Il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29 nei pressi di Capaci, persero la vita in un attentato per mano di Cosa Nostra il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch’essa magistrato, e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Falcone era il magistrato che più di ogni altro aveva colpito l’organizzazione criminale avendo condotto le indagini che avevano portato al maxiprocesso di Palermo: 475 imputati per 346 condanne. La mafia rispose con la violenza.
“La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.”
– Giovanni Falcone
Il ricordo della strage di Capaci significa non dimenticare mai cosa Cosa Nostra voleva eliminare: un metodo di lavoro e una cultura della legalità. La mafia prospera nell’indifferenza e nell’ignoranza. Conoscerne la storia, i meccanismi e le conseguenze è già un atto di resistenza.
Nel ricordo di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani e di tutte le vittime di mafia.


