Tra le forme di espressione artistica che negli ultimi anni si sta sviluppando maggiormente troviamo il cosplay. L’interpretazione di un personaggio passa attraverso il costume e la recitazione (play) ed è il centro di eventi sempre più frequentati, quali il Lucca Comics & Games e il Milano Comics and Games. Per affrontare questo tema, Politèia ha deciso di interpellare un’esperta: la cosplayer Maki Eraclea.

1. Come descriveresti l’attività di cosplayer a chi non sa che cosa sia?
Essere cosplayer oggi ha assunto sfumature nuove e diverse. Può significare vestire i panni del proprio personaggio preferito per divertirsi in fiera, ma anche collaborare con brand dell'intrattenimento e di fatto lavorare a dei veri e propri lanci promozionali.
Insomma, con la popolarizzazione della cultura nerd anche il cosplay si è evoluto, trasformandosi anche in un'attività professionale.
2. Quali sono i fattori che influenzano la scelta del personaggio da interpretare?
In questo caso l’approccio è puramente soggettivo. Personalmente, valuto diversi fattori: il primo è senz'altro l'affinità con il personaggio, sia per carattere che per estetica. Questo è un requisito imprescindibile se decido di realizzare l'abito da zero, perchè significa restare immersa in quel design per un mese o più. Senza passione, il processo sarebbe solo frustrante e di certo perderei la motivazione.
Il discorso cambia per gli ingaggi professionali: in quel caso accetto il personaggio assegnato o, se ho margine di scelta, decido in base all'impatto estetico.
3. Com’è cambiato negli ultimi anni il mondo del cosplay in Italia in termini di percezione sociale tra le diverse generazioni? Ci sono differenze geografiche?
Il cosplay è cambiato profondamente nell’ultimo decennio, diventando ormai parte integrante della cultura pop. Il termine è familiare anche a chi non segue il settore, merito di celebrità distanti dai classici stereotipi nerd che hanno contribuito a sdoganarlo (mi vengono in mente Megan Thee Stallion per il cosplay o Henry Cavill con la sua passione per Warhammer!). Questo, in aggiunta alla popolarità crescente di TikTok, ha diviso il focus di molti cosplayer tra la scena fisica e quella digitale, diversificando radicalmente il modo di vivere questa passione.
Esistono differenze abissali tra l'Italia e l'estero, soprattutto se consideriamo il lato lavorativo. Non credo sia possibile fare una disamina esaustiva in poche righe, ma per provare a citarne alcune: negli Stati Uniti c’è una maggiore possibilità imprenditoriale (Yaya Han ha una linea di tessuti distribuita in negozi fisici e una macchina da cucire che porta il suo nome) mentre in Asia il cosplay può diventare una porta d'accesso all'intrattenimento di massa (partecipando a programmi televisivi o recitando in short dramas).
4. Prima con Patreon e dopo con OnlyFans, molte cosplayer decidono di proporre contenuti a pagamento, sia standard sia per adulti. Su Politèia siamo sempre per la libera espressione in qualunque ambito; tuttavia, ciò solleva una questione di tipo etico-giuridico: l’utilizzo di personaggi inventati da altri senza detenere i diritti d’autore. Qual è la tua opinione in merito?
Il copyright nell'era digitale è un tema certamente attuale, ma non essendo un'esperta di diritto, mi limito ad osservare. Ricordo che anni fa il Giappone ha provato a regolamentare questa tematica, ma senza arrivare ad un punto definitivo.
Patreon o OnlyFans sono solo l'ultima frontiera di un dibattito che esiste da molto prima. Alla fine, la libera espressione trova sempre nuove strade, l'importante è che ognuno sia consapevole del quadro normativo in cui si muove.

5. Come funziona il passaggio dal modello bidimensionale (il disegno anime/manga) alla tridimensionalità del costume? In altre parole, quali sono gli strumenti del mestiere? Qual è il rapporto tra un abito ‘preconfezionato’ e uno sartoriale, tra accessibilità per il pubblico generalista e investimento per chi lo fa di lavoro?
La trasposizione di un design è una sfida che richiede molto problem solving! Bisogna adattare modelli che spesso hanno proporzioni poco realistiche o strutture che sfidano la gravità. Per questo, la sartoria tradizionale si fonde con il propmaking[1] in soluzioni ibride: piccoli trucchi, come ad esempio rinforzare i tessuti con foam[2] o fil di ferro, servono a dare sostegno e a creare l’illusione che certe parti stiano fluttuando.
Negli anni l’industria dei cosplay ready made[3] si è sviluppata esponenzialmente in alcune regioni della Cina, rendendole veri e propri poli specializzati, migliorando la qualità degli abiti mantenendo prezzi competitivi.
Parallelamente, anche in Italia esiste una rete fittissima di artigiane e artigiani professionisti. Naturalmente, i costi sono diversi trattandosi di pezzi unici su misura: la scelta dipende esclusivamente da quanto si desidera investire su un personaggio e da come lo si voglia rappresentare, sia per passione che per lavoro.
6. Le nuove tecnologie, come le stampanti 3D, in che modo possono aggiungere valore all’opera?
La stampa 3d rappresenta il salto di qualità più impattante degli ultimi anni a mio parere, perché ha abbattuto molti limiti tecnici. Questa tecnologia permette di replicare dettagli e simmetrie quasi impossibili da ottenere a mano, garantendo una pulizia visiva impeccabile.
Dall’altro lato ha anche significato la necessità di acquisire nuove competenze, come la modellazione digitale.
7. In che modo la necessità di produrre contenuti costanti per gli algoritmi dei social media influenza la qualità artigianale dei tuoi lavori? Esiste il rischio che la velocità della comunicazione digitale penalizzi la qualità?
Sicuramente negli anni ho imparato ad accettare il compromesso e a mettere da parte il perfezionismo, che si concilia davvero male con gli algoritmi e con le scadenze in generale… Però è importante sottolineare che il cosplay non deve essere per forza legato alle dinamiche social, è proprio partendo da questa consapevolezza che negli anni ho ridimensionato il mio approccio.
Al momento mi trovo in una specie di paradosso: da un lato voglio godermi il processo creativo senza pressioni, dall’altro ho la necessità di mantenere attiva la mia presenza online. Non ho ancora trovato la soluzione definitiva... Accetto suggerimenti! :)

Il cosplay riflette le trasformazioni strutturali della società contemporanea, segnata dalla globalizzazione culturale e dall’economia dell’intrattenimento. Attraverso il racconto di Maki Eraclea emerge come la scelta dei personaggi oscilli tra affinità elettiva e necessità promozionali, supportata da un’evoluzione tecnica che integra sartoria tradizionale, prop making e stampa 3D. Il dialogo evidenzia, inoltre, il divario tra il mercato italiano e le realtà imprenditoriali estere, ponendo l’accento sulle sfide poste dalla pressione degli algoritmi dei social media sulla qualità artigianale.
In ultima analisi, l’esperienza di Maki Eraclea conferma che il cosplay è oggi uno strumento complesso di espressione identitaria e comunicazione digitale, capace di mediare tra la dimensione creativa del singolo e le dinamiche economiche globali.
[Ringraziamo Maki Eraclea per la disponibilità a farsi intervistare e gli autori degli scatti (Instagram: dizzymonogatari e xaraphoto) per averci concesso di utilizzare le loro opere.].


