L’idea per la quale l’estetica, qui intesa come il modo in cui si appare agli occhi del mondo, possa costituire un pilastro della comunicazione interpersonale, è tanto antica quanto le scienze sociali e psicologiche. In ambito letterario, la riflessione sulle “maschere” operata Pirandello anticipava le analisi del sociologo Erving Goffman sulla presentazione del sé. In questa ricerca di una “grammatica dell’apparenza” che non scada nella vanità ma si elevi a rispetto verso l’interlocutore, si colloca il Manuale di eleganza classica maschile di Douglas Mortimer, pubblicato in due edizioni (2020 e 2024) – Edizioni NPe la prima e Burno la seconda.
L’opera non è un catalogo di abiti classici maschili. Piuttosto, è una guida metodologica che, nella forma tipica di un manuale, suggerisce al lettore la scelta dell’abbigliamento (classico) più appropriata in base al contesto sociale nel quale egli si troverà. In altre parole, potremmo dire che è una guida al “decoro”. Infatti, insegnando che l’eleganza è una dote che coinvolge i sensi e la mente, Douglas Mortimer propone un percorso di iniziazione che trasforma l’atto del vestirsi in un esercizio di consapevolezza sociale (e di se stessi). In effetti, saper distinguere tra un abito adatto a un contesto lavorativo formale e urbano e un abito adatto a un contesto informale notturno è un esercizio necessario per non risultare fuori luogo, ridicoli, nei confronti di un cliente importante o di un amico. Si pensi, per esempio, alla prima impressione che potrebbe avere di noi un reclutatore durante un colloquio di lavoro per una banca se indossassimo una mise adatta per la palestra: saremmo entrambi a disagio.
L’architettura del manuale è strutturata in modo sistematico e si snoda attraverso quattro parti che accompagnano il lettore dalla teoria alla pratica quotidiana. La prima parte introduce i principi generali; essa sottolinea che l’eleganza classica è tale solo se contestuale e trascende le mode effimere. La sezione tecnica esamina con precisione enciclopedica ogni componente del guardaroba, dall’abito alla camicia, fino agli accessori più minuti (i più importanti, per un uomo, sono gli orologi). Di particolare utilità è la terza parte, dedicata alle occasioni, nella quale vengono declinate le tenute corrette per matrimoni, teatro, lavoro o tempo libero.
Lo stile dell’autore è didattico e autorevole. Mortimer non si limita a imporre precetti, ma spiega la genesi storica e la funzione pratica di ogni regola, ricorrendo spesso al supporto di illustri arbitri elegantiae come Tommaso Di Benedetto. Questo approccio scompone la complessità dello stile in fasi gestibili, riducendo l’ansia del neofita e la tentazione di procedere per imitazione acritica: il testo è una guida “per non commettere errori”, non per annullare la personalità. Apprezzabile, in questo senso, è il tentativo di fornire al lettore le regole essenziali affinché egli possa esprimersi come meglio preferisce, in base al gusto personale. Inoltre, encomiabile è la capacità di evidenziare come l’eleganza non possa mai essere perfetta, poiché la perfezione è innaturale e l’arte del ben vestire risiede proprio in un pizzico di consapevole imperfezione.
Un elemento di grande valore scientifico che, a mio parere, nobilita l’opera è la presenza di una bibliografia dettagliata. Tale sezione (di due pagine, cosa non scontata per un testo di questo tipo) permette a chi poi volesse farlo di approfondire gli argomenti trattati e dimostra che le tesi dell’autore non sono opinioni arbitrarie, ma si poggiano su un corpus di conoscenze consolidate e verificate. La citazione di fonti storiche e testi specialistici trasforma il manuale in un punto di partenza per una ricerca più vasta sulla storia del costume.
Tra i pregi del libro eccellono la chiarezza espositiva e la struttura logica, che lo rendono fruibile sia dallo studente più giovane sia dal professionista affermato. Il volume riesce a essere sia un trattato tecnico sia un saggio di costume. Un limite dell’opera, tuttavia, potrebbe essere individuato nella rigidità di alcuni canoni classici, che potrebbero apparire anacronistici a chi predilige un’estetica più fluida o informale. In ogni caso, come specifica l’autore nella sezione dedicata agli errori intollerabili, la conoscenza delle regole è il presupposto necessario per poterle eventualmente trasgredire con consapevolezza.
Completano il volume un’agile analisi dei “peccati mortali” e una guida al corretto uso dei capispalla, essenziale per mantenere la coerenza stilistica anche nelle stagioni più rigide. Senza i presupposti trattati nel “Manuale di eleganza classica maschile”, ogni tentativo di manifestare la propria identità rimane un esercizio monco, privo degli strumenti necessari per armonizzare la sostanza della propria competenza con la forma della sua presentazione. L’utilità di questa lettura è presto detta: si estende dai giovani che mirano a costruire un’immagine professionale solida agli esperti che desiderano rifinire i dettagli della propria grammatica estetica, soprattutto in contesti formali.
Manuale di eleganza classica maschile
di Douglas Mortimer
Anno 2024 | Editore: Burno



