Estero
13 ottobre 2025 | di Laura Allevi

Gaza. Dopo mesi di guerra, il Medio Oriente vive ore di delicata sospensione. Israele e Hamas hanno accettato la prima fase del piano di pace promosso da Donald Trump, che prevede una tregua, il rilascio incrociato di ostaggi e prigionieri e il ritiro parziale delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza.

Il governo di Benjamin Netanyahu ha approvato la tregua “con riserva”, avvertendo che “la campagna non è finita”. L’accordo, mediato anche da Stati Uniti, Qatar ed Egitto, dovrebbe entrare pienamente in vigore nelle prossime ore. Secondo gli ultimi aggiornamenti, la liberazione degli ostaggi sarebbe prevista per oggi in tre località della Striscia (Gaza City, la zona centrale e Khan Younis), sotto la supervisione del Comitato Internazionale della Croce Rossa.

Sul terreno, intanto, Hamas ha richiamato circa 7.000 miliziani nelle aree da cui le forze israeliane si stanno ritirando, segnale di una tregua ancora instabile. Le autorità egiziane confermano la presenza del nuovo inviato statunitense Steve Witkoff al Cairo, incaricato di seguire da vicino i prossimi passaggi negoziali e garantire l’attuazione del piano.

Gli aiuti umanitari, sospesi per giorni, stanno lentamente riprendendo a fluire verso Gaza, dove la situazione resta critica: oltre 30.000 civili palestinesi sono rimasti senza casa e l’accesso a cure e acqua potabile è ancora limitato.

Il cessate il fuoco rappresenta un primo, fragile passo verso la distensione, ma le prospettive restano incerte: restano aperte le questioni sul futuro governo di Gaza, sul ruolo dell’Autorità Palestinese e sulla garanzia della sicurezza israeliana.

Nel frattempo le ultime dichiarazioni rilasciate da alcuni leader di Hamas chiariscono che l’organizzazione terroristica non intenderebbe accettare alcun accordo che includa il disarmo dei propri miliziani.

Con la prevista liberazione degli ostaggi, il fragile equilibrio del nuovo piano verrà messo alla prova.

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