In copertina: Immagine elaborata con IA da V. Barbiero
Scienza
02 marzo 2026 | di Valentina Barbiero


C’è stato un tempo in cui il futuro aveva dimora all'interno di un floppy disk da 1,44 megabyte. Bastava un campo magnetico traditore, un cassetto umido o un lettore non più compatibile perché quel futuro svanisse. I supporti digitali sono sempre stati fragili: efficienti nel presente, vulnerabili nel tempo. Ogni generazione ha dovuto migrare i propri dati prima che l’hardware diventasse obsoleto o il materiale si deteriorasse.

10.000 anni in vetro

Oggi, mentre archiviamo quantità sterminate di informazioni in data center energivori distribuiti a livello globale, qualcuno tenta un salto: rendere i dati più duraturi. Molto più duraturi.

Il progetto si chiama Project Silica ed è sviluppato da Microsoft attraverso i laboratori di Microsoft Research. L’oggetto di cui stiamo parlando è semplice: una sottile lastra di vetro di quarzo, trasparente e silenziosa, al cui interno è custodita informazione digitale.

La scrittura viene eseguita in profondità: impulsi laser a femtosecondi[1] concentrano energia in volumi microscopici del materiale, generando le cosiddette nanoscale plasma explosions, modifiche permanenti della struttura interna del vetro su scala nanometrica. L’energia altera il reticolo molecolare creando microstrutture che cambiano il modo in cui la luce attraversa il materiale. Milioni di queste alterazioni tridimensionali costituiscono i dati.

La lettura avviene tramite un sistema ottico che illumina il vetro con luce polarizzata e rileva le variazioni prodotte dalle microstrutture. Algoritmi di machine learning interpretano quei pattern e li traducono in informazione digitale. La materia conserva; l’intelligenza artificiale decifra.

L’obiettivo è ambizioso: un supporto resistente al calore, all’umidità, alle radiazioni e ai campi magnetici, capace di custodire dati per migliaia di anni senza alimentazione. Una tecnologia pensata per l’archiviazione a lungo termine per ciò che si ritiene debba sopravvivere di generazione in generazione.

Qui si apre però un punto critico. 

La durata fisica del supporto non garantisce la durata della sua intelligibilità. La lettura del vetro dipende da specifiche ottiche e algoritmi di decodifica che dovranno essere mantenuti e documentati nel tempo. Senza questa continuità interpretativa, la lastra rischia di trasformarsi in un oggetto integro ma semanticamente opaco.

Memoria permanente nell’era dell’intelligenza artificiale

Se la storia dei supporti digitali è stata una corsa contro il deterioramento fisico, l’era dell’intelligenza artificiale introduce un cambiamento sostanziale. I dati non vengono solo conservati, ma anche analizzati, correlati, trasformati in modelli predittivi. La memoria diventa quindi infrastruttura operativa.

In questo contesto, rendere permanente un archivio significa stabilizzare nel tempo la materia prima su cui le macchine apprendono.  

Un dataset inciso nel vetro resta una testimonianza del passato, e la sua lunga conservazione ne consente un possibile riutilizzo in contesti successivi, anche tecnologicamente diversi.

Se l’IA incide su ambiti economici, sanitari o giudiziari, la qualità e la selezione della memoria che la alimenta diventano rilevanti.

Che cosa accade se dati incompleti o interpretazioni parziali vengono conservati su supporti destinati a durare millenni? In un contesto in cui l’intelligenza artificiale utilizza archivi storici per addestrare modelli e orientare decisioni, la loro lunga disponibilità rischia di estenderne anche l'influenza se le AI non sono debitamente addestrate a confrontare diacronicamente i dati a disposizione per poi selezionare i più aggiornati.

Il punto riguarda di conseguenza l’allineamento cronologico, perché i supporti possono restare stabili per secoli, mentre categorie normative, scientifiche o culturali cambiano più rapidamente. In altre parole, una conservazione più efficace non corrisponde automaticamente a una migliore comprensione in quanto la qualità dell’uso dei dati dipende anche dalla loro contestualizzazione.

La questione, a questo punto, non può riguardare solo la durata, ma deve includere anche la “selezione”. Se poi solo una parte della memoria collettiva venisse resa potenzialmente permanente, diventerebbe centrale chi decide cosa conservare.

Il limite dell’entusiasmo: obiezioni e oblio

Adesso, però, è necessario rallentare. Perché l’interpretazione secondo cui Project Silica inauguri una nuova forma di potere memoriale potrebbe essere eccessiva.

Si può osservare che si tratta, in fondo, di una tecnologia di cold storage[2] progettata per la modalità WORM[3], cioè per archivi a bassissima frequenza di accesso in cui i dati vengono scritti una sola volta e conservati senza modifiche. È un’alternativa più resistente ai nastri magnetici, destinata ad archivi istituzionali o dataset scientifici. I grandi modelli di intelligenza artificiale si addestrano, invece, prevalentemente su flussi dinamici e aggiornati di continuo. La durata fisica di un supporto non coincide automaticamente con un’influenza duratura nei processi di addestramento dei modelli.

I sistemi di archiviazione profonda, come questo, non sono progettati per l’uso diretto nei processi di addestramento, ma per la conservazione nel lungo periodo. Questo non esclude che i dati custoditi possano essere, nel tempo, recuperati, migrati o riutilizzati in contesti successivi. La questione riguarda quindi la loro persistente disponibilità, non la loro accessibilità immediata.

Inoltre, la memoria sociale non dipende solo dalla durata materiale dei documenti. Le società dimenticano anche in seguito a trasformazioni culturali e cambiamenti di interesse. Un archivio può restare fisicamente intatto e perdere comunque rilevanza perché mutano le categorie interpretative e le priorità collettive.

Queste obiezioni invitano alla cautela, ma anche se l’impatto restasse circoscritto, siamo di fronte a una possibilità tecnica completamente nuova: separare quasi del tutto la durata fisica del dato dalla sua manutenzione energetica e dalla sua vulnerabilità ambientale. Se adottata in ambiti come archivi statali, registri giuridici o dataset climatici, questa caratteristica inciderebbe sulla gestione di informazioni considerate di interesse pubblico.

Resta il tema dell’oblio. Le società dispongono di strumenti per attenuare il peso del passato. L’archiviazione millenaria non modifica direttamente questi meccanismi giuridici o sociali, ma interviene sul piano materiale: rende gli archivi strutturalmente disponibili volendo anche all’infinito. Questa disponibilità significa che le informazioni raccolte oggi possono continuare a essere utilizzate anche quando il contesto culturale e normativo in cui sono nate è cambiato.

Alla luce di tutte queste considerazioni, il punto riguarda essenzialmente la gestione nel tempo di dati prodotti in quadri interpretativi che possono evolvere. La durata del supporto e della validità delle categorie con cui quei dati sono stati costruiti non coincidono necessariamente.

Project Silica è un’evoluzione dei supporti digitali e rappresenta un passaggio in cui la conservazione millenaria diventa un obiettivo esplicito della progettazione tecnologica. Questo non implica necessariamente una trasformazione radicale degli equilibri informativi, ma rappresenta una sfida: come trattare un patrimonio informativo che può essere continuamente rielaborato da sistemi automatici?

Forse la vera innovazione non sarà conservare tutto, ma imparare a governare con responsabilità ciò che scegliamo di rendere durevole.

  1. Il femtosecondo (fs) è un'unità di misura del tempo pari a un milionesimo di miliardesimo di secondo (s). Utilizzati principalmente in medicina (FemtoLASIK, cataratta) e fisica, i laser a femtosecondi emettono impulsi ultra-brevi che permettono tagli di estrema precisione (ablazione a freddo), riducendo al minimo il danno termico ai tessuti circostanti.
  2. Il cold storage (archiviazione a freddo) indica la conservazione di dati o asset digitali su supporti non connessi a Internet e spesso offline. Viene utilizzato per dati ad accesso raro o per proteggere criptovalute, garantendo elevata sicurezza contro hacker, ransomware e attacchi informatici. È una soluzione economica per il lungo termine.
  3. WORM (o Write Once, Read Many): modalità di archiviazione in cui i dati vengono scritti una sola volta e non possono essere modificati successivamente. Il supporto consente letture ripetute nel tempo, ma non la sovrascrittura del contenuto originario. È utilizzata soprattutto per archivi di lungo periodo in cui è richiesta integrità e immutabilità dei dati.

Microsoft team creates ‘revolutionary’ data-storage system that lasts for millennia | Nature

This chunk of glass could store two million books for 10,000 years | Nature

Project Silica | Microsoft

Microsoft Project Silica: dati su vetro per 10.000 anni | HDblog.it

Microsoft Research Project Silica Team. Laser writing in glass for dense, fast and efficient archival data storage. Nature 650, 606–612 (2026). https://doi.org/10.1038/s41586-025-10042-w 

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