L'Editoriale
02 marzo 2026 | di Luciano Campisi

Ho letto molti commenti tra ieri e oggi su quanto sta accadendo in Iran e forse è arrivato il momento di fare chiarezza. Partiamo dal lutto in Iran per la morte di Khamenei. 

Ci sono commenti che vogliono una nazione ammutolita dal dolore e che addirittura mettono a confronto il silenzio iraniano a seguito della morte della Guida Suprema con la reazione degli italiani alla morte di Cossiga o Berlusconi e onestamente un errore così grossolano fa quasi tenerezza. 

In Iran esiste la pena di morte per chi esulta pubblicamente alla morte del Leader Supremo. Esiste sorveglianza di massa, esistono i Basij che filmano i funerali. Il silenzio in uno Stato totalitario non misura il consenso, ma la paura. Si piangeva anche a Baghdad per Saddam. Usare quelle lacrime come prova di popolarità è propaganda elementare, e alcuni ci sono cascati (o piace cascarci). Peraltro, aggiungo, ho visto dei video selezionatissimi che mostravano gente esultare dagli appartamenti. 

Si passa poi all'amplificazione dei danni militari nel Golfo subiti dagli avversari dell’Iran. “Hanno distrutto edifici in tutto il Golfo” è un po’ la summa di alcune analisi. No. Il Pentagono ha confermato tre vittime americane e danni minimi alle basi USA, nonostante centinaia di missili e droni lanciati. Il Qatar ha dichiarato che le proprie difese aeree hanno intercettato quasi tutto; l’unico danno confermato alla base di Al Udeid è un radar da 15 milioni di dollari (che sembrano tanti, ma ti ricordo che gli stati girano sui miliardi). Gli Emirati, il Bahrain, il Kuwait, la Giordania (tutti paesi profondamente diversi e con una propria dignità che hai liquidato come “alleati dei sionisti”) hanno condannato l’Iran per aver attaccato il loro territorio e convocato gli ambasciatori iraniani. Questi non sono stati subalterni di Trump: sono stati bersagli dell’Iran che si sono ribellati. La narrativa “Trump isolato e tremante” non regge ai fatti; regge agli hashtag.

Qualcuno ha poi sottolineato il fatto che senza Russia e Cina la Repubblica Islamica ha messo a ferro l'intera regione e che questo costituirebbe una prova di forza senza precedenti. Vero, ma irrilevante. Russia e Cina non sono intervenute militarmente nemmeno quando Israele ha distrutto le difese aeree siriane (comprate da Mosca per quel criminale di Assad), né durante anni di attacchi Houthi nel Mar Rosso. La loro assenza è la norma consolidata, non una dimostrazione di capacità autonoma iraniana. Semplicemente attendono e sono infinitamente più saggi dei loro propagandisti in Italia, senza dimenticare la fallacia logica di chi sposa la versione che mette in evidenza come più USA e Israele decapitano la loro leadership politico-militare, più si è portati a credere che quei missili a destra e manca provenienti da Teheran siano una prova di resilienza. Niente di più sbagliato: è al contrario la pratica della jihad e il martirio come dottrina, è ovvio che finché avranno anche soltanto un soldato in grado di reagire lo faranno.

Possiamo agitarci quanto vogliamo, entrare in uno stato di lutto anti-occidentale se proprio ci piace, ma sventolare argomenti fantoccio per convincere le masse (quali poi?) del fatto che a cadere è stato l'ultimo dei romantici che leggeva poesie (e che contemporaneamente condannava a morte migliaia di giovani che chiedevano libertà) è talmente fuorviante da apparire semplicemente infantile. Crescere è inevitabile, forse è arrivato il momento per tutti di farlo.

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