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Estero
30 ottobre 2025 | di Valentina Barbiero

Il fentanyl, finora tema di politica sanitaria interna agli Stati Uniti, entra ora nel campo della diplomazia commerciale globale.

Donald Trump e Xi Jinping stanno valutando una riduzione dei dazi sui beni cinesi in cambio di un impegno più forte di Pechino nel controllo dei precursori chimici dell’oppioide. Un accordo che segnerebbe un profondo cambiamento nei rapporti economici tra le due potenze.

Che cos’è il fentanyl?

Il fentanyl è un oppioide sintetico sviluppato negli anni ’60 come potente analgesico, usato in ambito medico per trattare dolori acuti o cronici, soprattutto nei pazienti oncologici, motivo per il quale l’OMS lo ha inserito nella lista dei farmaci essenziali. È 50 volte più potente dell’eroina e 100 volte più potente della morfina: una dose minima può alleviare il dolore, ma un piccolo eccesso può essere letale.

Comparazione dose letale per eroina, carfentanil e fentanyl - United States Drug Enforcement Administration - Public Domain, Wikimedia Commons

Come tutti gli oppioidi, agisce sui recettori degli oppiacei sia a livello cerebrale sia a livello periferico. Purtroppo la sua azione si concretizza prima nei neuroni che regolano il respiro. Ne consegue che l’asfissia è il primo effetto collaterale a manifestarsi e il paziente può morire per overdose attraverso un’insufficienza respiratoria da soffocamento. La dipendenza da fentanyl si sviluppa in pochi giorni e in caso di astinenza può provocare sudorazioni, ansia, diarrea, forti dolori addominali. Anche se non si arriva all’overdose, l’abuso di questa sostanza determina una riduzione dello stato di coscienza e della vigilanza tanto da definire i consumatori degli “zombie”.

Fentanyl, la “droga degli zombie”: le ragioni dell’emergenza negli Usa - In mezz’ora 29/09/2024, min 2:48

Negli Stati Uniti, il fentanyl è diventato l’epicentro di una crisi sanitaria nazionale: dal 2015 si è diffuso anche in forma illegale, prodotto in laboratori clandestini (spesso in Messico) con precursori chimici provenienti dalla Cina.
Viene spesso mescolato ad altre droghe, come eroina, cocaina o pillole contraffatte, rendendole così più potenti e molto più pericolose. Oggi è responsabile di oltre due terzi delle morti per overdose negli Stati Uniti. Per questo, la sua produzione e distribuzione sono diventate non solo un tema sanitario, ma anche una questione di sicurezza nazionale e diplomatica.

Che cosa sono i precursori chimici?

I precursori chimici sono sostanze di partenza usate per produrre altre sostanze più complesse. Nel caso del fentanyl, si tratta di composti legali, spesso impiegati anche nell’industria farmaceutica o chimica di base, ma che possono essere convertiti illegalmente in droghe sintetiche ad altissima potenza.

Un esempio semplice: come farina e zucchero servono per fare una torta, i precursori servono per “costruire” il fentanyl. Non sono droghe in sé, ma senza di loro la sostanza finale non potrebbe essere prodotta. Ed è proprio intorno a queste sostanze che si gioca la negoziazione tra Cina e Stati Uniti.
Dal 2010 in poi, gli Stati Uniti hanno identificato la Cina come principale fonte, diretta o indiretta, dei precursori chimici necessari alla produzione del fentanyl.

“Since China’s government scheduled fentanyl, the amount of finished fentanyl shipped directly from China to the United States has declined, while the amount shipped from Mexico has increased: the U.S. Drug Enforcement Administration (DEA) assesses Chinese traffickers have shifted from primarily manufacturing finished fentanyl to primarily exporting precursors to Mexican cartels, who manufacture illicit fentanyl and deliver the final product.” - pag.1, Illicit Fentanyl from China: An Evolving Global Operation

Nel 2019, Pechino ha vietato formalmente tutti gli analoghi del fentanyl, ma un rapporto della U.S.–China Economic and Security Review Commission, l’organo del Congresso che monitora i rapporti economici e strategici tra Washington e Pechino, evidenzia che ciò ha solo spostato il traffico di queste sostanze: i precursori continuano a partire dalla Cina per arrivare in Messico, da dove il prodotto poi arriva finito negli Stati Uniti.

Le difficoltà principali risiedono nel controllo delle piccole aziende chimiche e nel commercio online. Filiera difficile da monitorare e per tale motivo gli Stati Uniti accusano la Cina di non vigilare e di non applicare le leggi e i controlli in maniera efficace. La Cina, invece, ribadisce che è un problema di domanda interna statunitense e di problemi relativi alla gestione farmaceutica interna al Paese.

I dazi come leva di pressione

I dazi doganali sono sempre stati strumenti economici, utilizzati per proteggere industrie nazionali o correggere squilibri commerciali. Ma ora gli Stati Uniti sembrano usarli come strumento di politica sanitaria e di sicurezza.

Secondo il Wall Street Journal, l’amministrazione Trump starebbe valutando una riduzione dei dazi dal 20% al 10% su alcuni beni cinesi collegati alla filiera chimica, in cambio di un impegno vincolante da parte di Pechino nel controllo dei precursori.
L’obiettivo è duplice: arginare l’epidemia di fentanyl e riaprire un canale di cooperazione economica dopo anni di tensioni commerciali. Questo approccio ibrido segna però un precedente: la salute pubblica diventa moneta diplomatica.

Dietro la questione sanitaria si muove anche quella agricola. Secondo il Wall Street Journal, la Cina avrebbe chiesto una riduzione dei dazi sul fentanyl come condizione per riavviare gli acquisti di soia americana, prodotto simbolico e importante per gli Stati Uniti perché legato all’economia delle zone rurali del Paese.

Nel possibile accordo, la Cina si impegnerebbe ad acquistare nuove forniture di soia americana, un gesto che intreccia economia e politica.

Sul mercato agricolo, segnerebbe la riapertura di un canale vitale per l’export USA; sul piano interno, offrirebbe a Trump un dividendo politico nelle regioni rurali, dove la soia è da anni molto più di una coltura: è un simbolo di fiducia verso Washington.

La Cina potrebbe accettare?

Per la Cina, l’accordo potrebbe rappresentare un’occasione per alleggerire la pressione economica e diplomatica. Una riduzione dei dazi permetterebbe di recuperare competitività sul mercato statunitense. Allo stesso tempo, un impegno sul controllo dei precursori darebbe a Pechino la possibilità di poter migliorare la propria immagine a livello internazionale: da fornitore sospetto di sostanze illegali a partner responsabile nella lotta contro l’epidemia di fentanyl. In pratica, finalmente si potrebbe riaprire un canale di dialogo, a lungo rimasto congelato, con gli Stati Uniti.

Questa decisione però non è priva di rischi. Accettare condizioni vincolanti significherebbe rafforzare i controlli su un’industria chimica molto vasta e frammentata, con costi interni non trascurabili. Ogni passo falso potrebbe esporre la Cina ad ulteriori controlli, sanzioni, accuse di inadempienza.

In realtà, Pechino teme che tutto questo possa creare un precedente: l’idea che ogni concessione si possa trasformare in terreno di scambio politico e che la cooperazione sia basata su obiettivi dettati da Washington.

Implicazioni globali ed Europa

Quello che a prima vista può sembrare una trattativa settoriale ha, in realtà, implicazioni più ampie. Sul piano economico, una riduzione dei dazi renderebbe più competitiva la produzione cinese e potrebbe ridisegnare gli equilibri delle catene di approvvigionamento mondiali. 
Anche se l’Europa non è direttamente coinvolta nella trattativa, non può permettersi di restare a guardare. Un accordo che intreccia salute pubblica, commercio e diplomazia ridisegna le regole del gioco e potrebbe avere ripercussioni anche al di qua dell’Atlantico. Sul piano politico questo modello di negoziazione potrebbe diventare un precedente da imitare adattabile anche ad altri temi sensibili come tecnologia o transizione ecologica. Sul piano economico, un allentamento dei dazi USA-Cina rischia di ridurre la domanda americana di forniture alternative provenienti dall’Europa, con effetti diretti sulle esportazioni e sulla competitività delle imprese europee. In senso più ampio, l’intera vicenda mostra come la politica internazionale tenda sempre più a dissolvere i confini tra crisi sanitaria, sicurezza e commercio: ambiti che un tempo erano separati, ma che oggi si sovrappongono e si condizionano a vicenda.

In sintesi, l’accordo che si profila tra Trump e Xi non è solo una misura tattica: è un segnale di come le emergenze globali possano ridefinire la diplomazia. Ridurre i dazi in cambio di cooperazione è una mossa che intreccia interessi e vulnerabilità. Il fentanyl, simbolo di una crisi sanitaria, diventa anche una leva di potere. Rimane però una domanda aperta: dove finisce la politica commerciale e dove comincia la politica del potere?

Che questo possa essere, al di là delle conseguenze economiche e politiche, un modo per cercare di collaborare e di porre un punto di arresto alla piaga del fentanyl?

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