pilastri della pace duratura.
In un contesto globale dove molti paesi stanno affrontando una parziale erosione delle istituzioni democratiche, la scelta di Machado manda un segnale: chi lotta pacificamente contro il dispotismo può avere un’eco internazionale.
Ribadisce che lo strumento civile, non la violenza, è il cammino riconosciuto a chi contesta regimi autoritari.
“Questo premio non è mio, è del popolo venezuelano che resiste. Non è una celebrazione, è una chiamata all’azione.”
Con queste parole Machado ha reagito alla notizia, dedicando il Nobel anche agli Stati e istituzioni che possono sostenere la causa della libertà in Venezuela.