Cultura
14 ottobre 2025 | di Valentina Barbiero

Ogni anno il Premio Nobel per l’Economia racconta qualcosa del mondo in cui viviamo. Nel 2025, il riconoscimento è andato a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt:

“per aver approfondito la comprensione delle forze che guidano la crescita economica e dell’innovazione tecnologica”.

Tre studiosi che, in modi diversi ma complementari, hanno dedicato la loro carriera a capire perché alcune società riescono a crescere e innovare nel lungo periodo, mentre altre restano indietro.

Joel Mokyr

“for having identified the prerequisites for sustained growth through technological progress”

Storico dell’economia (Northwestern University) ha mostrato come le radici del progresso non siano solo economiche, ma anche culturali e istituzionali.
Nelle sue ricerche ha indagato su come l’Europa moderna sia riuscita a costruire un ambiente favorevole alla conoscenza, all’esperimento, alla diffusione delle idee. In altre parole, come la società stessa possa creare le condizioni per l’innovazione.

Philippe Aghion e Peter Howitt

“for the theory of sustained growth through creative destruction”

Philippe Aghion (Collège de France e London School of Economics) e Peter Howitt (Brown University) hanno invece offerto un modello teorico della crescita basato sul principio schumpeteriano della “distruzione creativa” (o creative destruction).

Nel loro articolo del 1992, hanno formalizzato un’idea tanto semplice ma allo stesso tempo rivoluzionaria: l’economia cresce perché nuove imprese e nuove idee rimpiazzano costantemente le vecchie. Ogni innovazione aumenta la produttività, ma allo stesso tempo rende obsoleti prodotti, tecnologie e competenze precedenti.

È un processo che porta con sé progresso e squilibrio: da un lato crea nuove opportunità e ricchezza, dall’altro mette in crisi chi si basa ancora su vecchi modelli. Come ricordano Aghion e Howitt, la crescita è un ciclo continuo di creazione e distruzione e la politica economica deve imparare a governare entrambe le forze, non subirle.

Perché questo Nobel conta oggi

Il riconoscimento arriva in un momento in cui il mondo affronta sfide epocali: digitalizzazione, intelligenza artificiale, transizione ecologica, crisi demografiche.
Per noi che viviamo tutte queste trasformazioni, la domanda è la stessa: come possiamo crescere in modo sostenibile, innovando senza lasciare indietro nessuno?

L’innovazione non è un “fulmine a ciel sereno”: ha bisogno di istituzioni solide, investimenti in ricerca e istruzione, e un contesto culturale che valorizzi il nuovo anziché temerlo. Ogni fase di progresso comporta anche un costo sociale, che va gestito con politiche di transizione e redistribuzione efficaci.

Il progresso inoltre ha sempre un prezzo: per andare avanti, qualcosa va lasciato indietro. È con questo paradosso che il Nobel 2025 all’Economia ci obbliga a confrontarci: la crescita non è mai automatica, è un equilibrio continuo tra rischio e opportunità e sta alle politiche pubbliche accompagnare il cambiamento, investendo in ricerca e istruzione.

E per il nostro Paese?

Per l’Italia, il messaggio è chiaro: non possiamo più permetterci di trattare l’innovazione come un rischio da contenere. Dopo anni di produttività stagnante e resistenze al cambiamento, servono connessioni più forti tra mondo produttivo, ricerca e politiche pubbliche.

Mokyr ci ricorda il valore della cultura e della conoscenza; Aghion e Howitt, l’importanza di concorrenza e rinnovamento per generare crescita duratura.Il premio di quest’anno ci indica una via: un’economia che non protegge il vecchio, ma coltiva il nuovo.

Il premio a Mokyr, Aghion e Howitt è molto più che un riconoscimento accademico, è un promemoria potente: la crescita sostenuta nasce dall’innovazione, e l’innovazione nasce dal coraggio di cambiare.

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