Le tensioni economiche tra Stati Uniti e Cina tornano a salire.
Il governo cinese ha avvertito che risponderà con “azioni proporzionate” se Donald Trump porterà avanti la minaccia di imporre dazi del 100% su un’ampia gamma di prodotti cinesi.
“Se gli Stati Uniti persistono nell’agire unilateralmente, la Cina adotterà risolutamente misure adeguate per salvaguardare i propri legittimi diritti e interessi. La nostra posizione su una guerra tariffaria rimane coerente: non la vogliamo, ma non ne abbiamo paura.”
— Portavoce del Ministero del Commercio cinese, CNN
Parallelamente, Pechino ha difeso le nuove restrizioni sull’export di terre rare, definite “una misura legittima secondo il diritto internazionale”. Le misure, introdotte il 9 ottobre, estendono i controlli non solo ai materiali grezzi ma anche alla proprietà intellettuale e alle tecnologie legate all’estrazione, alla raffinazione e alla produzione di magneti.
“Queste misure non costituiscono un divieto di esportazione. Le domande che rispettano i requisiti saranno approvate. L’impatto sulle catene di fornitura sarà molto limitato”, ha dichiarato un portavoce del ministero, CNBC.
Le nuove norme impongono alle aziende straniere di ottenere una licenza per esportare prodotti che contengano più dello 0,1% di terre rare di origine cinese, o che siano stati realizzati usando tecnologia di raffinazione o riciclo sviluppata in Cina. Le richieste relative a materiali destinati a usi militari saranno respinte.
Pechino giustifica la misura come parte di un piano per “rafforzare il sistema di controllo delle esportazioni e salvaguardare la stabilità regionale”. Ma la tempistica è chiaramente politica: le restrizioni arrivano poche settimane prima del possibile incontro tra Donald Trump e Xi Jinping ai margini del forum APEC in Corea del Sud.
Nuove tariffe marittime: Pechino risponde colpo su colpo
Ore dopo aver annunciato le nuove restrizioni sulle terre rare, la Cina ha comunicato che dal 14 ottobre inizierà a imporre una tassa di attracco alle navi statunitensi nei propri porti, in risposta simmetrica a una misura analoga introdotta da Washington.
Il Ministero del Commercio cinese ha definito la decisione “una necessaria azione difensiva passiva”, accusando gli Stati Uniti di “minare seriamente l’atmosfera dei colloqui economici e commerciali”.
Il contrasto tocca anche la filiera navale: secondo il Center for Strategic and International Studies, gli Stati Uniti rappresentano appena lo 0,1% della produzione mondiale di navi, contro il 53,3% della Cina — un dato che evidenzia l’asimmetria di potere industriale tra le due potenze.
Diplomazia sospesa
Negli ultimi mesi, Washington e Pechino avevano mostrato segnali di riavvicinamento. I colloqui commerciali ripresi a Ginevra a maggio — i primi dalla guerra tariffaria lanciata da Trump — avevano portato a un “quadro di lavoro” discusso a Londra e poi a un terzo round a luglio, con progressi tangibili.
A settembre, durante gli incontri a Madrid, le due delegazioni avevano raggiunto un “consenso di base” sulla cessione di TikTok, in vista della scadenza per la vendita o chiusura della piattaforma negli Stati Uniti.
Il 19 settembre, Trump e Xi si erano sentiti telefonicamente, annunciando l’intenzione di incontrarsi di persona a fine ottobre durante il forum APEC di Gyeongju, in Corea del Sud.
Ma l’inasprimento delle misure cinesi ha spinto Trump a minacciare, in un post sui social, di cancellare l’incontro.
Un equilibrio sempre più fragile
L’inasprimento delle politiche commerciali e tecnologiche mostra che la guerra economica tra Stati Uniti e Cina non è mai finita.
Oggi, oltre ai dazi, entrano in gioco risorse strategiche, controlli tecnologici, logistica marittima e diplomazia pubblica.
Da un lato, Trump usa la leva dei dazi per consolidare la sua agenda “America First” e rafforzare la posizione interna in vista delle elezioni.
Dall’altro, Pechino punta a difendere la propria leadership industriale e a mandare un messaggio: la Cina non accetta di essere condizionata dalle regole di Washington.
La guerra commerciale del 2018 è stata solo il primo capitolo. Oggi, lo scontro tra Washington e Pechino è al centro della nuova dinamica economica globale.