Sabato scorso, 3 ottobre 2026, è stato annunciato il vincitore della sessantaquattresima edizione del Premio Campiello: Marcello Fois ha vinto con 83 voti.
Solo adesso posso dire di essere stata uno dei trecento lettori che hanno partecipato come giurati.
Il Campiello ha due giurie che hanno compiti ben distinti. La prima è quella dei Letterati, presieduta quest'anno da Roberto Cicutto, che il 29 maggio, a Palazzo del Bo, ha annunciato la cinquina di libri finalista per il Premio. Per arrivare alla selezione finale ha esaminato 62 opere. Durante la stessa cerimonia è stato assegnato l'Opera Prima, andato a Nadeesha Uyangoda per “Acqua sporca”, romanzo che trasforma una vicenda familiare e migratoria in una più ampia riflessione su identità e memoria. La seconda giuria è la nostra, quella dei lettori scelti ogni anno in tutta Italia, in rappresentanza di categorie sociali e professionali diverse, i cui nomi restano riservati fino alla serata finale. Ognuno di noi può presentare la propria candidatura attraverso il sito dedicato e può partecipare come giurato una sola volta nella vita. Una volta che i finalisti vengono annunciati noi riceviamo una copia dei libri, li leggiamo ed esprimiamo il nostro voto a scrutinio segreto attraverso un'urna digitale.
Ogni passaggio viene seguito con cura da parte del Cerimoniale del premio.
I momenti più belli sono stati, va da sé, quello in cui mi è arrivata la notizia dell'accettazione della mia candidatura e quando ho ricevuto i libri, agli inizi di luglio.
Nessuno di noi può dire a nessuno di far parte della Giuria dei Trecento Lettori, pena l'esclusione, fino alla sera in cui viene annunciato il vincitore.
Le votazioni si sono chiuse sabato 3 ottobre alle dieci del mattino.
Leggere cinque libri in poco meno di due mesi se non si è abituati a un buon ritmo e non si ama la lettura non è un'impresa così semplice, soprattutto considerando il fatto che i titoli sono imposti e non scelti in prima persona. Se volete candidarvi siatene consapevoli.
Ho iniziato a leggere dall’opera che definirei più sottile. “La ragazzina” di Valeria Parrella è un libro di 144 pagine su Giovanna d'Arco, ma una Giovanna d’Arco sottratta alla cartolina dell'eroina: a Parrella interessa la ragazza prima della santa, interessa il coraggio, la sfida, chi può essere ciascuna di noi nel momento in cui decidiamo che vale la pena rischiare il tutto per tutto per qualcosa di più grande. L'autrice ha spiegato di aver scelto il titolo partendo da una riflessione filologica sulla parola "pulzella". È anche il suo primo romanzo in terza persona, e si sente: la voce ha una distanza nuova, quasi di fiaba, la lingua è viva, racconta e parla con noi.
Da quella ragazza che dice di no sono passata a due uomini che non riescono a dire di sì a una partenza. In “Storia di un'amicizia” Ermanno Cavazzoni racconta Gianni Celati. L'amicizia nasce nel 1985 a Reggio Emilia e prende vita attraverso chiacchiere e osterie, e attraverso l'amore comune per Ariosto e Boiardo. Sullo sfondo un viaggio a piedi in Asia sulle tracce di Marco Polo rimandato sempre alla vigilia della partenza. Non è né una biografia né un saggio, e ha un finale mesto: Celati è morto nel 2022.
“La vita sempre” di Elena Varvello è un libro sulla memoria. Francesco è bello, bugiardo, seduttore, giocatore d'azzardo, disertore; Teresa è nata in una via di povera gente ed è la sola del suo cortile a diplomarsi. Sono lontanissimi e si innamorano lo stesso, mentre fascismo e guerra premono da ogni lato. La Storia è protagonista, è il peso con cui la vita deve fare i conti.
E dentro la memoria, forse il suo opposto. “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi, autore e protagonista: un uomo sui quarant'anni, ‘esiliato’ in un paesino d'Abruzzo, con pagine e pagine di diagnosi e sette pasticche al giorno. È il libro più scomodo della cinquina e quello in cui la lingua conta di più, perché le parole sono insieme la cura e a tratti la fonte del suo malessere. Il racconto che Pierantozzi fa di se stesso non cerca di piacere e non fa sconti. È una testimonianza preziosissima e unica. Un consiglio: anche se risulta ostico, anche se probabilmente non a tutti piacerà quello che dice, va letto fino in fondo. Se sceglierete di leggerlo, non lasciatelo metà.
Al centro di tutto, come in una matrioska, troviamo Fois. “L'immensa distrazione” comincia con un uomo che è appena morto e ha la sensazione di svegliarsi, la mattina del 21 febbraio 2017. Ettore Manfredini ripercorre così il corridoio dei ricordi che lo porta verso l'estinzione: una vita nata nella miseria, un macello trasformato in impero, un secolo intero. Fois ha raccontato che il titolo guarda a Pascal e al divertissement, al distrarsi da ciò che conta davvero, in primis la morte. Lo ha definito il suo romanzo della maturità. È un libro costruito a scatole cinesi: dentro un solo, lunghissimo risveglio c'è tutto il Novecento emiliano e italiano, c'è la vita di Ettore e dei suoi eredi. C'è il ricordo di quello che è stato e di quello che avrebbe potuto essere. Vittoria meritata? Al di là del mio gusto personale, sì, a mio parere e per quanto possibile dal di fuori, vittoria meritata, il romanzo è davvero straordinario e conferma, tra le altre cose, il grande successo di Einaudi, quest'anno vincitore assoluto tra Premio Strega e Campiello.
Dal canto mio ho trovato quella dei cinque titoli finalisti una selezione che fa scoprire - o riscoprire per chi già ne era consapevole - una produzione letteraria italiana estremamente vivace variegata sia nei contenuti sia nello stile, di assoluto livello. Le autrici e gli autori hanno girato l'Italia con gli incontri e il tour tra giugno e agosto, e io li ho seguiti non da giurata ma da lettrice. Tornando infine alla serata del 3 ottobre, che per la prima volta si è svolta al Palazzo del Cinema del Lido di Venezia, ai suoi partecipanti e al suo vincitore, posso dire che l'esperienza che ho vissuto è stata bellissima perché mi sono sentita parte di qualcosa di unico, di una bellissima esperienza, e occasione, per la quale sono grata. Nessuno chiede di motivare o di avere ragione o di essere brillante. Ti viene chiesto di leggere con attenzione e poi di scegliere.
Non dirò per chi ho votato. Ogni opera proposta quest'anno vale la pena di essere letta, dico solo questo.


