In copertina: Acciaierie Showa ad Anshan, di Kokusho-kankoukai - Japanese book "Nostalgia for Manchuria" published by Kokusho-kankoukai., Dominio Pubblico, Wikimedia Commons
Tianxia
08 settembre 2026 | di Elia Emanuele Pizzato

 

La Manciuria da culla dell’Impero Qing a preda coloniale russo-giapponese

Il Dongbei è la culla di quella che è la storia della Cina moderna e contemporanea. Da qui, dopo aver unificato in una confederazione unitaria i vari clan nomadi mancesi, nel 1640 prendono l’avvio una serie di campagne militari che minacciano la Corea e sfondano la Grande Muraglia, facendo crollare la dinastia Ming nel 1648. Sono loro, i mancesi, a formare l’ultima dinastia imperiale, gli Aisin-Gioro della dinastia Qing; il Nordest nel 1860 viene amputato di quella che dai cinesi viene chiamata la “Manciuria esterna”, conquistata dall’Impero russo sulla cui vecchia Haishenwei viene fondata Vladivostok e si apre la porta al Pacifico. Il Dongbei è il teatro dell’espansione ferroviaria russa in Cina a inizio XX secolo e, dopo la guerra sino-giapponese del 1894 e la guerra russo-giapponese del 1905, è il principale obiettivo dell’ascesa del Sol Levante sul resto dell’Asia. Nel Dongbei scoppia la seconda guerra mondiale – quando nel 1931 salta in aria il treno del signore della guerra Zhang Zuolin e i giapponesi penetrano in Cina, fino all’invasione su vasta scala nel 1937 – due anni prima dell’invasione nazista della Polonia.

Benché il Nordest sia stato di relativa recente integrazione nella millenaria storia imperiale cinese, dovuta alla conquista mancese dell’Impero Ming nel 1644-48 che aveva origine proprio nell’area della cosiddetta Manciuria, a livello economico è stata una delle zone che hanno visto uno sviluppo industriale più antico e sostenuto. Questo è dovuto principalmente alla grande ricchezza di mate­rie prime presenti, che lo hanno reso terra contesa fra Russia e Giappone fin dalla seconda metà del XIX secolo[1]. I primi passi industriali furono infatti rivolti allo sviluppo delle infrastrutture e dei trasporti, soprattutto della rete ferroviaria, dapprima con la Ferrovia della Cina Orientale (in russo Kitajsko-Vostočnaja Železnaja doroga Китайско-Восточная железная дорога o KVŽD) co­struita dall’Impero russo nel 1897-1902[2], e, dopo la guerra russo-giapponese del 1905, il rilevamento del Dongbei come zona di influenza giapponese, in cui si costituisce nel 1906 la Ferrovia della Manciuria Meridionale (in giapponese Minami-Manshū Tetsudō 南満洲鉄道, abbreviato in Mante­tsu 満鉄), di proprietà dello Stato giapponese, lungo la quale si snodano i principali centri indu­striali ed estrattivi delle tre province cinesi.[3] Tuttavia, solo con l’effettiva occupazione coloniale della Manciuria a partire dal 1931 e la costituzione dello Stato mancese Manzhouguo 满洲国, gli investimenti giapponesi vedono un aumento tale per cui il tessuto industriale della zona si di­stingue ulteriormente dalle altre zone della Cina.[4] Infatti, con la de facto annessione al Giappone come protettorato, cambia l’approccio giapponese anche riguardo all’assetto proprietario delle aziende in Manciuria: se prima la gran parte facevano riferimento o erano di proprietà della Man­tetsu, dal 1933 al 1936 l’Impero giapponese stimola l’ingresso di conglomerati privati (cosiddetti zaibatsu 財閥) con investimenti di 1,16 miliardi di yen, di cui tuttavia l’80% era rivolto alla Mantetsu. Infatti, lo sviluppo ferroviario della Mantetsu permise di accedere alle aree più interne, e di mettere in comunicazione le aree agricole, minerarie e le industrie pesanti, rendendo le tre province nor­dorientali il cuore dell’industria pesante in Cina.[5]

“Un’industria, una compagnia” la politica economica giapponese nel Manzhouguo occupato

La spinta del governo giapponese, unita alla ricchezza delle risorse del Nordest cinese, e alle condi­zioni coloniali quasi-schiavili a cui era possibile asservire la manodopera locale, in gran parte di etnia Han e Manchu e di origine migratoria coreana sostenuta dai giapponesi, vede molte keiretsu aprire delle sedi sussidiarie o trasferirsi direttamente in Manciuria. Un esempio dei più eclatanti è quello del trasferimento della Nissan (Nihon Sangyō kabushiki gaisha 日本産業株式会社), che nel 1937 sposta il proprio quartier generale da Tokyo a Changchun, nello Stato mancese, e impiega 150mila lavoratori in circa 130 aziende del conglomerato, spaziando dai motori all’industria pesante e alla chimica,[6] e alla fine dello stesso anno cambia nome costituendo la Compagnia mancese per lo sviluppo dell’industria pesante (in giapponese Manshū Jukōgyō Kaihatsu Kabushiki-gaisha 満州重工業開発株式会社, abbreviato in Mangyō 満工), compartecipata con lo Stato mancese e attra­verso la quale si rilevano le attività industriali della Mantetsu, cui rimane la gestione ferroviaria. Fondamentale è inoltre l’approccio con cui il Giappone, la Manciuria e le aziende decidono di organizzare lo sviluppo industriale: innanzitutto l’economia è di tipo estrattivo, in cui le risorse minerarie estratte dal sottosuolo o la grande produzione agricola sono inviate al Giappone con una elaborazione minima delle materie prime in lavorazioni a basso valore aggiunto, per poi venir raf­finate e trasformate in prodotti finiti in Giappone, secondo la politica cosiddetta “Giappone e Manciuria, un unico corpo” Ri-Man yi ti 日满一体,[7] tale per cui la costruzione del tessuto indu­striale mancese era in tutto e per tutto subordinato alle necessità produttive del Giappone.[8] Que­sto è un punto centrale che connota l’economia industriale del Nordest cinese ancora oggi, benché con minore impatto rispetto al periodo della dominazione coloniale.[9] Dall’altro lato, invece, grazie a una rigida organizzazione statale degli investimenti coloniali, per l’industrializzazione della Man­ciuria si dà l’avvio alla politica Un’industria, Una compagnia yi ye yi she 一业一社,[10] tale per cui per ogni settore industriale si costituiva un monopolio compartecipato fra Stato mancese, Giap­pone e zaibatsu private che si occupava dello sviluppo di quel settore. In questo modo, unitamente ai sostenuti investimenti pubblici giapponesi nei due piani quinquennali per lo sviluppo indu­striale del nordest cinese, la Manciuria divenne, nel 1945, prima dello smantellamento delle indu­strie giapponesi e mentre il Giappone e la Cina versavano in condizioni disastrose per la II Guerra mondiale, la prima potenza industriale dell’Asia orientale.

Si può riassumere l’impatto della colonizzazione giapponese a livello di eredità industriale per il nordest cinese coi dati della produzione: nel 1936 il valore della produzione industriale in Manzhouguo era di 807 milioni di yen, fino ad arrivare a 2.647 milioni di yen nel 1940; l’indice di produttività aumentò del 60%. Nel 1943, la Manciuria produceva il 49% del carbone, l’89% della ghisa e il 67% dell’elettri­cità di tutta la Cina.[11]

Milioni di schiavi nel complesso militar-industriale nipponico

Per ciò che riguarda il lavoro e le condizioni dei lavoratori, prima dello scoppio della Guerra di resistenza all’aggressione giapponese nel 1937, le industrie in Manciuria facevano uso convenzio­nalmente di lavoratori immigrati dalla Cina settentrionale, perché erano offerte loro tutto som­mato condizioni migliori rispetto alla disastrata situazione economica della Cina interna dell’epoca e costavano alle imprese molto meno dei lavoratori giapponesi.[12],[13] Questo regime di cose tuttavia veniva già ristretto e controllato dal 1932 attraverso il rilascio di certificati di lavoro, per evitare di incentivare l’afflusso di partigiani in Manzhouguo. Ad ogni modo, nel periodo tra il 1932 e il 1937 entrano in Manciuria 2,7 milioni di lavoratori dalla Cina settentrionale, con una progres­siva restrizione dei requisiti per l’accesso.[14] A partire dal 1938 viene varata quindi la Legge di Con­trollo del Lavoro Laodong tongzhi fa 劳动统制法, che permette al Ministero del Benessere Pubblico Minshengbu 民生部 di esercitare un controllo effettivo sull’allocazione dei lavoratori, eliminare la competizione nella domanda di manodopera, impedire l’aumento dei salari, e di fatto impedire la mobilità dei lavoratori rispetto all’impiego.[15] La carenza di manodopera era tale che nel 1941 l’Eser­cito giapponese dell’area della Cina settentrionale organizza un’associazione il cui scopo era la de­portazione, volontaria o meno, di lavoratori verso il Dongbei: la stessa pianificazione economica dello Stato mancese prevedeva l’ingresso di oltre un milione di cinesi all’anno per poter lavorare in condizioni servili nel comparto militare-industriale ed estrattivo, giungendo ad essere 2/3 della forza lavoro impiegata a inizio 1942.[16]

A partire dall’inizio del 1942, a causa anche dell’impiego sempre maggiore di lavoro forzato a fini militari, che comprimeva ulteriormente la manodopera, l’amministrazione coloniale giapponese diede avvio a una serie di misure per la ‘mobilitazione urgente della forza lavoro’, con cui intro­dusse un sistema di corvée obbligatorie della popolazione locale da ripartire e fornire a seconda delle necessità produttive delle imprese, giungendo nel 1944 a circa 600mila lavoratori impiegati secondo questo sistema. Le necessità dell’industria bellica accentuarono le condizioni servili sotto cui dovevano lavorare i lavoratori di etnia Han e Mancese nella Manciuria giapponese: nel 1942 si obbligano gli uomini locali arruolati per il servizio militare, o nell’età corrispondente, a prestare lavoro non retribuito; tra il 1942-3 sono istituiti dei campi di concentramento per i vagabondi e viene permesso alle forze militari e di polizia di arrestare e deportare chiunque considerassero a ri­schio di criminalità; vengono impiegati ai lavori forzati i prigionieri di guerra che erano stati la­voratori specializzati; vengono impiegati persino gli studenti delle scuole primarie e secondarie per svolgere lavoro non retribuito.[17] Anche le donne sono mobilitate e comprese all’interno di que­ste misure, seppur con paghe ulteriormente inferiori rispetto agli uomini, in una mobilitazione generale per raggiungere l’obiettivo ultimo di «tutto il popolo impegnato al lavoro» guomin jie lao 国民皆劳.[18]

Supremazia etnica e l’Incidente di Benxi

La distinzione etnica tra giapponesi e non-giapponesi era una distinzione anche dei ruoli ricoperti nell’economia e nella società in generale: le condizioni di lavoro erano tali per cui, secondo il Rap­porto Statistico Annuale della Manciuria del 1931, i salari dei quattro livelli in cui erano divisi i giapponesi erano rispettivamente di 164 yen per i segretari, 109 per gli impiegati, 81 per i dipen­denti (non ci sono dati per il livello di quasi-dipendenti); mentre per i locali, il salario massimo del livello più alto era di 15,73 yen.[19] Nel caso delle Fonderie Shōwa (Shōwa Seitetsusho 昭和製鋼所), che dopo il 1949 diventeranno le Fonderie Angang (Anshan gangtie gongye 鞍山钢铁工业), la mag­gioranza degli operai era cinese, mentre l’amministrazione e gli ingegneri erano giapponesi – ol­tretutto, i dipendenti giapponesi a parità di mansione ricevevano salari da una volta e mezzo a tre volte più alti dei dipendenti cinesi; e si faceva utilizzo dei prigionieri di guerra per i lavori forzati.[20] Risulta quindi chiaro come l’arricchimento del tessuto industriale e l’accumulazione di capitali sia dovuta allo sfruttamento intensivo della manodopera locale sia per il tramite di salari bassissimi che con l’impiego sempre più frequente di forme di lavoro schiavile. Per fare un esempio eclatante, nelle miniere di carbone di Benxi, nel Liaoning, le condizioni dei lavoratori erano pessime, tanto che erano soggetti a periodiche epidemie di tifo e colera a causa della qualità insufficiente delle condi­zioni sanitarie e della gestione delle acque, ed erano costretti a lavorare 12 ore giornaliere in con­dizioni pressoché schiavili – le miniere di Benxi nel 1942 furono infatti teatro del peggior disastro in una miniera di carbone della storia[21], con un’esplosione all’interno e i soldati giapponesi a guar­dia della miniera che, per evitare che il fuoco si propagasse, chiusero le uscite ai lavoratori che si trovavano all’in­terno.[22] Secondo le investigazioni condotte dall’Unione sovietica nel 1945, a Benxi morirono 1527 lavoratori.[23]

La liberazione sovietica nel 1945

In questo contesto, la liberazione della Manciuria da parte dell’Unione sovietica e il successivo insediamento del governo comunista nel 1945-1948 e la fondazione della Repubblica popolare nel 1949 hanno rappresentato per i lavoratori del Nordest cinese un netto miglioramento. Un dato esemplificativo sono i livelli dei salari reali, cresciuti del 35% tra il 1952 e il 1970, accompagnati dal miglioramento dello standard di vita dei lavoratori per quanto concerne alimentazione, alloggio, prestazioni mediche, istruzione e opportunità di lavoro.[24] Tuttavia, gli anni immediatamente precedenti al 1949 vedono in Manciuria differenti cambiamenti: la guerra-lampo sovietica nell’estate del 1945, che riesce a sconfiggere le truppe giapponesi dell’Armata Kantō in tre settimane, porta a due importanti con­seguenze, ovvero l’espulsione della grande maggioranza dei coloni giapponesi dall’area con la con­fisca delle loro proprietà da parte dei sovietici, e la possibilità per i comunisti cinesi di espandersi dalle loro aree di guerriglia nello Shaanxi e nella Cina settentrionale al Nordest. La presenza sovietica nell’area, tutelata militarmente dall’Armata Rossa, portò allo smantellamento di gran parte del sistema indu­striale coloniale per un valore di circa tre miliardi di dollari,[25] utile per poter industrializzare l’estremo oriente russo e risollevare l’economia sovietica devastata dal secondo conflitto mondiale. Non va dimenticato infatti che, alla fine dell’occupazione coloniale, il Nordest faceva eccezione rispetto alle condizioni in cui versavano le ferrovie nel resto della Cina per il fatto che era stato l’ultimo scenario della II Guerra mondiale, teatro di combattimenti molto localizzati fra Unione sovietica e Impero giapponese. Inoltre nelle fasi della guerra civile sempre il Nordest ha visto una rapida espulsione delle forze naziona­liste già tra il 1947-8 e le ferrovie ereditate dalla Mantetsu così come le altre infrastrutture erano pienamente utilizzabili per il trasporto militare e per lo sviluppo industriale.[26]

Il Dongbei come cuore industriale socialista della Cina popolare

Il ruolo così sproporzionato del Nordest riguardo lo sviluppo industriale dell’intero paese era ben chiaro alla dirigenza del Partito comunista cinese fin dall’inizio, tanto che Mao Zedong 毛泽东 telegrafò a Lin Biao 林彪 nel 1945:

The northeast war industry should make every effort to help regions in China proper. Within a year we must build up our own industry in northern Manchuria, and on a very large scale.[27]

Infatti, per la sua struttura industriale ereditata dalla colonizzazione giapponese, in Manciuria erano disponibili sia ricchi depositi di materie prime (ferro, carbone, manganese, magnesite, talco, boro), 4.000 ettari di terre coltivabili ed estese foreste, sia soprattutto le infrastrutture per connet­terli e trasportarli alle industrie di lavorazione, risorse che la rendevano il necessario trampolino per il sostentamento dell’economia della Cina socialista anche grazie ai grossi investimenti in quest’area da parte della vicina Unione sovietica – che da sempre aveva coltivato interessi per le risorse del Nordest cinese, benché nel 1935 il predo­minio del capitale giapponese avesse imposto la cessione degli asset sovietici nel nord della Man­ciuria.

«L’industria occupa il 10% dell’intera economia della Cina, con l’eccezione della Manciuria, dove occupa il 53%»[28] è ciò che dichiara Mao Zedong nel 1949 in un colloquio col ministro degli esteri sovietico Anastas Ivanovič Mikojan, sottolineando la priorità della ricostruzione industriale della Manciuria e del suo ruolo di primaria rilevanza nell’economia cinese all’inizio degli anni Cinquanta. Il PCC di fatto eredita la gestione capitalistica di stato del periodo giapponese e il breve periodo di controllo nazionalista delle infrastrutture e delle industrie nordorientali, anch’esso sotto forma di grandi imprese statali amministrate attraverso la pianificazione economica. Addirittura, dal 1948 per tutto il periodo della Nuova democrazia (1949-1954), nel Nordest continuano a lavorare inge­gneri, esperti e manodopera specializzata non solo della Cina nazionalista, ma anche di provenienza giapponese con una quota di ventimila lavoratori, un numero sorprendentemente alto se confrontato ai quattromila sovietici che lavo­ravano in tutta la Cina in quel periodo.[29] Il motivo risiede nel fatto che per la dirigenza comunista era importante attivare fin da subito la capacità produttiva del paese, trasferendo la conoscenza da coloro che l’avevano amministrata fino ad allora agli operai e agli ingegneri in formazione. Oltretutto, è proprio nel Nordest cinese che, a partire dal 1948, il Partito comunista deve confrontarsi per la prima volta con la gestione di avanzati apparati industriali e di città: ciò che ne consegue è l’avvio di una politica centralizzatrice per poter amministrare ogni parte del territorio e ogni settore dell’economia, con l’istituzione nel 1946 del Comitato Amministrativo del Nordest (Dongbei xingzheng weiyuanhui 东北行政委员会), che redige il primo piano economico industriale del PCC nel 1947,[30] e alla fine del 1948 richiede all’Unione sovietica di inviare alcuni economisti esperti in pianificazione per perfe­zionare e implementare politiche in materia di pianificazione economica.[31] Il ruolo della Manciuria quindi è paragonabile, da un punto di vista di innovazione e sperimentazione dell’economia pia­nificata in stile sovietico, a quello delle successive e più famose Zone economiche speciali (ZES) costituite nell’epoca delle riforme e apertura, utili invece per sperimentare politiche economiche miste con un ruolo preponderante del mercato e degli investimenti stranieri. A conferma di ciò, sia i dirigenti impiegati in Manciuria ricoprono un ruolo fondamentale nella costituzione dell’eco­nomia pianificata socialista di tutta la Cina popolare, come Gao Gang 高岗, sia si estendono le politiche di centralizzazione e industrializzazione pesante adottate nel Nordest a tutto il paese, come ad esempio con l’importanza del lavoro statistico per l’allocazione delle risorse.[32]

Nel 1952, anno in cui grossomodo si conclude la ricostruzione postbellica degli impianti industriali dell’epoca coloniale giapponese distrutti dall’Unione sovietica nel 1945, il Nordest produce il 40,6% dell’elettricità, il 33,2% del carbone, il 39,4% del cemento, il 69,9% dell’acciaio e il 55,1% del petrolio cinesi; tuttavia, nella produzione di beni di consumo è distaccato dalla Cina orientale di cui Shan­ghai rappresenta il nucleo economico.[33] La rilevanza economica della Manciuria prosegue per tutto il periodo maoista, anche se diminuisce gradualmente con l’industrializzazione di altre aree del paese, a partire dalla fine del I piano quinquennale 1953-7 (Yi Wujihua 一五计划) – che destina il 40% degli investimenti al Nordest – se nel 1957 la produzione industriale del Nordest era il 23,5% del totale nazionale, nel 1978 cala al 17,1%.[34] Ciò contemporaneamente è dovuto anche alla politica estera più conflittuale con l’Unione Sovietica e con gli Stati Uniti durante gli anni Sessanta e Set­tanta, rendendo necessario, attraverso la teoria del ‘Terzo fronte’, concentrarsi sullo sviluppo in­dustriale delle aree interne, meno vulnerabili in caso di guerra con una delle due superpotenze rispetto alla Manciuria e al basso bacino dello Yangzi.[35],[36]

  1. Hirata, K. 平田康治. «Made in Manchuria. The Transnational Origins of Socialist Industrialization in Maoist China». American Historical Review, 126(3), 2021, 1076
  2. Chodjakov, M. V., Ходяков М. В. «Kitajsko-Vostočnaja železnaja doroga i plany usilenija russogo ėkonomičeskogo vlijanija na Dal’nem Vostoke v preddverii Pervoj mirovoj vojny» «Китайско-Восточная железная дорога и планы усиления русского экономического влияния на Дальнем Востоке в преддверии Первой мировой войны» (La Ferrovia della Cina Orientale e i piani per rafforzare l’influenza economica russa nell’Estremo Oriente alla vigilia della Prima guerra mondiale). Petersburgskij istoričeskij žurnal, 3, 2018, 53
  3. Hirata, Made in Manchuria, 1077
  4. Samarani, G. La Cina contemporanea. Dalla fine dell’Impero a oggi. Torino: Einaudi, 2017, 162
  5. Ma, D.; von Glahn, R. (eds.). The Cambridge Economic History of China. vol. 2. Cambridge: Cambridge University Press, 2022, 479
  6. Miyawaki J., 宮脇淳子. Zhe cai shi zhenshi de Manzhou shi. ZhongRiMan jiuchan buyi de ‘Dongbei’ ruhe zuoyou jindai Zhongguo 這才是真實の滿洲史:中日滿糾纏不已的「東北」如何左右近代中國 (Questa è la storia vera della Manciuria. Come influenza la Cina moderna il modo in cui Cina, Giappone e Manciuria sono intrecciati nel Nordest). Trad. di Guo Tingyu 郭婷玉. Nuova Taipei: Baqi wenhua chubanshe, 2016. Trad. di: Shinjitsu no manshū-shi [1894-1956] 真実の満洲史【1894-1956】(La storia vera della Manciuria [1894-1956]). Tokyo: Bijinesu-sha ビジネス社, 2013, 223-4
  7. Miyawaki, Zhe cai shi zhenshi de Manzhou shi, 211
  8. Hirata, Made in Manchuria, 1078
  9. Hirata, Made in Manchuria, 1074
  10. Miyawaki, Zhe cai shi zhenshi de Manzhou shi, 225
  11. Hirata, Made in Manchuria, 1079
  12. Kratoska, P. H. «Labor Mobilization in Japan and the Japanese Empire». Kratoska, P. H. (ed.) Asian Labor in the Wartime Japanese Empire. New York: Routledge, 2005, 3-4
  13. Ge W. 葛卫东; Jia B. 贾博韬; Liu W. 刘文生. «Wei Manzhouguo laodong tongzhi zhengce de yanbian»《伪满洲国劳动统制政策的演变》(L’evoluzione delle politiche di controllo del lavoro nel Manzhouguo illegittimo). Journal of Qiqihar University (Phi & Soc Sci), 1, 2015, 92
  14. Ge; Jia; Liu, Wei Manzhouguo laodong tongzhi zhengce de yanbian, 92-3
  15. Ge; Jia; Liu, Wei Manzhouguo laodong tongzhi zhengce de yanbian, 93
  16. Ge; Jia; Liu, Wei Manzhouguo laodong tongzhi zhengce de yanbian, 94
  17. Ge; Jia; Liu, Wei Manzhouguo laodong tongzhi zhengce de yanbian, 94-5
  18. Ge; Jia; Liu, Wei Manzhouguo laodong tongzhi zhengce de yanbian, 95
  19. Duara, P. «Sovereignty and Authenticity. Manchukuo and the East Asian Modern». State and Society in East Asia Series. Lanham, Maryland; Oxford: Rowman & Littlefield Publishers, 2003, 199
  20. Harata, Made in Manchuria, 1079
  21. Si può leggere la testimonianza di Shang Baode, Zhai Wenhua e Li Yongpu, minatori dell’epoca a Benxi, suNew Page 5
  22. Yang, W. 杨雯洁. Shijie zuida miekuang shigu beihou zang huangyan 世界最大煤矿事故背后藏谎言 (Le menzogne dietro al più grande incidente al mondo in una miniera di carbone), 2005.�������ú���¹ʱ���ػ���(ͼ)_��������_������
  23. Xue, Y. 薛毅. «1942 nian Benxi meikuang baozha an kaolun»《1942年本溪煤矿爆炸案考论》(Investigazione sul caso dell’esplosione della miniera di carbone di Benxi nel 1942). Shehui kexue jigan, 234, 2018, 152-3
  24. Lee, Ch. K. 李靜君. Against the Law. Labour protests in China’s rustbelt and sunbelt. Oakland: University of California Press, 2007, 38
  25. A prezzi del 1945. Deng, K. «A Survey of Recent Research in Chinese Economic History». Claus, I.; Oxley, L. (eds.) China’s economy. A collection of surveys. Chichester: Wiley-Blackwell, 2015, 12
  26. Köll, E. «Transport and Communication Infrastructure». Ma, D.; von Glahn, R. (eds.). The Cambridge Economic History of China. vol. 2. Cambridge: Cambridge University Press, 2022, 488
  27. Borisov, O. B., Борисов, О. Б. The Soviet Union and the Manchurian Revolutionary Base (1945-1949). Moscow: Progress Publishers, 1977 107
  28. Ledovskij, A. M. Ледовский, А.М.; Mirovizkaja, R. A. Мировизкая, Р.А.; Mjasnikov, V.S. Мясников, В.С. (составление) «Zapis’ besedy A. I. Mikojana s Mao Cze-dunom po voprosam vnutrennej politiki KPK» «Запись беседы А. И. Микояна с Мао Цзе-дуном по вопросам внутренней политики КПК» (Registrazione della conversazione di A. I. Mikojan con Mao Zedong su questioni di politica interna del PCC). (05/02/1949). Russko-Kitajskie otnošenija v XX veke. Dokumenty i materialy Русско-Китайские отношения в XX веке. Документы и материалы (Le relazioni russo-cinesi nel XX secolo. Documenti e materiali). Moskva: Памятники исторической мысли. vol. 5, pt. 2, 2005, 72-78
  29. Hirata, Made in Manchuria, 1090-1
  30. Hirata, Made in Manchuria, 1083
  31. Ledovskij, A. M. Ледовский, А.М.; Mirovizkaja, R. A. Мировизкая, Р.А.; Mjasnikov, V.S. Мясников, В.С. (составление) «Dokladnaja zapiska zavedujuščego 1-m Dal’nevostočnym otdelom MID SSSR N.T. Fedorenko na imja pervogo zamestitelja ministra inostrannich del SSSR A.A. Gromyko o napravlenii po pros’be predsedatelja ėkonomičeskogo soveta Man’čžurii Čen’ Junja sovetskich spezialistov po planirovaniju» «Докладная записка заведующего 1-м Дальневосточным отделом МИД СССР Н.Т. Федоренко на имя первого заместителя министра иностранных дел СССР А.А. Громыко о направлении по просьбе председателя экономического совета Маньчжурии Чэнь Юня советских специалистов по планированию» (Memorandum del capo del primo dipartimento per l’Estremo Oriente del Ministero degli Esteri dell’URSS N.T. Fedorenko al primo viceministro degli esteri dell’URSS A.A. Gromyko riguardo l’invio, alla richiesta del presidente del consiglio economico della Manciuria Chen Yun, di specialisti pianificatori sovietici). (22/12/1948). Russko-Kitajskie otnošenija v XX veke. Dokumenty i materialy Русско-Китайские отношения в XX веке. Документы и материалы (Le relazioni russo-cinesi nel XX secolo. Documenti e materiali). Moskva: Памятники исторической мысли. vol. 5, pt. 1, 2005, 491-2
  32. Hirata, Made in Manchuria, 1085
  33. Hirata, Made in Manchuria, 1086. Per approfondire, Zhonghua renmin gongheguo guojia jingji maoyi weiyuanhui 中华人民共和国国家经济贸易委员会 (Commissione di stato della RPC sull’economia e il commercio), Zhongguo gongye wushinian 中国工业五十年 (Cinquant’anni di industria cinese), vol. 1, pt. 2, 1545-72
  34. Hirata, Made in Manchuria, 1086. Per approfondire, Guojia tongjiju gongye jiaotong wuzi tongji si 国家统计局工业交通物资统计司 (Dipartimento statistico dell’Ufficio nazionale di statistica sui trasporti industriali di materiali), Zhongguo gongye jingji tongji ziliao 1948-1984 中国工业经济统计资料1948-1984 (Statistiche dell’economia industriale cinese 1948-1984), 143-5
  35. Meyskens, C. F. Mao’s Third Front. The Militarization of Cold War China. Cambridge: Cambridge University Press, 2020, 14-15
  36. Fan, C. «Of Belts and Ladders. State Policy and Uneven Regional Development in Post-Mao China». Annals of the Association of American Geographers, 85(3), 1995, 422
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