L'Editoriale
14 febbraio 2026 | di Lorenzo Viviani

Se la storia insegna che ogni conflitto ha una fine, il rapporto International Security and Estonia 2026 pubblicato il 10 febbraio ci mette in guardia: siamo ben lontani dall'epilogo. Secondo l'intelligence di Tallinn, per il momento la pace è solo un miraggio.

Mentre la guerra in Ucraina entra nel suo quarto anno, superando per durata persino il fronte orientale della Seconda Guerra Mondiale, il Cremlino ha attivato un nuovo fronte, più sottile di quello militare ma altrettanto insidioso: l'offensiva diplomatica. Non dobbiamo lasciarci ingannare dalla recente retorica russa su possibili negoziati; secondo le valutazioni dell'intelligence estone, l'interesse di Mosca per i colloqui di pace è una finzione calcolata, uno strumento di manipolazione progettato per cristallizzare la sconfitta dell'Ucraina e guadagnare tempo vitale, non per porre fine al conflitto.

La strategia russa per il 2026 punta infatti a "resettare" le relazioni bilaterali con gli Stati Uniti, scavalcando l'Europa. Mosca sta cercando di proiettare un'immagine di apertura e volontà di cooperazione con Washington, ma questo apparente disgelo è puramente tattico. Nelle sue valutazioni interne, il Cremlino continua a considerare gli Stati Uniti come il suo principale avversario globale.

L'obiettivo di questa "normalizzazione" è duplice. Da un lato, Mosca cerca di ripristinare i visti e i voli diretti per facilitare lo spionaggio, le operazioni di influenza e il movimento di beni sanzionati. Dall'altro, cerca di formalizzare le conquiste territoriali in Ucraina, presentandosi paradossalmente come una "potenza nucleare responsabile" pronta a discutere di sicurezza globale.

L'esempio più cinico di questa “diplomazia dell'inganno” è il piano russo per la ricostruzione post-bellica. Mosca sta ipotizzando la creazione di un fondo internazionale di investimento, apparentemente destinato all'Ucraina, ma nella realtà strutturato per condividere i profitti tra Russia e partner come la Cina. L'intento? Utilizzare gli asset russi congelati in Occidente non per riparare i danni, ma per finanziare campagne mediatiche che ripuliscano l'immagine dell'aggressore e per imporre la volontà economica di Mosca su una Kyiv indebolita.

In soldoni, ogni offerta di "cooperazione pragmatica", che sia sull'Artico o sulla sicurezza strategica, non è altro che un'esca. La Russia spera di legare a sé gli interessi americani per ampliare le fratture percepite tra Washington e le capitali europee. Le attuali manovre diplomatiche confermano che il Cremlino non ha intenzione di terminare la guerra finché i suoi obiettivi non saranno raggiunti; la retorica della pace è semplicemente una tattica per comprare il tempo necessario a rigenerare le forze per un conflitto che Mosca intende lungo e duraturo.

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