In copertina: Il giudice Giovanni Falcone, rielaborazione, Wikimedia Commons
I comunicati
23 maggio 2026 | di La redazione

Il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29 nei pressi di Capaci, persero la vita in un attentato per mano di Cosa Nostra il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch’essa magistrato, e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Falcone era il magistrato che più di ogni altro aveva colpito l’organizzazione criminale avendo condotto le indagini che avevano portato al maxiprocesso di Palermo: 475 imputati per 346 condanne. La mafia rispose con la violenza.

“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”
– Giovanni Falcone


Il ricordo della strage di Capaci significa non dimenticare mai cosa Cosa Nostra voleva eliminare: un metodo di lavoro e una cultura della legalità. La mafia prospera nell’indifferenza e nell’ignoranza. Conoscerne la storia, i meccanismi e le conseguenze è già un atto di resistenza.

Nel ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e di tutte le vittime di mafia.

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