"Giuro...di mettere le mie conoscenze a disposizione del progresso della medicina, fondato sul rigore etico e scientifico della ricerca, i cui fini sono la tutela della salute e della vita"
Il cancro mi fa paura, da sempre. Sono letteralmente terrorizzata al pensiero che mi venga diagnosticata una qualche forma di tumore maligno e vivo con angoscia il momento in cui mi sottopongo agli screening periodici che il sistema sanitario nazionale consiglia di fare. Non credo di essere l’unica ovviamente, non credo nemmeno che sia capitato solo a me di dover affrontare il percorso di accompagnamento dei propri cari attraverso questa (o forse sarebbe meglio dire queste) patologie.
Proprio per questo quando un po’ di tempo fa, scorrendo la mia timeline di X, ho incrociato il profilo di Maurizio Scaltriti, uno dei pionieri della medicina traslazionale (poi scoprirete di che cosa si tratta), il suo “Non se, ma quando”, libro che parla delle prospettive di cura delle neoplasie maligne attraverso la sua esperienza come ricercatore, mi ha incuriosita. A dire il vero per un momento sono rimasta in dubbio se leggerlo o meno (non sono un medico, mi dicevo, riuscirò a venirne a capo?). Alla fine ho deciso di acquistarlo, perché credo che la paura, quella irrazionale, sia figlia innanzitutto della mancanza di conoscenza. E ho fatto bene.
Il libro è stato pubblicato da Piemme il 4 febbraio 2025, in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro dell'anno scorso. Non sapevo onestamente che cosa aspettarmi, ma era da un po’ di tempo che notavo come amici e conoscenti stessero affrontando le cure per tumori che un tempo sarebbero corrisposti a una sentenza di morte con relativa serenità. Mi sono detta “vuoi vedere che qualcosa è cambiato?”. Leggendo il libro di Scaltriti ho potuto dire a me stessa che sì, è così, ho capito che avevo qualche vaga idea di alcuni processi e che non sapevo niente di altri. Ho potuto confermare l’importanza della prevenzione, di cui si parla tanto ma sempre troppo poco e che rimane uno strumento fondamentale per poter accedere il prima possibile alle cure più efficaci, ho avuto conferma di quanto sia fondamentale affidarsi alle parole degli specialisti senza lasciarsi sedurre da chi la scienza medica oggi tenta di sminuirla.
Ho scoperto moltissime cose: ora so come si sviluppano alcuni tipi di tumori (quello alla mammella, quello ai polmoni, ma non solo), so in che modo possono essere attaccati e a volte sconfitti, e so che la ricerca negli ultimi dieci anni ha fatto passi da gigante, tanto da rendere curabili alcuni tipi di tumore con terapie sempre più precise e mirate. Non lavorando in campo medico non avevo una reale idea di come funzionassero i clinical trials, che permettono a una terapia di essere pensata, testata e approvata. Adesso un’idea ce l’ho, so perché ci vuole tanto tempo per arrivare all’approvazione delle cure, so che questo è un bene per tutti noi, so che i pazienti inseriti nei programmi sperimentali non sono cavie all’ultima spiaggia (anzi!). Ho scoperto con onesta meraviglia che molte più persone di quello che si può immaginare convivono oggi con un tumore conducendo una vita di buona qualità.
So che dietro a ciascun paziente, ciascuna cura, ciascuna scoperta, c’è l’incessante ed enorme lavoro di un numero incredibile di specialisti.
Una scoperta affascinante è stata poi quella della medicina traslazionale, quella “branca della ricerca che si occupa di tradurre i risultati di laboratorio in risultati clinici, che permette di trasformare le ipotesi di laboratorio in realtà”. Tutto questo e molto altro nel complesso rapporto tra medici, pazienti, biologi, tecnici di laboratorio.
Quello che mi ha stupito è che, nonostante la lettura non sia sempre agevole (parte della terminologia non è di immediata ricezione), alla fine di ogni capitolo si ha sempre un quadro preciso della situazione. Il libro, se vorrete leggerlo (e io ve lo consiglio caldamente perché è molto più di quello che ho condiviso in queste poche righe), non offre facili promesse, ma la consapevolezza di dove siamo e dove stiamo andando nella cura del cancro nelle sue varie declinazioni, offre una speranza e un realistico ottimismo sul nostro futuro, sulla possibilità di essere curati sempre di più e sempre meglio. Perché questo è quello che è successo e che sta succedendo.
Non ho più paura del cancro, quindi? Certo che ne ho, l’avrò sempre, ma ora so come funziona, cosa aspettarmi, quanto c’è ancora da fare e da scoprire (lo troverete nel libro), quanto si è fatto e scoperto.
Oggi ricorre la Giornata Mondiale contro il Cancro 2026. Solo in Italia ogni anno si stimano quasi 400.000 nuove diagnosi.
Statisticamente potrebbe benissimo succedere che anche a me venga diagnosticato un cancro, ma ora mi dico “se dovesse capitarmi, so che non è per niente detta l’ultima parola”.
Non se, ma quando
Cancro: le cure di oggi, le cure di domani
di Maurizio Scaltriti
Editore: Piemme
Anno di pubblicazione: 2025