Lo stato di salute dell’agricoltura
La produzione di cibo rappresenta il secondo settore più inquinante dopo la produzione di energia.
Secondo la FAO nel 2019 il sistema agroalimentare ha raggiunto la produzione di 16,5 miliardi di tonnellate di CO2eq (unità di misura che permette di confrontare l'impatto sul clima di diversi gas serra, esprimendoli tutti in termini di anidride carbonica) all'anno, pari al 31% delle emissioni antropogeniche totali.
In particolare 7,2 miliardi di tonnellate di CO2eq vengono prodotti dai processi agricoli veri e propri, coltivazione e allevamento.
Sempre dallo stesso studio possiamo estrapolare i dati per valutare quali stati abbiano emesso di più:
| Continente | Popol. mld | GDP | GHG |
|---|---|---|---|
| Africa | 1,2 | 1,860 | 2 |
| Asia | 4,5 | 7,850 | 1 |
| Europa | 0,75 | 35,623 | 4 |
| Nord America | 0,58 | 49,430 | 5 |
| Sud America | 0,42 | 6,720 | 3 |
| Oceania | 0,042 | 22,647 | 6 |
Secondo questi dati potremmo pensare che l'Europa performi bene dal punto di vista delle emissioni generate dal sistema agroalimentare; tuttavia la realtà è più complessa. Andando infatti ad esaminare le importazioni di prodotti alimentari possiamo notare come la maggior parte vengano proprio da quei paesi che invece risultano più inquinanti.
Analizzando i dati (figura sopra) possiamo notare come negli ultimi anni l’Europa abbia assistito sì a un fenomeno di rimboschimento, a discapito tuttavia di altri Paesi che, per produrre sufficiente merce da poter esportare in Europa, hanno invece deforestato.
Andando ad analizzare uno studio di Nature su una proiezione di un mondo 100% ad agricoltura biologica entro il 2050 possiamo notare i seguenti risultati:
- Uso di suolo +16-33% (abbiamo detto che l’utilizzo del suolo è una delle 3 cause di emissioni di gas serra)
- Deforestazione +8-15%
- Emissioni di Gas serra +8-12%
- Uso di Acqua +60%
In un altro studio sempre di Nature in una proiezione sempre 100% biologico, ma questa volta solo sul suolo inglese, si è posto in evidenza come l’uso di suolo aumenti ed aumenti anche la quantità di cibo importato dall’estero.
Che cosa sono gli OGM: Come si fanno, Pregi e Difetti
Dato per assodato quindi che l’agricoltura biologica non può continuare ad usare fertilizzanti di origine “naturale”, rimane un secondo problema: l’uso di erbicidi e pesticidi chimici. Ed è qui che ci vengono in soccorso gli OGM. Uno studio infatti ha dimostrato come ci sia una correlazione positiva tra utilizzo di OGM resistenti agli erbicidi e sequestro di carbonio nel suolo.
Ma gli OGM sono sicuri?
Le valutazioni in termini di sicurezza seguono procedure severe, definite dal Codex Alimentarius e dal Protocollo di Cartagena, che prevedono analisi della stabilità genetica, possibili effetti allergenici o tossici, valore nutrizionale e impatto su organismi non bersaglio e ambiente.
In 3 decenni di controlli (dal 1995) non è MAI stato dimostrato che un OGM approvato possa causare danni alla salute o all’ambiente.
Come si Modifica Geneticamente una pianta?
Per capire meglio di cosa parliamo quando eliminiamo i pregiudizi, è utile guardare alla pratica. Modificare geneticamente una pianta significa, in estrema sintesi, individuare un gene utile (che conferisce, ad esempio, resistenza a un parassita, come nel caso delle piante BT) in un organismo donatore e "traslocarlo" nel DNA della pianta che vogliamo coltivare.
Questo processo, basato sulla tecnologia del DNA ricombinante, si divide in quattro fasi principali:
1) Identificazione e taglio: si individua un gene di interesse e tramite degli enzimi di restrizione che fanno da forbici molecolari si ottiene il frammento di DNA desiderato.
2) il vettore: il gene tagliato per essere inserito in una cellula vegetale ha bisogno di un veicolo, quindi il frammento viene legato a un plasmide, un piccolo anello di DNA (solitamente di origine batterica) che farà da vettore.
3) A questo punto il DNA viene inserito all’interno della pianta ricevente o con l’utilizzo di un batterio che fa da “fattorino” o tramite la “gene gun” che “spara” il vettore dentro i tessuti vegetali.
4) Selezione e rigenerazione: Non tutte le cellule colpite assorbono il nuovo DNA. Le cellule vegetali vengono quindi messe in speciali terreni di coltura in vitro. Solo quelle che hanno integrato con successo il gene modificato sopravvivono e si moltiplicano. Da queste singole cellule, si ottengono intere piante (grazie al fatto che le cellule vegetali possiedono totipotenza).
Ci sono possibili Difetti?
Ebbene sì, le piante geneticamente modificate sono solitamente delle piante iperproduttive, un uso massiccio di piante geneticamente modificate potrebbe portare a una riduzione della biodiversità, in tal senso le piante denominate in italia come TEA potrebbero tamponare questo difetto essendo specifiche cultivar con specifiche migliorie, tuttavia va fatto notare che avere colture più produttive e resistenti può limitare l’uso di superfici aggiuntive, preservando gli habitat naturali. Le NGT in particolare, che intervengono con precisione, riducono le modifiche indesiderate e consentono di migliorare varietà pregiate già esistenti senza comprometterne le qualità tipiche.
Inoltre le piante migliorate sono soggette a una sorta di proprietà intellettuale, il che potrebbe portare ad ostacolare nuovi miglioramenti genetici nelle piante.
Lo stato Normativo Europeo e Italiano sugli OGM
La normativa dell’UE sugli OGM “classici” è stata a lungo caratterizzata da regole particolarmente rigide, definite in primo luogo dalla Direttiva 2001/18/CE e poi dalla Direttiva 2015/412. Questi atti hanno permesso ai singoli Stati membri di limitare la coltivazioni di tali organismi nei propri territori, pur consentendo l'importazione e l’impiego di OGM per alimenti e mangimi.
In Italia, questo quadro normativo ha determinato uno svantaggio competitivo per molti agricoltori costretti a importare grandi quantità di soia e mais OGM, senza poterli coltivare in loco. Nonostante l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) abbia effettuato numerose verifiche su questi prodotti, il dibattito mediatico si è spesso realizzato su basi ideologiche, trascurando un confronto oggettivo sui benefici e sui rischi effettivi.
La soluzione Alternativa: Le TEA, differenze con gli OGM
Parallelamente, l’evoluzione delle biotecnologie vegetali ha introdotto metodologie di intervento genetico nuove, comunemente indicate come New Genomic Techniques (NGT) o Tecniche di Evoluzione Assistita (TEA).
Tra le tecnologie di genome editing, il sistema CRISPR/Cas si è affermato come lo strumento più versatile, efficiente e ampiamente utilizzato. Basato su un meccanismo di difesa adattiva dei batteri, CRISPR/Cas consente di indurre rotture a doppio filamento in siti genomici specifici, guidate da una sequenza di RNA complementare al target. La riparazione di tali rotture da parte dei sistemi endogeni della cellula può portare a mutazioni puntiformi o piccole delezione e inserzioni, permettendo la modifica funzionale del genere di interesse.
Nel DNA-free genome editing, i componenti del sistema CRISPR/Cas vengono forniti dalle cellule vegetali in forma transitoria, evitando l’uso di costrutti plasmidici integrabili. I principali approcci includono la consegna diretta del complesso ribonucleoproteico Cas-sgRNA (RNP), l’utilizzo di RNA messaggeri e guide sintetiche, o l’impiego di vettori temporanei che non lasciano tracce stabili nel genoma. Queste modalità consentono di ottenere piante editate prive di DNA esogeno, indistinguibili da quelle ottenute mediante mutagenesi naturale o convenzionale.
I principali approcci di genome editing basati su CRISPR/Cas e le relative modalità di introduzione dei componenti sono descritti nella Figura.
A differenza degli OGM tradizionali, tali approcci consentono modifiche molto più precise e circoscritte, spesso indistinguibili da quelle ottenibili con incroci convenzionali o processi di mutagenesi casuale (per esempio mediante radiazioni).
Nel 2023 la Commissione Europea ha presentato una proposta di Regolamento 2023/0226/COD, recentemente approvata, che introduce una suddivisione delle piante ottenute con NGT in due gruppi:
- Categoria 1: piante le cui modifiche genetiche rientrano nell’ambito di ciò che potrebbe avvenire naturalmente o con un incrocio convenzionale (meno di 20NT). Per questi casi, è prevista una procedura semplificata rispetto a quella normalmente applicata agli OGM, pur rimanendo l’obbligo di tracciabilità attraverso una banca dati accessibile a tutti.
- Categoria 2: piante con modifiche più complesse, soggette in gran parte alle disposizioni degli OGM tradizionali (valutazione del rischio, etichettatura OGM, ecc.), con possibili percorsi agevolati per colture che presentino benefici in termini di sostenibilità.
Poiché i regolamenti UE trovano applicazione diretta negli Stati Membri, l’Italia dovrà predisporre misure organizzative per verificare, ad esempio, l’appartenenza di una varietà alla Categoria 1 e per la creazione di un registro pubblico dedicato. Non sarà un “recepimento” formale, come avviene per le direttive, ma piuttosto un’adeguata integrazione amministrativa per rendere operative le norme.
Guida Pratica all’uso di piante GM in Italia
- adeguamenti di tipo amministrativo e gestionale: monitoraggio, banche dati, procedure di controllo. Questo permetterà di sfruttare con responsabilità il potenziale delle NGT in ambito agronomico ed ecologico.
- Utilizzo combinato di piante GM con piante tradizionali con l’utilizzo di buffer zone
- Sistemi di produzione integrata che prevedono l’utilizzo di piante NGT con piante tradizionali al fine di favorire il sequestro di carbonio nel suolo in ottica di Agricoltura Rigenerativa
- Incentivare; La formazione specifica dei tecnici e il rafforzamento dei laboratori di analisi e controllo; sostegno alla sperimentazione in laboratorio e in campo tramite incentivi fiscali, partnership pubblico-private e l’accesso a bandi europei.






