Scrollare ci rende più stupidi?

I video brevi sono ormai diffusissimi su tutte le piattaforme social e occupano buona parte della nostra giornata. Ma quali sono gli effetti dello scrolling?

Salute e BenessereAttualità
28 novembre 2025 | di Alessio Minuzzo

PSICO-ALGORITMI

Il 2016 è stato un anno rivoluzionario. Con l’arrivo di Tik Tok è cambiato il modello dei social network. Dopo il social per le amicizie (Facebook), il social per i testi (Twitter poi X), il social per le foto (Instagram) in quell’anno è nato Tik Tok. E con il suo algoritmo ha rivoluzionato anche il modo di interagire con i contenuti pubblicati. I precedenti social basavano il loro funzionamento sui like. Un giochino molto semplice: pubblico un contenuto, gli utenti mettono i like. I creators cercano di pubblicare i video più interessanti o che ricevono più apprezzamenti e l’algoritmo propone i contenuti più apprezzati. Gli effetti di questo sistema sono principalmente due: la paura di rimanere esclusi dall’algoritmo (fear of missing out - FOMO) e le eco-chamber, cioè quel meccanismo per il quale si finisce all’interno di una bolla social in cui le persone che seguono i contenuti proposti dall’algoritmo rinforzano la propria soddisfazione o idea.

Tik Tok ha superato tutto questo. Prima di tutto ha introdotto gli “short-form videos”, cioè video brevi, al massimo 60 secondi. Poi ha proposto una tipologia di piattaforma in cui i video vengono presentati in modo casuale e in successione; per vederli non devi fare altro che scorrere i video sullo schermo. Si chiama “scrolling”. Lo scrolling è praticamente infinito, e l’algoritmo propone i video che sono simili a quelli che l’utente ha guardato per più tempo o che ha apprezzato con il like. Anche in questo caso col tempo vengono proposti video simili a quelli che sono più piaciuti rinforzando contemporaneamente la soddisfazione dell’utente.

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SOCIAL-DRUG

Il meccanismo psicologico che sta alla base di questa esperienza è l”habituation”, analizzato da Groves e Thompson già negli anni ‘70. Il neurotrasmettitore alla base di questo processo è la dopamina, ormone prodotto nel cervello che gioca un ruolo centrale nel sistema di ricompensa attraverso la generazione di sensazioni di piacere e gratificazione che ci motivano a ripetere comportamenti che ci fanno sentire bene. Le piattaforme social fanno proprio questo: nutrono la mente attraverso contenuti che aumentano la secrezione di dopamina, la quale a sua volta crea una sensazione di benessere di cui non puoi fare a meno. Pertanto sei portato a rimanere il più a lungo possibile sulla piattaforma e cerchi di tornare appena puoi. Diventa una dipendenza. Con quali effetti?

EFFETTI DELLO SCROLLING

Negli ultimi anni i ricercatori si sono impegnati per cercare di capire quali effetti possa provocare il continuo scrolling. Qui sarebbe utile aprire un dibattito metodologico sui limiti degli studi e sulle evidenze. In questa sede ci limitiamo a mettere in evidenza che quando si parla di effetti “psicologici” la valutazione è molto difficile e i risultati possono essere non univoci. Inoltre la maggior parte degli studi sono osservazionali, quindi possono presentare errori di base. Uno fra tutti? La definizione di “heavy users”, cioè di chi utilizza in modo “compulsivo” lo scrolling. Tuttavia, unire i risultati di più studi ci permette di aumentare il numero del campione e di ottenere evidenze più solide.

È quello che hanno fatto Nguyen e collaboratori. Nella loro meta-analisi hanno valutato i risultati di 70 studi sugli effetti cognitivi dei video brevi. I dati ottenuti sono stati interessanti: più frequente era lo scrolling quotidiano maggiori sono stati gli effetti a livello cognitivo, in particolare sulla riduzione dell’attenzione e del controllo inibitorio. In pratica le persone tendono a perdere facilmente il focus su una determinata attività e diventano più impulsivi.

Inoltre, più l’uso del social era massiccio più era evidente la riduzione dell’affettività e maggiore il senso di isolamento. Ma c’è di più: lo scrolling ha portato anche a un peggioramento della qualità del sonno, in particolare se veniva usato come pratica subito prima di addormentarsi. Questo meccanismo si chiama “blue effect” e si tratta di una variazione della produzione di melatonina e serotonina dovuta all’esposizione alla luce blu emessa dai dispositivi elettronici. Inoltre, i soggetti risultavano essere sempre più isolati socialmente.

Lo studio è un primo passo per una maggiore valutazione degli effetti dello scrolling. Nell’attesa, cosa possiamo fare?

DIGITAL LITERACY

Come ridurre questi rischi? In linea generale valgono le indicazioni comuni: limitare il tempo di utilizzo, ridurre gli stimoli che inducono a scrollare, creare dei momenti “no phone” ad esempio a tavola o prima di dormire. Un altro approccio è quello del “mindful scrolling”, cioè quello di un utilizzo consapevole, ponendosi domande quali: “Perché sto aprendo questa app? Questo contenuto mi è utile?”

Esistono anche i consigli di associazioni quali la American Parental Association “PTA connected” che forniscono una lista di controlli utili per i genitori su come impostare limiti quali lo “screen time”.

Anche la scuola può avere un ruolo ed in tal senso in Italia è stato pubblicato già nel 2021 il “Safer Internet Stories”, una guida per le scuole per sperimentare creativamente l’uso dei social: un modo per coniugare insegnamento e alfabetizzazione digitale.

In conclusione sappiamo che lo scrolling può avere effetti anche sui bambini. I genitori hanno un ruolo fondamentale, ma anche loro possono essere vittime di questi meccanismi.

La formazione è fondamentale. E, soprattutto, informarsi ed informare diventa sempre più importante.

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