La libertà di espressione è un pilastro della democrazia: il diritto di dire ciò che pensiamo, di criticare, di discutere apertamente. Ma non significa poter dire qualsiasi cosa, in qualsiasi modo, senza conseguenze.
Quando le parole diventano menzogne, quando alimentano odio o diffondono disinformazione, non siamo più di fronte alla libertà: siamo di fronte all’irresponsabilità.
In Italia, dove il giornalismo è spesso piegato al sensazionalismo, al tifo politico o alla logica del click, questa irresponsabilità è ormai sistemica.
La libertà di parola viene confusa con il diritto di dire tutto, anche il falso, e il risultato è un’informazione sempre più povera, gridata e priva di credibilità.
Nell’era della guerra dell’informazione, usare le parole senza consapevolezza non è libertà: è complicità nel declino.