Ci sono Paesi che rappresentano più di una meta turistica o di lavoro, che trascendono l'esperienza del momento e che assumono le sembianze di veri e propri luoghi dell'anima o presunti tali. L'India è indubitabilmente uno di questi.
Sia che ci siamo stati sia che ne abbiamo solo sentito parlare, l'India rievoca quasi sempre il viaggio interiore, il ritrovare se stessi, il distacco dalla frenesia occidentale per approdare a uno stato di equilibrio spirituale fatto di karma e pratiche yoga, complici di tale suggestione illustri sponsor, come i Beatles, che nel passato ne hanno esportato questa immagine in Occidente.
Ma è davvero così? Non proprio, o meglio non solo, stando a quanto ci dice Matteo Miavaldi nel suo “Un'altra idea dell’India”, pubblicato nel febbraio 2025 per add editore.
Ispirandosi idealmente al viaggio compiuto nel 1961 da Alberto Moravia, che ne scrisse nel suo libro “Un'idea dell'india", Miavaldi costruisce un’inchiesta contemporanea sul campo fatta di incontri, testimonianze, osservazioni dirette e analisi storica.
L'autore, scrittore e giornalista, in India ci è vissuto sette anni, ne conosce storia e società, ha potuto sperimentare il paese dei sogni e quello reale.
Partiamo da un dato di realtà: l'India si avvia ad essere il Paese più popoloso al mondo, comprende comunità che parlano migliaia tra lingue e dialetti diversi tra loro e che cercano faticosamente di convivere nonostante le differenze di usi, costumi e religione.
L'India è sì anche il Paese dei guru e della meditazione, ma è soprattutto un Paese la cui complessità passa attraverso tensioni mai sopite e una storia politica che nel corso del tempo, soprattutto in epoca postcoloniale, ha visto stagioni violente che ad oggi non sono ancora risolte.
Quello che leggiamo è il paese di Gandhi prima e di Narendra Modi oggi. Leggiamo un paese segnato, senza alcun romanticismo, da grandi contrasti caratterizzati da sacche di povertà, dal sistema delle caste, da una cultura ricchissima e da una vivace generazione di intellettuali progressisti che scende in piazza per far sentire la propria voce. Il quadro che ci viene offerto non annulla il lato spirituale con cui noi solitamente identifichiamo il Paese, al contrario lo arricchisce.
Il cuore del libro è soprattutto l’India contemporanea governata dal già citato primo ministro Narendra Modi, descritta come una potenza economica e politica di primissimo piano.
L’autore racconta come il nazionalismo hindu promosso dal governo e dall’ideologia dell’Hindutva stia ridefinendo l’identità del Paese, mettendo in discussione quel pluralismo religioso, linguistico e culturale che aveva caratterizzato l’India postcoloniale. Attraverso episodi concreti e storie individuali, il libro mostra il funzionamento della propaganda politica, il peso dei media, la marginalizzazione delle minoranze musulmane e sikh e il conflitto tra modernizzazione economica e il rischio della deriva autoritaria.
Il racconto di Miavaldi, forte di una prosa estremamente scorrevole e coinvolgente, scardina quindi tutte le nostre certezze e gli stereotipi misticheggianti per restituire, non metaforicamente, un'altra idea dell’India, un'idea con i piedi ben piantati per terra.
Questo riallineamento tra quello che vorremmo che fosse la nostra India (se ne abbiamo una) e quello che realmente è salda il piano ideale a quello fattuale. In questo modo potremo amarla ancora di più perché semplicemente non ne rimarremo delusi, la ameremo così com'è, in tutti i suoi straordinari aspetti.



