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02 novembre 2025 | di Alessio Minuzzo

Negli ultimi anni gli effetti dell’uso dello smartphone sulla psiche sono stati oggetto di ampio dibattito. Questa settimana, su PNAS, Winbush e colleghi hanno pubblicato uno studio che ha analizzato 10.000 persone che per quattro settimane hanno utilizzato lo smartphone. I risultati non hanno dimostrato un legame fra l’utilizzo di questo device e il peggioramento dell’umore.

Rimaniamo in campo cognitivo, ma passiamo dal tono dell’umore all’apprendimento. Sempre su PNAS è stato pubblicato un articolo in cui vengono messi a confronto i metodi di insegnamento nella scuola materna. Secondo lo studio il metodo Montessori permette migliori capacità di lettura, memoria a breve termine, funzioni esecutive e comprensione sociale rispetto ai metodi tradizionali.

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Passiamo adesso a tutt'altro argomento.

Il ruolo dei licheni è fondamentale per il ciclo dei nutrienti e la fissazione del carbonio. Queste associazioni simbiotiche fra alghe e funghi non sono però pienamente comprese. In particolare è dibattuta la questione se questi licheni fossero già presenti prima della formazione delle foreste. Becker-Kerber e collaboratori hanno pubblicato su Science Advances un articolo avente come oggetto di studio il fossile devoniano di Spongiophyton, probabilmente una delle prime tipologie di licheni nella storia della Terra. Lo studio delle ife, della composizione interna e di alcune materie carboniose ha portato gli studiosi a propendere a sfavore di una parentela con le piante primitive. Ma la questione interessante è che grazie a questi studi gli autori affermano che probabilmente lo Spongiophyton è stato uno dei primi funghi macroscopici lichenizzati che hanno ricoperto le superfici del Devoniano inferiore, a dimostrazione del fatto che in tale periodo era già avvenuta la simbiosi. 

Data la sua resistenza ad habitat difficili, gli autori ipotizzano una loro conquista anche di questi terreni. Non solo, li avrebbero preparati per la successiva colonizzazione da parte delle piante. Insomma: gli autori hanno aggiunto un tassello interessante nella comprensione dell’evoluzione della vita organica sul pianeta Terra.

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Facciamo un salto e parliamo di veleno di serpenti (vi ricordate il titolo del film dove viene citato Black Mamba? Scrivetelo nei commenti). Già a maggio di quest’anno era uscito, sul New England Journal of Medicine, un articolo che spiegava come l’applicazione del machine-learning permettesse la progettazione di inibitori delle tossine del veleno (Gutierrez et al.). Se ci pensate questo potrebbe essere fondamentale per salvare vite anche in caso di specie di serpenti magari non conosciute. Ricordiamo che ogni anno più di 100.000 persone nel mondo muoiono per un morso di serpente, soprattutto in paesi in via di sviluppo.

Gli autori dell’articolo di Nature che presentiamo sono partiti da questi due problemi per sviluppare un trattamento ad ampio spettro da poter somministrare per più specie riconosciute in ampie regioni geografiche. La parte interessante dello studio è che i ricercatori hanno selezionato le 18 specie più frequenti nel continente africano, hanno immunizzato alpaca e lama con una miscela di veleni, hanno selezionato le cellule immunitarie prodotte ed hanno isolato i frammenti di anticorpi che possono agire ad ampio spettro sulle tossine. Con questa tecnica sono riusciti a produrre antidoti che agiscono su 17 delle 18 specie più frequenti. Questo studio è particolarmente importante nello sforzo per generare antidoti di veleno ad ampio spettro. Inoltre, hanno dimostrato l’efficacia non solo sulla mortalità ma anche sulla riduzione della necrosi legata al morso.

Anche questa settimana concludiamo con un consiglio video. Quella appena conclusa è stata la settimana della #MediaLiteracy ovvero dell’alfabetizzazione all’uso dei media in generale. E per usufruire in modo consapevole dei media (social, tv, radio, etc.) è necessario conoscere anche le loro problematiche e la questione delle false informazioni. Su PNAS è stato pubblicato un video guida che spiega in modo chiaro il concetto della misinformazione, cioè le informazioni errate che possono annidarsi nei media anche senza scopo di danneggiare gli utenti. Il video analizza bene anche la psicologia alla base della misinformazione e quindi come il nostro cervello agisce davanti alle informazioni e che cosa possiamo fare per migliorare la nostra analisi delle stesse. Guardatelo: vi sarà utile per essere ancora più consapevoli in questo mondo!

Alla prossima settimana!

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