In copertina: Frame tratto dal film “Fantozzi - Il ritorno”
Attualità
10 novembre 2025 | di Alessio Minuzzo


Iniziamo dal “Decreto Caivano”, la legge n.123 del 15 settembre 2023 che aveva come obiettivo introdurre

“Misure urgenti di contrasto al disagio giovanile, alla povertà educativa e alla criminalità minorile, nonché per la sicurezza dei minori in ambito digitale. (23G00135)” - fonte: DECRETO-LEGGE 15 settembre 2023, n. 123)

La legge era finalizzata a rispondere alla “la straordinaria necessità e urgenza di prevedere interventi infrastrutturali per fronteggiare situazioni di degrado, vulnerabilità sociale e disagio giovanile nel territorio del comune di Caivano” attraverso interventi infrastrutturali (art. 1) in deroga alle leggi attuali (art. 2) e sotto il controllo di un Commissario straordinario in carica fino al 31 dicembre 2027 (art. 3).

L’impianto della legge è inoltre volto a ridurre la dispersione scolastica anche attraverso l’assunzione di 6 unità di educatori scolastici (art. 10-ter).

L’attenzione è andata poi alla violenza nei confronti delle donne e alla violenza domestica attraverso un “potenziamento della rete territoriale antiviolenza nel comune di Caivano” (art. 10-sexies).

Oltre a un’azione di contrasto alla dispersione scolastica (art. 12), nell’articolo 13 viene introdotta la specifica che è rilevante ai fini di questo articolo. All’articolo 13 si legge infatti “Applicazioni di controllo parentale nei dispositivi di comunicazione elettronica”.

Da questo articolo derivano delle “applicazioni di controllo parentale” “al fine di garantire un ambiente digitale sicuro ai minori” ovvero “elementi esterni a dispositivi di comunicazione elettronica, soluzioni a livello di rete o applicazioni o software per dispositivi di comunicazione elettronica, facilmente comprensibili e accessibili agli utenti, che consentano il controllo parentale”.

Secondo il decreto i produttori devono assicurare entro un anno dal decreto “che i sistemi operativi ivi installati consentano l’utilizzo e includano la disponibilità di applicazioni di controllo parentale” e che i fornitori di servizi assicurino “la disponibilità di applicazioni di controllo parentale nell’ambito dei contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica disciplinati dal codice delle comunicazioni elettroniche” (art. 13.3).

Ed arriviamo al punto della questione: l’articolo 13-bis. All’interno di un decreto governativo inerente a una situazione specifica di un comune italiano si inserisce una “Disposizione per la verifica della maggiore età per l’accesso a siti pornografici”.

Nell’articolo si vieta l’accesso ai minori ai contenuti di carattere pornografico in quanto “mina il rispetto della loro dignità e ne compromette il benessere fisico e mentale, costituendo un problema di salute pubblica” (art. 13-bis, 1).

Pertanto “gestori di siti web e i fornitori delle piattaforme di condivisione video, che diffondono in Italia immagini e video a carattere pornografico, sono tenuti a verificare la maggiore età degli utenti, al fine di evitare l’accesso a contenuti pornografici da parte di minori degli anni diciotto.”

La conseguenza diretta è la richiesta della verifica dell’età per tutti gli utenti dei siti porno.

Con una nota dell’AGCOM del 31 ottobre 2025 viene dichiarato che la verifica dell’età - age verification - prenderà il via il 12 novembre. Se i siti inseriti nella lista dell’AGCOM non osserveranno la norma, subiranno una diffida e successivamente una multa fino a 250.000 €.

La lista dei siti internet che saranno sottoposti alla norma è riportata nelle fonti (vedi sotto). La questione è importantissima perché tutela i minori da una precoce esposizione a contenuti che sono solo per adulti. Se per i minori la questione è oggettivamente rilevante e indiscutibile, per gli adulti potrebbe avere molteplici implicazioni. Anche perché si deve tenere conto anche delle leggi sulla privacy.

Come funzionerà

Già a maggio erano state sollevate delle perplessità sulla modalità di attuazione del decreto: accesso con SPID, con carta nazionale dei servizi? Sembra che queste modalità di accesso siano incompatibili con quanto normato dal garante della privacy. Lo stesso discorso vale per la carta nazionale dei servizi. Anche l’app IO e la Digital Identity Wallet europea potrebbero essere strumenti interessanti, ma non rientrano nei parametri di “anonimità” ed interoperabilità richiesti.

L’alternativa che - secondo alcune fonti - verrà adottata è quella di un accesso dopo accreditamento da parte di una piattaforma terza. In pratica sarebbe richiesto un accesso a queste piattaforme che certificano l’età adulta e permettono poi l’accesso in forma anonima ai siti internet.

Perché è importante parlarne?

Quella dell’industria dell’intrattenimento per adulti rappresenta un’importante fetta del traffico on-line. E anche i giovani italiani ne sono fruitori. Dall’indagine “Lo Stato dell’adolescenza 2023” solo il 31,6% degli adolescenti non guarda mai video o immagini pornografiche; la maggior parte delle ragazze non li guarda, mentre i maggiori fruitori sono gli uomini. E poi c’è il problema della stereotipizzazione della sessualità che la pornografia può contribuire a definire. Il 18,5% degli intervistati dichiarava che deve essere l’uomo a dirigere il rapporto sessuale. Dato che deve far riflettere.

Perché è stata introdotta la norma?

Partiamo da un presupposto. In Italia la pornografia è legale. E lo è nella maggior parte dei paesi del mondo. È illegale in 47 paesi, fra questi quasi tutti quelli africani (escluso il Sud Africa) e la maggior parte dei paesi indo-pacifici. È legale con restrizioni in Russia, Inghilterra, Turchia, Giappone, Sud Africa, Australia e Nuova Zelanda. Ma la fruizione di contenuti pornografici è consentita solo dagli adulti, in Italia dopo i 18 anni. Fino ad oggi si accedeva ai siti porno mediante un’autocertificazione, cliccando il tasto ‘maggiore età’ nel banner che appariva prima dell’accesso al sito web. Basandosi sulle statistiche appena riportate, si comprende il motivo dell’introduzione della legge da parte del legislatore. Ma ci sono altri motivi.
In primis la tutela dei minori, per i quali l’esposizione a contenuti pornografici è ritenuta dannosa per lo sviluppo psicologico e sessuale, con traumi che possono avere effetti sui legami interpersonali. Questo è anche un modo per rendere la navigazione dei bambini in linea con l’età attraverso esperienze di navigazione appropriate, filosofia questa adottata in UK (ne parleremo tra poco).

Inoltre questo approccio tende - quasi in modo preventivo - ad allinearsi con quanto definito dalla Comunità Europea.

Attualmente la comunità europea si sta adoperando per armonizzare il controllo dell’età per la navigazione sui siti web, in linea con il Digital Service Act. Il 14 luglio 2025 la Commissione ha steso un piano in tal senso, con l’idea di un’interoperabilità con il futuro portafogli di identità digitale. Il sistema è stato aggiornato il 10 ottobre 2025, ma entrerà in una fase pilota solo in futuro.

E negli altri paesi?

Ad oggi sono due i paesi che hanno regolamentato in modo più stringente l’accesso ai siti porno.

In Inghilterra è stato introdotto l’Online Safety Act (OSA) che tutela i minori sia dall’accesso ai siti non sicuri sia da eventuali azioni nei loro confronti durante la navigazione. Come riportato sul sito del governo, l’OSA ha anche il fine di tutelare gli adulti, attraverso il consumo di contenuti che siano legali. La legge viene applicata ai provider di questi servizi e ai motori di ricerca, compresi app e altri social media, anche se hanno sede fuori dal Regno Unito. I contenuti non riguardano la sola pornografia, ma anche il suicidio, l’autolesionismo e i disturbi alimentari.

Anche in Francia è stata varata una legge simile, che non ha definito una specifica modalità di verifica dell’età, ma che ha stabilito modalità di accesso quali il riconoscimento via carta di credito, il riconoscimento facciale o il controllo dei documenti di identità. La legge ha provocato la chiusura dei siti internet da parte delle aziende implicate, in particolare Ayro, che in Francia ha molteplici interessi dato che il paese è il secondo consumatore di contenuti dopo gli USA. Gli scioperi sono comunque continuati.

Ma in pratica cosa succede?

Vedremo cosa accadrà il 12 novembre, perché ad oggi tutto è molto fumoso. Quello che è certo è che i 48 siti internet indicati da AGCOM non potranno gestire gli ingressi con il solo banner. Sarò loro obbligo attuare delle modalità che garantiscano la privacy degli utenti ma allo stesso tempo un severo controllo dell’età. Potrebbe essere necessario scaricare un’app oppure accedere ad un sito di autenticazione.

Il ruolo dei genitori

La questione italiana ha completamente delegato il problema della navigazione online ai soli siti internet e ai provider di servizi. In UK, invece, a latere dell’OSA sono state attivate campagne di sensibilizzazione per i genitori sull’importanza dell’educazione dei propri figli sulle modalità di navigazione. Inoltre, si consiglia sempre l’attivazione del parental control e sono state sviluppate delle guide al riguardo per i genitori. Dato che in Inghilterra un bambino su cinque è in grado di disattivare il parental control, l’azione dei genitori di condivisione e discussione di queste modalità sane di navigazione online è fondamentale.

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