Come sopravvivere a una storia già scritta

Come sopravvivere in un universo di fantascienza è meno fantascienza di quanto sembri: è un romanzo sul modo in cui restiamo intrappolati nelle nostre stesse storie

Lo Scaffale
29 maggio 2026 | di Valentina Barbiero

“Gran parte della gente che conosco vive la vita muovendosi sempre in avanti, guardandosi indietro tutto il tempo.” (pag.38)

Passeggiando tra gli scaffali della libreria sotto casa, mi sono imbattuta in questo romanzo. Non so dire se sia stata la copertina, un robot che osserva le stelle, o questa frase letta, sfogliando il libro distrattamente, a convincermi a portarlo con me. Come sopravvivere in un universo di fantascienza, pubblicato da La nave di Teseo, è un libro diverso da come appare.

Charles Yu, scrittore e sceneggiatore americano, di origini taiwanesi,  noto per mescolare strutture narrative sperimentali e temi profondamente intimi, sceglie qui un dispositivo narrativo apparentemente bizzarro: un protagonista che porta il suo stesso nome, tecnico specializzato nella riparazione di macchine del tempo nell'Universo 31. Charles preferisce vivere all'interno della sua stessa macchina, la TM31, accompagnato dal cane Ed e da TAMMY, un sistema di intelligenza artificiale con cui intrattiene un dialogo costante, a tratti sorprendentemente umano. È una scelta formale precisa: la sovrapposizione tra autore e personaggio è già, di per sé, una dichiarazione sul rapporto tra chi racconta e ciò che racconta.

Il suo lavoro è quello di intervenire su viaggiatori bloccati nel tempo, clienti incapaci di accettare che ciò che è accaduto appartenga al passato. Tornano indietro per correggere, per sistemare, per dire ciò che non hanno detto. Ma ogni intervento porta sempre alla stessa conclusione, che suona come una doppia sentenza: il passato è immutabile, qualunque sforzo si faccia.

C'è, in questi incontri, qualcosa di quasi ironico: persone che attraversano il tempo per ritrovarsi sempre nello stesso punto. Ma l'ironia lascia piuttosto una traccia di inquietudine e solitudine e poi il problema smette di essere tecnico e diventa personale.

Charles si ritrova intrappolato in un loop temporale: una sequenza che si ripete identica, senza avanzamento. Il tempo si avvita su sé stesso. Ed è proprio dentro questo circuito chiuso che avviene uno degli incontri più strani del romanzo: quello con un libro. Un manuale che dovrebbe orientare tra paradossi temporali e realtà alternative, ma si rivela presto qualcosa di diverso, un testo personale, quasi confessionale. Un tentativo di spiegare ciò che si sta vivendo. Qualcosa che il protagonista riconosce come più vicino di quanto dovrebbe.

Il cortocircuito è evidente: autore e personaggio si sovrappongono, così come il problema e il tentativo di soluzione. Il manuale lascia in scena una consapevolezza già raggiunta eppure insufficiente a cambiare, come se la comprensione fosse una condizione necessaria, ma da sola non bastasse.

A questo punto il romanzo cambia prospettiva e la fantascienza resta sullo sfondo. L'Universo 31, le linee temporali, i protocolli: tutto contribuisce a costruire una struttura ordinata che contrasta con il disordine interiore del protagonista, perché il loop è una forma di esistenza, oltre che un'anomalia temporale. Ed è qui che emergono anche le relazioni più profonde, a partire da quella con il padre, quelle che il tempo lascia irrisolte.

L'idea di fondo è prevedibile: tutti ripetiamo schemi, torniamo sugli stessi ricordi, restiamo bloccati in dinamiche già viste. Ciò che conta è la precisione con cui Yu la traduce in forma narrativa. Costruisce un sistema fatto di manuali, definizioni e procedure, come se anche il dolore potesse essere catalogato e reso comprensibile attraverso istruzioni. Eppure il sistema cede. 

Il viaggio nel tempo si rivela allora per ciò che è davvero: un tentativo di comprendere il passato e di rileggerlo. Di trovare, dentro quella storia già scritta, qualcosa che prima era rimasto nell'ombra, come una frase detta di troppo, uno sguardo non ricambiato, un riconoscimento mai arrivato. Il loop diventa così un ritorno continuo a relazioni incompiute, a ciò che resta in sospeso anche quando il tempo sembra offrire infinite possibilità.

Come sopravvivere in un universo di fantascienza si muove tra registri diversi: aneddoti ironici, quasi paradossali; momenti introspettivi in cui il tono si fa più intimo e il racconto stesso sembra rallentare; definizioni che sembrano uscire da un manuale tecnico, come la teoria fondativa della cronodiegetica, che provano a dare ordine a ciò che ordine non ha. Nessuno di questi registri basta da solo, ma insieme riescono ad avvicinarsi a qualcosa di vero sul modo in cui raccontiamo la nostra storia.

Resta, quindi, una domanda per chi legge il romanzo: se il passato è immutabile, quanto di ciò che viviamo dipende da quello che è accaduto, e quanto dal modo in cui continuiamo a raccontarlo? Leggere “Come sopravvivere in un universo di fantascienza” non risolve questo loop, ma costringe a riconoscerlo. E, come sa chiunque abbia mai riletto la stessa storia aspettandosi un finale diverso, è già qualcosa.

Come sopravvivere in un universo di fantascienza
di Charles Yu

Novembre 2025
Editore: La nave di Teseo

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