«Quando ho rivisto mia madre, era diventata così magra. Non c'era più niente: la gente soffriva la fame».
A raccontarlo a Human Rights Watch è la figlia di una donna di 84 anni che nel maggio 2026 è riuscita a lasciare Oleshky, città ucraina sulla riva orientale del Dnipro occupata dalle forze russe dall'inizio dell'invasione su larga scala. All'inizio del 2022 Oleshky contava poco più di 24 mila abitanti. Alla fine di settembre 2026, secondo una stima delle autorità ucraine citata da Reuters, ne rimanevano circa duemila.
Per chi è rimasto, procurarsi qualcosa da mangiare è diventato difficile. Le consegne commerciali sono rare e imprevedibili e, quando qualche venditore riesce a raggiungere la città, le merci disponibili si esauriscono rapidamente. Per gli anziani, raccontava la donna, riuscire a comprare qualcosa in mezzo alla folla è ancora più difficile.
Il 4 ottobre, quasi cinque mesi dopo la partenza dell'anziana, a Oleshky sono arrivate quasi quattro tonnellate di cibo e medicinali. A trasportarle oltre il Dnipro sono stati droni cargo inviati dalle forze ucraine. Era la seconda operazione di questo tipo in pochi giorni.
Per capire perché, nel quinto anno dell'invasione russa, sia necessario utilizzare dei droni per portare cibo e medicinali ai civili bisogna guardare a ciò che è accaduto a Oleshky. E a cosa significa vivere a pochi chilometri dalla linea del fronte.
Dall'occupazione all'isolamento
Oleshky si trova nella regione di Kherson, sulla riva orientale del Dnipro, a pochi chilometri dall'omonimo capoluogo regionale. È sotto occupazione russa dal 2022 e oggi si trova a ridosso della linea del fronte.
Nell'autunno del 2022, durante la controffensiva ucraina nella regione, le forze russe si sono ritirate dalla città di Kherson e dalla riva occidentale del Dnipro, mantenendo le proprie posizioni sulla sponda orientale. Kherson è tornata sotto il controllo ucraino, mentre Oleshky è rimasta sotto quello russo. Il fiume è diventato così una delle linee di separazione tra i due eserciti.
A giugno 2023, la distruzione della diga della centrale idroelettrica di Kakhovka, sotto il controllo delle forze russe dal febbraio 2022, ha aggravato ulteriormente le condizioni della città. In tre o quattro giorni circa 18 chilometri cubi d'acqua si sono riversati a valle e almeno 80 comunità lungo il Dnipro sono state allagate e tra queste c'era Oleshky.
Nelle aree occupate della regione di Kherson, l'Ufficio ONU per i diritti umani (OHCHR) ha verificato la morte di almeno 15 civili durante l'alluvione. Una successiva valutazione condotta dal governo ucraino e dalle Nazioni Unite ha stimato che l'alluvione abbia sommerso circa 620 chilometri quadrati e interessato direttamente 100 mila persone.
Per gli abitanti della riva occupata anche ricevere aiuti è diventato difficile. Il 13 giugno 2023 le Nazioni Unite dichiararono di avere imbarcazioni, personale e rifornimenti pronti per raggiungere Oleshky e le altre comunità colpite, ma di non aver ricevuto dalla Federazione Russa le garanzie di sicurezza necessarie per accedere alla riva orientale. Cinque giorni dopo, l'ONU comunicò che le autorità russe non avevano ancora consentito l'accesso umanitario alle aree sotto il loro controllo.
Negli anni successivi, la vicinanza alla linea del fronte ha progressivamente ridotto le possibilità di movimento. Mine e droni a corto raggio hanno reso più pericolosi gli spostamenti, ostacolando anche l'arrivo dei rifornimenti e le evacuazioni. All'inizio del 2026 queste difficoltà hanno iniziato a pesare soprattutto sulla disponibilità di cibo.
Secondo l’HRMMU[1], a gennaio l'ultimo negozio di alimentari della città ha interrotto le normali attività per mancanza di prodotti. Per qualche tempo gli abitanti hanno continuato a utilizzare le scorte conservate nelle proprie case e a dipendere dalle poche consegne private disponibili. Al 24 giugno, le testimonianze raccolte dall'ONU indicavano che a Oleshky non arrivavano nuovi rifornimenti alimentari dal 26 maggio.
«In città non c’è cibo. Mangio una volta al giorno, soltanto a cena. Preparo del pane semplice, a volte riesco a mangiarlo con un pomodoro o un po' di miele, e bevo un tè. Tutto qui».
Halia, che vive ancora a Oleshky, lo ha raccontato alla BBC. Quando anche le verdure coltivate durante l'estate sono finite, alcuni abitanti hanno iniziato a cucinare le erbe spontanee cresciute negli orti.
Anche l'accesso alle cure si è ridotto. L'ospedale ha continuato a funzionare con risorse limitate, mentre le ambulanze hanno smesso di raggiungere le abitazioni. Quattro civili feriti ricoverati a Oleshky avevano bisogno di essere trasferiti a Skadovsk per ricevere cure adeguate, ma non è stato possibile evacuarli e uno di loro è morto durante l'attesa.
I rischi riguardano anche chi cerca di portare rifornimenti in città. Il 2 giugno un convoglio civile che trasportava alimenti verso Oleshky ha colpito una mina all'ingresso della città: una persona è morta e altre tre sono rimaste ferite.
Vivere sotto i droni
A Oleshky anche spostarsi è diventato pericoloso. Il 5 marzo alcune persone stavano aspettando la distribuzione di cibo quando sono state colpite da un drone. Due civili sono morti e altri sono rimasti feriti. A maggio, un operatore sanitario è stato colpito mentre attraversava la città in scooter. Era ancora vivo quando un uomo si è avvicinato per soccorrerlo e poco dopo è arrivato un secondo drone, che li ha colpiti mortalmente.
Sono episodi documentati dalla Missione ONU in un territorio controllato dalle forze russe e raggiunto da droni a corto raggio lanciati dalle forze armate ucraine. La stessa Missione ha precisato di non essere riuscita a stabilire in maniera conclusiva la responsabilità dei singoli attacchi.
Quanto accade a Oleshky si inserisce in un fenomeno più ampio lungo la linea del fronte. Nei primi sei mesi del 2026, secondo le Nazioni Unite, i droni a corto raggio hanno causato almeno 243 morti e 1.455 feriti tra i civili. Le testimonianze raccolte dalla Missione ONU descrivono persone colpite mentre facevano acquisti, si spostavano in bicicletta, lavoravano all'aperto o cercavano di lasciare le proprie comunità.
La Missione ONU precisa che la maggior parte delle vittime civili della guerra viene registrata nei territori controllati dal governo ucraino. Nei territori occupati, dove raccogliere e verificare informazioni è più difficile, ha comunque verificato casi di civili uccisi o feriti nelle ostilità, tra cui quelli registrati a Oleshky e Hola Prystan.
A Oleshky i droni sono diventati anche uno dei pochi mezzi per far arrivare rifornimenti. Alla fine di settembre l'esercito ucraino ha iniziato a utilizzarli per trasportare cibo e medicinali oltre il Dnipro; a inizio ottobre una nuova missione ne ha consegnati quasi quattro tonnellate.
Bisogna continuare a parlarne
Dopo più di quattro anni di invasione su larga scala, mantenere alta l'attenzione sulla guerra in Ucraina è diventato più difficile. Le notizie si susseguono, altri conflitti occupano le cronache e ciò che dura a lungo rischia progressivamente di diventare familiare.
Da qui la scelta di raccontare Oleshky. Quanto accade nella città mostra una delle condizioni in cui possono trovarsi i civili che vivono nei territori occupati vicini alla linea del fronte. La guerra, per loro, non coincide soltanto con i combattimenti o con gli attacchi che riescono a raggiungere le cronache. Continua a incidere sulla possibilità di spostarsi, ricevere assistenza e mantenere i collegamenti con l'esterno.
Le consegne effettuate con i droni cargo hanno riportato Oleshky nelle notizie, ma le condizioni che le hanno rese necessarie si sono costruite nel corso di mesi. Raccontare queste realtà significa mantenere l'attenzione su ciò che accade anche quando la guerra occupa meno spazio nelle cronache.



