In copertina: Bandiera Ucraina, Wikipedia
I comunicati
28 giugno 2026 | di La Redazione

Oggi celebriamo la Giornata della Costituzione ucraina per ricordare il 28 giugno 1996, quando il Parlamento ucraino, la Verkhovna Rada, adottò la Legge fondamentale, dopo una storica sessione ininterrotta di 24 ore. Questo evento ha segnato un traguardo essenziale per consolidare la sovranità e l’indipendenza di Kyiv dopo il crollo sovietico. Il nuovo testo ha definitivamente rotto con quel passato sancendo la nascita di un ordinamento democratico e garantendo i diritti umani fondamentali.

Il testo definisce l’Ucraina come uno Stato sovrano, indipendente, democratico, sociale e di diritto, basato sul principio della sovranità popolare e sulla netta separazione dei poteri in Legislativo, Esecutivo e Giudiziario. L’assetto prevede una Repubblica unitaria con un territorio integro e inviolabile e riconosce la lingua ucraina come unica lingua di Stato, senza trascurare al contempo le minoranze (russe, magiare, romene, slovacche, hutsul, tatare, ecc.). Il Parlamento monocamerale, composto da 450 deputati, esercita il potere legislativo, mentre l’Esecutivo fa capo al Gabinetto dei Ministri e al Presidente, che funge da Capo di Stato e garante dell’integrità territoriale. Il sistema giudiziario è affidato ai tribunali con il ruolo esclusivo della Corte costituzionale per l’interpretazione ufficiale e il giudizio di conformità delle leggi. Abbiamo quindi una Repubblica semipresidenziale unitaria, come la Francia.

Nel corso degli anni la Carta ha subito otto modifiche ufficiali per adattarsi alle crisi politiche e sociali. Tra gli emendamenti più significativi spiccano la riforma del 2004, che ha spostato ampi poteri verso il Parlamento, annullata poi in modo controverso nel 2010 e ripristinata nel 2014, dopo la fuga di Viktor Yanukovych. Negli anni successivi sono state introdotte altre riforme essenziali, come quella della giustizia nel 2016 e l’inserimento nel 2019 del percorso strategico irreversibile verso l’adesione all’Unione europea e alla NATO. Il ciclo di riforme si è chiuso con l’abolizione dell’immunità parlamentare all’inizio del 2020. A oggi, essendo in vigore la legge marziale a causa dell’invasione russa, non sono possibili ulteriori emendamenti.

 

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