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    All Tomorrow's Sounds
    31 dicembre 2025 | di Giacomo Solari

    Se vi fosse la possibilità di superare una fiscalità in qualche modo insoverchiabile, in quanto uscito nel mese di dicembre dell’anno passato, l’album che più di tutti considero un capolavoro istantaneo è Heavy Metal di Cameron Winter, la cui presenza in questa lista prenderà ben altre sembianze. Non vi è un ordine (se non cronologico): sono i 20 dischi che più mi sento di consigliarvi da questo ennesimo anno ricco di scoperte e ritorni, balzi e rispolveri. Sono i miei 20 biglietti da visita per lanciare questo nuovo sodalizio.

    Choke Enough - Oklou

    Genere: Pop | Uscita: 07/02/2025 | Label: True Panther

    Questo disco lavora sul confine tra controllo e vulnerabilità, ma lo fa attraverso la produzione prima ancora che attraverso la scrittura. Oklou costruisce brani come superfici lucide e stratificate, dove ogni suono sembra calibrato al millimetro. Kick morbidi, synth liquidi che si avvolgono attorno alla voce, microdettagli da ascolto ripetuto. Choke Enough si muove dentro un pop ipercontemporaneo che dialoga apertamente con una certa elettronica emotiva europea, incrociando l’intimità digitale di A. G. Cook con una sensibilità più rarefatta, quasi ambient, che richiama alcune derive del pop sperimentale alla Holly Herndon. La voce è trattata come materia plastica: filtrata, duplicata, talvolta compressa fino a diventare parte dell’arrangiamento, più che il suo centro narrativo. I testi parlano di desiderio, esposizione, dipendenza affettiva, ma restano volutamente sfuggenti, come se l’emozione fosse sempre mediata dallo schermo. Un continuum sonoro che rende l’ascolto quasi tattile. Choke Enough è un disco che pensa il pop come spazio artificiale abitabile, dove l’eccesso di cura formale diventa parte integrante del discorso emotivo. Un album raffinatissimo.


    Sinister Grift - Panda Bear

    Genere: Electronic / Rock | Uscita: 28/02/2025 | Label: Domino Recording

    C’è qualcosa di volutamente obliquo nel modo in cui Sinister Grift prende forma, come se Panda Bear stesse lavorando per sottrazione più che per accumulo. Le stratificazioni vocali, da sempre suo marchio di fabbrica, qui non cercano l’estasi lisergica, ma un equilibrio instabile, quasi nervoso, tra loop minimali e un’idea di canzone che si sfilaccia continuamente. I battiti elettronici sembrano sul punto di implodere, mentre chitarre slabbrate e accenni kraut emergono e scompaiono come interferenze. È un disco che gioca con la memoria, Animal Collective, certo, ma anche una certa malinconia post-rock anni Duemila, Pet Sounds, Silver Apples, il tutto senza mai concedersi del tutto. In più punti si ha la sensazione che il groove stia per diventare rassicurante, e invece Noah Lennox devia, spezza, introduce una dissonanza vocale o un silenzio strategico.


    La Brea - Hesse Kassel

    Genere: Rock | Uscita: 01/03/2025 | Label: -

    Questo sextet proveniente da Santiago del Cile mi ha tirato uno di quegli schiaffi che non si scordano. Una cinquina d’esordio condita da territori sonori affini a Godspeed You! Black Emperor e Swans. 80 minuti di catarsi. In apertura, un microcosmo, Postparto; chitarre intrecciate da riff discordanti, con Renatto Olivares, frontman della band, che alterna vocalizzi frenetici a linee di sassofono noir. E non c’è barriera linguistica che tenga, muro che regga, l’intento è chiaro. La lingua universale dello smuovere, della rivoluzione. Di lì in poi, una sinergia che ricorda i primi Black Country, New Road. I due brani in chiusura, A. Latur e Yo La Tengo, collaudano una perizia post-hardcore e una potenza sonora tale da evocare l’energia di gruppi come Shellac e Lightning Bolt. E non è neanche solo questo perché Anova, Americana e Moussa danno vita ad epifanie di pura bellezza, con vocalizzi corali, landscape e tempeste sonore. La Brea suona già come un debutto “da scena”, ma con una qualità rara, più interessata a costruire un lessico interno che a cercare l’aggancio.


    Gift Songs - Jefre Cantu Ledesma

    Genere: Ambient | Uscita: 21/03/2025 | Label: Mexican Summer

    Passaggio quieto di Jefre Cantu Ledesma, lontano tanto dal noise dei primi lavori quanto dal drone più monumentale della sua fase centrale. Qui l’ambient è ridotto a gesti minimi e luminosi: pianoforte appena sfiorato, sintetizzatori tenuti in sospensione, chitarre trasformate in campi armonici morbidi, mai invasivi. È un disco che lavora sulla chiarezza e sulla luce, più che sulla densità, e che rifiuta qualsiasi tensione drammatica. Il riferimento a Harold Budd è evidente nel modo in cui il pianoforte diventa presenza emotiva più che strumento melodico, così come l’ombra degli Stars of the Lid si avverte nella costruzione lenta e orizzontale dei brani. A differenza di entrambi, però, Gift Songs mantiene una dimensione domestica, quasi quotidiana, che lo avvicina a una spiritualità semplice, mai enfatica, non distante anche da certe aperture di Laraaji. È ambient pensato non per l’astrazione o l’installazione, ma per accompagnare momenti concreti, silenziosi, di attenzione.


    Los Thuthanaka - Chuquimamani-Condori & Joshua Chuquimia Crampton

    Genere: Experimental | Uscita: 22/03/2025 | Label: -

    Uno dei momenti più alti (e silenziosamente rivoluzionari) di questo 2025, in un territorio che sfugge deliberatamente alle categorie della musica sperimentale occidentale, pur dialogando con esse in modo frontale. Chuquimamani-Condori e Joshua Chuquimia Crampton costruiscono Los Thuthanaka come un gesto di continuità culturale più che come un’ibridazione: la musica andina, le strutture ritmiche e melodiche aymara e quechua non vengono “reinterpretate” attraverso l’elettronica, ma affermate come sistemi già complessi, già contemporanei. In questo senso, il disco si distingue nettamente da molte operazioni di folk elettronico o ambient globale, evitando qualsiasi estetizzazione folklorica. Rispetto a progetti che hanno lavorato sull’incontro tra tradizione e sperimentazione, si può pensare a Kaitlyn Aurelia Smith o a certi lavori di Visible Cloaks, qua si rifiuta la neutralità ambientale e la levigatezza sonora, privilegiando una fisicità ritmica e una frontalità quasi rituale. Allo stesso tempo, il disco dialoga con una linea di sperimentazione indigena e decoloniale che negli ultimi anni ha trovato spazio anche nell’elettronica più radicale, accostabile per postura a figure come Elysia Crampton, ma con un ancoraggio ancora più diretto alla funzione comunitaria della musica. I brani si muovono tra percussioni cicliche, voci trattate come presenza collettiva e tessiture elettroniche che non cercano mai l’astrazione pura. Un disco che ridefinisce il concetto stesso di avanguardia, spostandolo dal laboratorio al contesto, dalla ricerca formale alla responsabilità storica.


    45 Pounds - YHWH Nailgun

    Genere: Rock | Uscita: 26/03/2025 | Label: AD 93

    Non ho mai sentito questo disco, come se non fosse un’ovvietà e/o fattore comune di tutti i partecipanti a questa lista al primo ascolto. 45 Pounds però viene dal futuro, suona come un oggetto trovato. I brani sembrano assemblati a partire da impulsi grezzi attraverso colpi di batteria asciutti, linee di basso tese come cavi d’acciaio, chitarre ridotte a raschiature e fendenti brevi. Questo quartetto New York-based lavora su una grammatica post-punk che si contamina apertamente con la no wave più corporea e con un industrial quasi rituale, privo di retorica tecnologica. Non c’è mai l’idea di “crescita” o sviluppo narrativo dei pezzi, un movimento circolare e non lineare. La voce entra ed esce dal mix in modo irregolare, spesso più vicina a un latrato o a un comando che a una linea melodica, contribuendo a quella sensazione di disagio controllato che attraversa tutto il disco. È musica che vive nella ripetizione e nella frizione, che non cerca il climax ma una forma di trance nervosa, urbana, quasi claustrofobica. Sicuramente la schicchera dell’anno, nonché uno dei 2-3 dischi “Rock” migliori del 2025.


    Hexed! - aya

    Genere: Electronic | Uscita: 26/03/2025 | Label: Hyperdub

    Se im hole aveva la postura da narratrice cinica, osservatrice di un club che crolla, Hexed! è il momento in cui il club diventa il crollo. Non più distanza ironica, ma corpo, saliva, sintomi. Aya scrive come si stringe un talismano in tasca, e lo registra come un esorcismo. Vocalità che passano dal parlato al fry-scream, frasi fitte e taglienti, zeppe di slang e bestemmie domestiche, che sembrano più “incise” che cantate.

    Sul piano sonoro è un disco che lavora per collisioni controllate: breakbeat e jungle astratti che si deformano, accenni di drill sussurrata, grumi industriali, distorsioni metal/hardcore che entrano come flashback fisici più che come citazioni. La grammatica Hyperdub (basso, pressione, club music come psicodramma) è presente, ma Aya la sporca con una tavolozza “horrortronics”. Un sound design granulare, transienti violentati, droni che non si quietano mai e un mix che sembra deliberatamente ravvicinato, claustrofobico, come se l’intimità fosse una forma di aggressione.

    Il punto, però, non è la bravura nell’ibridare generi bensì che qui l’estetica è conseguenza diretta di biografia e contesto (religione, trauma, dipendenze, identità), senza trasformarsi in “racconto edificante”. Hexed! funziona, al contrario, proprio perché è un sistema instabile.


    Forever Howlong - Black Country, New Road

    Genere: Rock | Uscita: 04/04/2025 | Label: Ninja Records

    Dopo la frattura che ha ridefinito l’identità del gruppo, questo album lavora apertamente sul vuoto lasciato, non cercando un sostituto, ma riorganizzando il linguaggio. Le canzoni nascono da arrangiamenti stratificati, spesso lunghi e articolati, dove pianoforte, fiati, archi e chitarre convivono secondo una logica quasi cameristica. È un rock che guarda più alla composizione che all’urgenza, più alla durata che all’impatto immediato.

    Sul piano stilistico, Forever Howlong si muove in una zona di confine tra post-rock narrativo, art rock britannico e una certa tradizione prog depurata da ogni virtuosismo spettacolare. Affiorano echi di Talk Talk (periodo Spirit of Eden) per l’uso dello spazio e del silenzio come elementi strutturali, così come una sensibilità da chamber-rock che può ricordare i Tortoise o certe derive più liriche degli Slint, ma filtrate attraverso una scrittura profondamente britannica. Le voci, ora distribuite e meno caratterizzanti, funzionano come strumenti aggiuntivi. Raccontano, commentano, si intrecciano, evitando sistematicamente la centralità emotiva.

    Forever Howlong forse nasce come un album di transizione, ma in realtà funziona come una dichiarazione di metodo e un signor punto fisso del 2025 alternative.


    Under Tangled Silence - DjRUM

    Genere: Electronic | Uscita: 25/04/2025 | Label: Houndstooth

    Il capolavoro di Felix Manuel. Under Tangled Silence è un mosaico sonoro costruito su pianoforte, arp, mbira, cello e drum‑machine. Si narra di otto anni di frammenti ricomposti quasi da zero dopo un crash informatico. Ogni traccia è un micro‑racconto che evita loop prevedibili, evolve organicamente e si incastra nel successivo come un flusso continuo. Un disco che ti guarda negli occhi senza parole, trasportandoti altrove.


    Motherfucker, I am Both: “Amen” and “Hallelujah”... - Shearling

    Genere: Rock | Uscita: 01/05/2025 | Label: Mishap Records

    Il debutto lungo (e potenzialmente ultimo) degli Shearling arriva come un disco già saturo di linguaggio, immagini e intenzioni, più interessato alla costruzione di un mondo che alla sintesi. Nato dalle ceneri e da materiale unreleased degli Sprain, è un progetto che affonda le mani in una tradizione rock americana ruvida e verbosa, dove il peso dei testi è centrale quanto quello dei riff. Musicalmente il disco attraversa lande disparate senza mai stabilirsi del tutto. Noise rock asciutto, post-hardcore rallentato, accenni di blues deformato e un senso quasi liturgico del mid-tempo, che torna ciclicamente come struttura portante. Le chitarre lavorano spesso per stratificazioni sporche e ripetitive, mentre la sezione ritmica mantiene un andamento teso ma mai veramente esplosivo. La voce di Alex Kent, uno dei fulcri del disco, alterna canto, parlato, invettiva e confessione, richiamando una linea che va da certo rock predicatorio e febbrile, alla Nick Cave per intenderci, fino al noise più narrativo dei Jesus Lizard. Il titolo non è solo una provocazione: l’intero album ruota attorno a una dialettica interna tra colpa e desiderio, fede e rifiuto, senza mai trasformarla in un racconto lineare. Una volontaria insistenza quasi ossessiva nel tornare sugli stessi temi e sulle stesse immagini fino a renderli ambigui, consumati, instabili. Motherfucker, I am Both: “Amen” and “Hallelujah”… è un disco che chiede tempo e tolleranza, una forma di immersione verbale e sonora che può risultare faticosa quanto coerente. Un album che usa il rock come strumento di esposizione morale e linguistica, più che come veicolo di liberazione.


    GOLLIWOG - billy woods

    Genere: Hip-Hop | Uscita: 09/05/2025 | Label: Backwoodz Studios

    Dai, senza troppi giri di parole, il miglior disco hip-hop dell’anno. (Gli) Armand Hammer, che siano in coppia o scomposti, si sono presi totalmente la scena da un paio di anni.


    Branches - Evan Parker & Bill Nace

    Genere: Jazz | Uscita: 23/05/2025 | Label: OTOROKU / Open Mouth

    “Sto invecchiando” e queste tipologie di live album mi si addicono sempre di più. Questo è, prima di tutto, una documentazione di processo. Evan Parker e Bill Nace lavorano in una dimensione di ascolto reciproco radicale, dove ogni gesto sonoro sembra nascere come risposta immediata a ciò che li circonda. Il sax di Parker si muove per flussi continui, circolari, sfruttando respirazione e articolazione come elementi strutturali; la chitarra di Nace interviene invece per attrito, frammentazione, disturbo, alternando campi di rumore a improvvise aperture timbriche. Non c’è un centro stabile e il dialogo procede per avvicinamenti e ritirate, sovrapposizioni e vuoti, con una gestione del tempo che rifiuta qualsiasi idea di sviluppo lineare. La dimensione live è fondamentale. Si percepisce chiaramente il rischio, l’assenza di rete, la possibilità costante di collasso o di stallo, diventando essa stessa parte integrante del linguaggio. Branches non è un disco che cerca di “spiegare” l’improvvisazione, né di renderla accessibile; funziona come spazio di esposizione totale, dove tecnica, istinto e ascolto coincidono. Un ascolto che richiede attenzione attiva, ma che appunto restituisce una forma di intensità rara, legata non all’espressione, bensì alla relazione.


    caroline 2 - caroline

    Genere: Rock | Uscita: 30/05/2025 | Label: Rough Trade Records

    Probabilmente è quanto di più riscaldante uscito quest’anno. Il secondo disco dei caroline consolida questa sorta di ricercata o meno masterclass di connubio tra forma collettiva e gesto individuale. I brani sembrano costruiti come sistemi aperti, in cui ogni strumento mantiene una propria traiettoria senza mai diventare protagonista. Le chitarre non guidano, archi e fiati intervengono come elementi di disturbo controllato, voci e riverberi funzionano spesso come superfici, più che come veicoli narrativi. È un disco che pensa in termini di arrangiamento prima ancora che di scrittura, e che trova il suo centro nella gestione delle densità piuttosto che nei climax. Quando emergono figure riconoscibili, quali una progressione armonica o un ritmo più marcato, vengono subito rimesse in circolo, spezzate, ridistribuite all’interno del gruppo. Il risultato è un album che rinuncia consapevolmente alla canzone come unità chiusa, preferendo una forma fluida, quasi modulare. Un’avventura fantasy a 16 braccia.


    About Ghosts - Mary Halvorson

    Genere: Jazz | Uscita: 30/05/2025 | Label: Nonesuch Records

    Mary Halvorson si colloca con chiarezza in quell’area del jazz contemporaneo che ha spostato il baricentro dalla performance individuale alla scrittura collettiva. Il lavoro di Mary Halvorson dialoga apertamente con una tradizione che va dal jazz creativo newyorkese post–downtown fino alle più recenti ibridazioni tra improvvisazione e musica da camera. Rispetto a compositori come Anthony Braxton, Halvorson rinuncia alla proliferazione sistemica e all’astrazione totale, preferendo strutture più leggibili, seppur instabili. Allo stesso tempo, a differenza del lirismo spesso associato al jazz cameristico di area ECM (pensiamo a John Abercrombie o a certi lavori di Tord Gustavsen) About Ghosts mantiene un costante attrito interno, evitando qualsiasi senso di distensione. La chitarra non occupa mai una posizione centrale o dominante, distinguendosi così dall’approccio di altri chitarristi-compositori contemporanei come Julian Lage, più legati alla forma-canzone o alla tradizione melodica. Halvorson lavora invece per incastri asimmetrici, micro-distorsioni e linee che sembrano volutamente “fuori fuoco”, soprattutto nel modo in cui la composizione funge da campo di forze più che da cornice. L’improvvisazione, quando emerge, non cerca mai la risoluzione o il climax, ma si inserisce come una delle tante voci in movimento. In questo senso, questa ultima uscita si afferma come un disco profondamente coerente con una visione del jazz che privilegia complessità, equilibrio e tensione permanente, posizionando Halvorson tra le figure centrali di questo specifico filone del jazz del presente.

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    Tether - Annahstasia

    Genere: Folk | Uscita: 13/06/2025 | Label: drink sum wtr

    Al centro di questo disco c’è una voce che sembra sempre sul punto di trattenersi. Annahstasia canta come se ogni frase fosse una decisione presa all’ultimo momento, con un controllo che non ha nulla di freddo, ma molto di consapevole. Tether si muove in territori folk e country solo in apparenza tradizionali. Gli arrangiamenti sono scarni ma curatissimi, spesso più vicini a un tipo di “chamber music” piuttosto che alla canzone d’autore classica, e funzionano come un telaio su cui la voce può tendersi e rilassarsi a piacimento. Chitarre acustiche, archi discreti, qualche intervento pianistico: tutto è calibrato per non sottrarre spazio alla narrazione emotiva. C’è una scrittura che guarda alla confessione senza mai diventare diaristica, che parla di legami, dipendenze, distanze, mantenendo sempre una certa opacità. Le melodie non cercano l’impatto immediato, ma si insinuano lentamente, seguendo il ritmo del respiro più che quello del ritornello. Tether è un disco che costruisce intimità senza chiedere complicità forzata, invitandoti ad ascoltare da vicino e accettando anche una certa distanza, come se il suo equilibrio stesse proprio lì, nella tensione tra apertura e riserbo.


    Orcutt Shelley Miller - Orcutt Shelley Miller

    Genere: Rock | Uscita: 05/09/2025 | Label: Silver Current

    Questo disco nasce dall’incontro tra tre pratiche musicali radicalmente diverse e funziona proprio nella stessa misura in cui rifiuta qualsiasi compromesso tra di esse. Bill Orcutt (Harry Pussy), Nate Shelley (Sonic Youth) e Chris Miller (Howlin Rain, Comets On Fire, Heron Oblivion) costruiscono un terreno comune partendo da presupposti incompatibili: il blues fratturato e iper-fisico di Orcutt, l’approccio più astratto e timbrico di Shelley, e una concezione della batteria che lavora per pressione, interruzione, controtempo. Il risultato non è una sintesi, ma una frizione continua. I brani si sviluppano come organismi instabili, spesso ridotti a pochi elementi ripetuti ossessivamente, con la chitarra che alterna figure riconoscibili a esplosioni rumoristiche, mentre la sezione ritmica insiste su pattern irregolari che sembrano voler sabotare qualsiasi forma di groove. È un rock che guarda apertamente alla tradizione americana (blues, folk, minimalismo percussivo) ma solo per smontarne le fondamenta dall’interno, fino a renderla quasi irriconoscibile. La dimensione improvvisativa è evidente, ma non libera; ogni intervento sembra carico di storia, di peso, di intenzione. Il disco funziona più come spazio di negoziazione che come album nel senso classico; non vi è narrazione, non c’è progressione, solo una serie di collisioni controllate. Orcutt Shelley Miller è un lavoro che interroga il rock sulle sue possibilità residue, riducendolo a gesto, attrito, memoria deformata.


    Blurrr - Joanne Robertson

    Genere: Folk | Uscita: 19/09/2025 | Label: AD 93

    Blurrr si inserisce in quella linea del folk contemporaneo che ha progressivamente abbandonato la centralità della narrazione per concentrarsi su timbro, prossimità e imperfezione. Joanne Robertson lavora con un vocabolario “ridotto” chitarra acustica lasciata respirare, voce spesso spostata ai margini del mix, melodie che sembrano più ricordate che eseguite. È un approccio che richiama certe derive ambient-folk, ma senza l’elemento dronico, e che dialoga anche con l’intimismo asciutto di Julie Byrne, pur rinunciando alla chiarezza melodica delle sue ballate. In alcuni passaggi affiora una sensibilità quasi pre-psichedelica, un’idea di folk come spazio mentale più che come forma-canzone, che guarda indietro fino a un Nick Drake spogliato però di qualsiasi romanticismo. L’apporto del violoncellista Oliver Coates tassella fino a colmare i piccoli spazi lasciati da una produzione iper-identitaria e coerente con una scena che privilegia l’ambiguità e la sfocatura come valori espressivi. Blurrr non cerca di aggiornare il folk, ma di consumarlo dall’interno, riducendolo a una serie di gesti minimi, fino a farne quasi un rumore domestico, intimo, persistente.


    Getting Killed - Geese

    Genere: Rock | Uscita: 26/09/2025 | Label: Partisan Records / Play It Again Sam

    Siamo di fronte all’ovvio, all’album rock dell’anno, a quello che predicavo e pregavo arrivasse a spaccare una scena, almeno in termini di attitudine, alternative/post-punk troppo ma troppo satura e all’orlo del ripetitivo. Quello che succede è più semplice del previsto, nonché forse una mera e ulteriore evoluzione qualitativa del loro disco precedente, 3D Country, partendo da un rock strutturalmente meno arzigogolato di altri, bruciando poi sul nascere ogni concorrenza in termini di carattere, volume emotivo e modernità linguistica. Getting Killed è un disco che vive di esposizione continua, come se ogni brano fosse messo in scena davanti a un pubblico immaginario. I Geese spingono ancora più in là quella tendenza al rock ipertrofico e instabile che già li caratterizzava, accomunando le svolte improvvise, costruite su un’idea di performance prima ancora che di scrittura, ad un immaginario INEVITABILMENTE fratello di quel capolavoro che citavo in apertura di articolo e che ha segnato la mia vita per sempre. La voce guida tutto con un’interpretazione nervosa, istrionica, che richiama tanto certo post-punk sbilenco quanto una tradizione più classica di frontman fuori controllo, da David Byrne fino agli eccessi teatrali del glam e del proto-punk. Musicalmente il disco salta senza preavviso tra chitarre angolari, ritmiche elastiche e aperture quasi funk, con un gusto per il caos controllato che può ricordare tanto i Talking Heads, di nuovo, quanto una versione meno ironica dei Black Midi. Ma Getting Killed non è un esercizio di stile! Si alimenta di sovraccarico, di frizione costante tra groove e disgregazione. Ogni pezzo sembra voler testare i limiti della propria tenuta, allungandosi, cambiando pelle, rischiando il collasso. È un rock che non cerca pulizia né nostalgia, ma una forma di vitalità eccessiva, quasi scomposta. Un disco che funziona come un atto, come una dichiarazione. Se il 2025 avesse una pelle, sarebbe questo disco.


    Michelangelo Dying - Cate Le Bon

    Genere: Rock | Uscita: 26/09/2025 | Label: Mexican Summer

    Con Michelangelo Dying, Cate Le Bon consolida una posizione molto specifica nell’avant-pop contemporaneo. Un territorio che tiene insieme art-rock, post-punk e minimalismo senza mai risolversi in una forma riconciliata. Il disco si muove lungo una linea che può ricordare il rigore alienato di Broadcast e una certa tradizione di pop obliquo che passa da Laurie Anderson fino all’art-rock europeo. Le strutture evitano sistematicamente il ritornello, preferendo progressioni ripetitive e leggermente sghembe, mentre gli arrangiamenti di chitarre spigolose e synth usati come segni grafici più che come tappeti mantengono una tensione costante tra ordine e attrito. In questo senso, il disco si distingue tanto dall’emotività esposta di una St. Vincent quanto dalla teatralità dell’avant-pop più esplicito, avvicinandosi piuttosto a una scrittura controllata, quasi funzionale. Si avvertono anche echi di The Raincoats e di certo rock minimale che lavora per sottrazione più che per accumulo. In Michelangelo Dying il pop viene continuamente svuotato e ricomposto. Uno dei dischi che più ho ascoltato durante l’anno solare.


    Non Fiction: Piano Concert in Four Movements - Hania Rani, Manchester Collective, Jack Wyllie, Hugh Tieppo-Brunt

    Genere: Classical | Uscita: 14/11/2025 | Label: Decca Records

    Con Non Fiction, Hania Rani compie un passaggio decisivo dal formato “piano + elettronica” a una scrittura da concerto, di impostazione sì classic, pienamente assunta, ma senza aderire ai codici della musica classica istituzionale. Il lavoro, articolato in quattro movimenti e realizzato insieme alla Manchester Collective, a Jack Wyllie e a Hugh Tieppo-Brunt (e tra i vari partecipanti la migliore batterista sul pianeta Terra Valentina Magaletti), si colloca in quella zona ibrida tra minimalismo contemporaneo, modern classical e songwriting strumentale che negli ultimi anni ha ridefinito il rapporto tra concerto e ascolto emotivo. Il pianoforte resta il centro gravitazionale, ma non domina, dialogando con archi e fiati in una scrittura che privilegia trasparenza, ripetizione e micro-variazioni timbriche. Le strutture sono lineari, spesso costruite su cellule melodiche semplici che si trasformano lentamente, richiamando tanto il minimalismo europeo post–Arvo Pärt quanto la dimensione più lirica del neoclassicismo contemporaneo alla Sofia Gubaidulina. A differenza di molta classical crossover, Non Fiction evita qualsiasi enfasi cinematica; il pathos è trattenuto, quasi dimesso, e nasce dall’interazione tra gli esecutori più che dalla grandiosità dell’arrangiamento. Anche l’elettronica, quando presente, resta marginale, usata come estensione del respiro acustico e non come strato spettacolare. Il cuore del disco sta proprio nella sua misura: Non Fiction non cerca di “innovare” il concerto per pianoforte, ma di svuotarlo di retorica, rendendolo uno spazio narrativo intimo, accessibile e profondamente contemporaneo. Un lavoro che conferma Rani come una delle figure più credibili nel dialogo tra musica colta e sensibilità pop del presente.

    Per completezza e correttezza non poteva mancare la più classica delle liste di menzioni d’onore. Tutti quei dischi che ho apprezzato e ascoltato assiduamente durante quest’anno solare al di fuori della già condivisa top 20. Li trovate di seguito in Fonti e approfondimenti.

    Bon année

    Instruments – Water Damage

    The Passionate Ones – Nourished By Time

    WORLDPEACE DMT – The Velvet Underground & Rowan

    I’ll Be Waving As You Drive Away – Hayden Pedigo

    Disquiet – The Necks

    Hard Sell – Giulio Erasmus & The End of the Worm

    Songs for Nothing - Olan Monk

    Is This a Queue – Alpha Maid

    Goodness – feeo

    Friend – james K

    Kansai Bruises – Valentina Magaletti & YPY

    Waiting Room – Kathryn Mohr

    Mapambazuko – Ale Hop & Titi Bakorta

    Affectionately – Raisa K

    Altruism – Dale Cornish

    Amour automatique – Francobeat

    Antigone – Eiko Ishibashi

    As Above, So Below – OKO DJ

    Baby – Dijon

    Baraka 1980 – Brigitte Fontaine, Areski Belkacem

    Big City Life – Smerz

    Insatiable – Divide & Dissolve

    Heat Dome – Nowhere Flower

    Flowers Are Blooming in Antarctica – Laura Agnusdei

    The Film – Sumac, Moor Mother

    Fairyland Codex – Tropical Fuck Storm

    digi-squires – Sam Gendel, Nate Mercereau

    Demilitarize – Nazar

    A Danger to Ourselves – Lucrecia Dalt

    Crooked Wings – These New Puritans

    Bleeds – Wednesday

    Instant Holograms On Metal Film – Stereolab

    LOWER – Benjamin Booker

    THE FUTURE IS HERE AND EVERYTHING NEEDS TO BE DESTROYED – The Armed

    Soft Spot – Honningbarna

    Surtùm – Massimo Silverio

    Showbiz! – MIKE

    Sky Record – Dan English

    The Spiritual Sound – Agriculture

    Iconoclasts – Anna von Hausswolff

    Viagr aboys – Viagra Boys

    Mercy – Armand Hammer and The Alchemist

    Last Night I Heard the Dog Star Bark – Gwenifer Raymond

    Matter – Fred Frith and Mariá Portugal

    Early New York Silver – Lee Ranaldo and Michael Vallera

    A Fool’s Guide to Reality – Karen Willems

    Let God Sort Em Out – Clipse

    2t2 – Cosey Fanni Tutti

    Tides in the Mirror – Francesca Gemmo and Magda Mayas

    Consentrik Quartet – Nels Cline

    Panties & Perfume – Jim Shepard

    Tinker Bell’s Cough – F.G.S.

    Insects & Water – Scotch Broom Collective

    On Bare Ground – Red Brut

    Eyelines – Drumloop and The Rita

    ornamental gardens – Liar, Flower

    …and the crimson moon whispers goodbye – Bonner Kramer

    If Your Mirror Breaks – The Ex

    Everything Collapse(d) piano version – Deison and Mingle

    Evoke – Misaki Motofuji

    Ecliptic – Shifa

    Bluebird – Lana Del Rey

    U.F.O. & The Place of Five Points – Sun Ra

    The Cabanists – The Cabanists

    Birthing – Swans

    Night Seen from a Gap in the Night – sasakure. and Fumi Endo

    Apple Cores – James Brandon Lewis Trio

    Age End – Bentley Anderson

    Bristol Silence – John Andrew Wilhite

    a willing passenger – Paul Flaherty

    A Mountain Sees a Mountain – Hamid Drake and Pat Thomas

    Drawn – Alex Ward

    Thin as the Air – Rope Cosmetologist

    The Mendelssohn-Projekt – Annie Bloch And Emily Wittbrodt

    Next – Mark Cunningham and Jørgen Teller

    Sheer Hellish Miasma II – Kevin Drumm

    Ghost Ship – Chris Brokaw

    Landscapes of Sylvestrov – Alla Zagaykevych, Yelyzaveta Soloviova and Georgiy Potopalsky

    Limbo Channel – Nad Spiro

    Sun – Zoh Amba

    TO(R)RI INFRANTA – Mitsuhisa Sakaguchi and Yoshiki Ichihara

    Preludes – Tape

    Tulpa – Charmaine Lee

    Per Sona – Jean-Luc Guionnet

    Ephemeral Rituals – Jo Montgomerie

    New Music – Carlos Giffoni and Joachim Nordwall

    Dark Tranquil Night – Mälevolent

    enclosures – Kari Watson

    Institutionalized – Lou Barlow

    Bye Bye Bird – Nina Garcia

    Scaffolded Dawn – Deep Cross

    In 2 – Roscoe Mitchell and Michele Rabbia

    Another View – Kalia Vandever

    Jubilation – William Hooker

    Tokyo Pure Decadence – Commuter

    the belonging alongside – 7D

    Journey to the Cave of Guanyin – Theresa Wong

    Smoke & Errors – MOW (Mold Omen and Mike Watt)

    Spectral Evolution Live – Rafael Toral

    Holy Trinity – Laura Altman

    I Wonder When They’re Going to Destroy Your Face – Prolapse

    Hymn – Maxine Troglauer

    1972 – Anla Courtis ja Lehtisalo

    Mutual Consuming – Relay for Death

    One Another – Magda Mayas and Jim Denley

    …seeing the way the mole tunnels… – James McKain, Damon Smith and Weasel Walter

    Songs of St. Mary – Elisabeth Haselberger

    Have You Made Your Peace? – Black Leather Jesus and DSM III

    Touch This Fragrant Surface of Earth – Marja Ahti

    Einheitliches Geschirr – Marie Vermont

    La Matta Bestialitade – Sapientia Diaboli

    But remember what you have had – Stephen O’Malley

    Particularly Dangerous Situation – Ian Wellman

    I Know the Number of the Sand and the Measure of the Sea – Lea Bertucci and Olivia Block

    For Those Who Wish to Sing Will Always Find a Song – Ryan Sawyer’s Shaker Ensemble

    Two Meditations from the Underground – Kory Reeder, Ryan Seward and Andrew Weathers

    Kalpa – Kommun

    Pictures of the Warm South – Vanessa Rossetto

    Hidden – Richard Youngs

    Utstrakt – Heiða Karine Jóhannesdóttir Mobeck

    Insolence – Evan Parker and Jean-Marc Foussat

    Your Devotee in Rags – Anne Waldman

    Taking Place – Adia Vanheerentals

    Give Me Shelter – Jackie O Motherfucker

    Akashaplexia – Merzbow and John Wiese

    Porch Music – No Hope Orchestra

    The Fabrication of Time – Susana Santos Silva

    The Witch of November – Wolves of Deso

    El Sol de los Muertos – Concepción Huerta

    Zürahümnah – Bart De Paepe

    A City Drowned in God’s Black Tears – Infinity Knives and Brian Ennals

    The Heart of a Whale – Dana Schechter and Paul Wallfisch

    Senza Titolo – Casa Di Caccia

    Time Indefinite – William Tyler

    Trouble – Gina Birch

    Milan – Norman Westberg

    A Window, Basically – Peter Evans and Mike Pride

    Is Spring a Sculpture? – Rie Nakajima and David Toop

    Sax & Electronics 4 – Spykes

    Materia Vibrante – Susana López

    Ensamseglaren – Anna Högberg Attack

    Two Lonely Space Pilots – Hekura

    Attis – Distraxi

    Ultra – Kaevum

    Silence Will Never Die – Martina Berther and Philipp Schlotter

    Where the Butterflies Go – John Edwards and Daniel Thompson

    Moho Abyss – M. B. and P.U.M.A.

    Fumine – Katsura Yamauchi and Kohsetsu Imanishi

    The Wringing Cloth – Old Saw

    Obsidian Shards Pooled in Silver – Noise Nomads

    Heavy Möther II – Heavy Möther II

    Peel/Mondo – Marta Warelis and Ada Rave

    Live at Wall&Wall – Incapacitants and Puce Mary

    Learning – Sophie Agnel

    ahoy – Strange Girls

    Adversarial Reality – Agathisma

    Hurry (demo) / Drifter (demo) – The Coathangers

    Hell 2 – Blank Hellscape

    The Unseen Pact – Sofia Borges and Ada Rave

    Bobcat Turnaround – Willie Lane

    Souvenirs from Hell – Heejin Jang

    Dirtbox Sonatas: Kyoto and Elsewhere – Bruce Russell

    Poznań: Appropriate Density – John Butcher, Phil Durrant and Mark Wastell

    Katoptronophilia part 1 – Himulkalt

    Angel Falls – Wadada Leo Smith and Sylvie Courvoisier

    Live3 – MikaTen

    I Racconti di Aretusa – Lino Capra Vaccina and Mai Mai Mai

    The Golden Thread – Da Googie and Carla Tivey

    Sametou Sawtan – SANAM

    Tatazumai – Lucio Capece, Takako Suzuki and Masahide Tokunaga

    Zone Children – Vode

    Animistic Resonance – Leslie García

    Nekropolis Fest 2022 – Cult of Occult

    Depression Era Ultra High Frequency – Franklin’s Mint

    No Bahdu – Dietrichs

    Adyton – Akira Sakata and Giotis Damianidis

    Black’!Antique – Pink Siifu

    Rig to Rig – Rita Revell

    After the Flood – Ed Kuepper and Jim White

    Blue Veil – Lucy Railton

    Mystic Blood – Mystic Blood

    As If – Miki Yui

    The Quartet – Peter Brötzmann, Jason Adasiewicz, Steve Noble and John Edwards

    It’s A Beautiful Place – Water From Your Eyes

    Live Inside – Puppet Wipes

    everyone I love is sleeping and I love them so so much – Yara Asmar

    Out of the Unknown – Adam Bohman and Hello Spiral

    Live in Philadelphia – Marshall Allen’s Ghost Horizons

    Conduit Forcée – Christian Marclay

    abcde – euroboy

    Dark Kitchen – Tom Jackson and Daniel Thompson

    Still Forms in Air – Francesca Marongiu

    La Fille Du Soleil – Alireza Mortazavi

    Choreography of Fractures – John Edwards, Luis Vicente and Vasco Trilla

    Live at Villa Lontana – Suzanne Ciani

    Gatha – Gatha

    Chapel Defilement – Naked Whipper

    What We Do When in Silence – What We Do When in Silence

    Chênes – Roxane Métayer

    Green – Ashlee Mack

    The Weightless Sea – Spiral Wave Nomads

    Repeat Until True: Triptych – Maria Chávez, Odeya Nini and Zach Cooper

    Of Delusions – Eloine and Ypsmael

    Graft – Yeast Culture

    Dream Disintegration – The Nausea and Echthros

    Thank You, Guitar – Cyrus Pireh

    Independent Television – Arek Gulbenkoglu and Matthew Revert

    Dust of This World – Heppakirjat

    Gorgeous Nothings – Laura Cetilia

    Lyksalver – Shagor

    Tarabita Espiral – Maria Valencia, Brandon López and Matt Moran

    Destino Scifosi – France

    Alle Dør I Fremtiden – Gabestock

    Breath Vessels – Liz Allbee

    Dídac – Dídac

    Return of the Crab – Cosmic Drag

    What We Have Now – Clara Joy

    Basis of Unity – Jairus Sharif

    Hot Enough for You? – Idea Fire Company

    Catharsis till Dawn – Taär

    I’m Just Sayin’ – Joe McPhee

    Achilles Tendon Rupture – Incapacitants

    Life-Industry-Death – Linekraft

    Found Keys – Ruth Maine

    Support Surface – Pierre Gerard and Bruno Duplant

    Kneel For Truth – Abdullah Miniawy

    Iskra – Olga Anna Markowska

    Solo I / Solo IV – Jakob Ullmann

    Side Language Passage – Organza Ray and Pyrolator

    The Sound of Raspberry – Tatsuya Yoshida and Martín Escalante

    Every Video Without Your Face, Every Sound Without Your Name – Lucy Liyou

    Drueling – Turner Williams Jr. and Derek Monypeny

    Abysmal Vacuum – Abysmal Vacuum

    Cassotto – Suzan Peeters

    So Far from Dreams – Pablo Mirón and Tom Val

    Lub – SOF

    All What Did the Blade Reveal – Lijkschouwer

    Hideous Aftermath – Sanguisugabogg

    Baboon and Chest – Glands Of External Secretion

    Gaiaphilia – Yumiko Morioka and Takashi Kokubo

    Concert for Bats, Voices and Natural Sounds – Mariolina Zitta

    Were There No Wicked: Overtones for Bass Clarinet, Piano and Amplified Guitar – Bryce Franich

    Barndommens Hjem – Nyredolk

    My Hair is Everywhere – Klinck Trio

    Bending Your Sauna – Green Tea

    Changes in Air – Kara-Lis Coverdale

    Ireland – Ireland

    Solstice / Dub – Kandodo

    Fleshdeveloper – Developer and Flesh Shuddering

    Promiscuous Genes – Kilynn Lunsford

    Skantagio – Squanderers

    From the Visceral Abyss – Teitanblood

    SSI Solo 2024 – Junji Hirose

    This is Not a Holiday! – Ken Vandermark and Terrie Ex

    Rotterdam / Den Haag – Kapotte Muziek

    An air of uneasy permanence – Rhizome Weaver

    Salvage Job Volume 2 – various artists

    NEST – Amanda Feery

    Vague Fugue – Vague Fugue

    Human Hair – Human Hair

    split – Brutal Shift / Solar Yolk

    Episode VII: Revenge of Unfailing Valor – La Torture des Ténèbres

    Of No Fixed Abode – Saint Abdullah and Eomac

    I Need Speed / Urge to Kill – Brainbombs

    Habitual Syrup – Phil Maguire and Aonghus McEvoy

    The Root, The Interim – David Lacey

    RRH1 – Organs Obsolete

    Kagome Kagome – Delphine Dora and Ayami Suzuki

    Dance Music 4 Bad People – Hieroglyphic Being

    Talulah’s Tape – Good Flying Birds

    split – Boredom Knife / Temple of Filth

    From Way Down Here – Jess Kerber

    Songs Of Éliphas Lévi Zahedn – Tom Carter and Pat Murano

    Sing and Play for the Guru – David Shuford and Pat Murano

    Stimuli Arising Within – Knurl

    Just Like Any Other Day: Background Music for Your Mundane Activities – Okkyung Lee

    Signals – Okkyung Lee and Explore Ensemble

    Echolocation – Fergus Kelly

    Is This the Land I Wish Death to Find Me – Mattie Barbier

    Painted Windows – Dead Door Unit

    Wilderness – Ameel Brecht

    Crinkle – RS Tangent

    Terminal Burrowing – Compound Bunker

    head shot shy – Teresa Riemann

    Sensitive – Mitsuhisa Sakaguchi

    Ouroboros – Katelyn Clark and Mitch Renaud

    Live in Paris – USA/Mexico

    Treadwater Fury – Poppy H

    Tête de Chou – Tête de Chou

    The Suzanne Langille Songbook – various artists

    Extended Field – Horse Lords and Arnold Dreyblatt

    A Day in the Life – Robert Turman

    Two Days at Cafe OTO – Sven-Åke Johansson with Pierre Borel, Seymour Wright and Joel Grip

    Ripped and Torn – Lifeguard

    Nickelsdorf – Ernesto Rodrigues, Guilherme Rodrigues, Nuno Torres, Alexander von Schlippenbach and Willi Kellers

    Exhaust – Camila Nebbia, Kit Downes and Andrew Lisle

    More Than Anything – Georg Graewe, Brad Jones and Hamid Drake

    Thousand Leaves – Masahiko Satoh and Giotis Damianidis

    Glass Colored Lily – Yuki Fujiwara

    Old Tales Retold – Yan Jun and Taku Unami

    Ego Dissolution – Ancient Death

    Bun Journal – Crank Sturgeon

    Water – Anna Schimkat

    Tout ira mieux sans nous – Void Paradigm

    Light Sound Falling – Evan Lindorff-Ellery


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