Lo Scaffale
07 agosto 2026 | di Laura Allevi

Il teatro è come la vita o forse è la vita stessa, un luogo in cui le persone sono sé stesse e mille altri sé, e la storia del teatro è tanto antica quanto esemplare dei cambiamenti che la società ha subito nel corso del tempo. A partire dal ruolo delle donne, cantate, rappresentante, caratterizzate, scritte fin dai primi momenti.

Ma per lunghissimo tempo di fatto assenti nella pratica: nessuna attrice, solo attori, nessuna autrice, solo autori.

Sara Urban, attrice, studiosa di storia del teatro e docente di recitazione, con “Indomabili bisbetiche” firma un saggio che intreccia ricerca, divulgazione e riflessione politica. Il libro esplora il rapporto tra teatro, corpo e rappresentazione, e mostra come la scena sia da sempre un luogo di confronto (talvolta di conflitto) e trasformazione culturale.

Il saggio è stato pubblicato nel febbraio di quest'anno dalla casa editrice “Le Plurali”, che conferma la propria vocazione alla pubblicazione di saggi divulgativi dedicati ai femminismi, alle questioni di genere e ai diritti. La collana "Le Bussole", cui appartiene il volume, mira a offrire strumenti di orientamento su temi contemporanei attraverso un linguaggio chiaro e un forte impianto divulgativo.

L'introduzione è curata da Amleta, associazione che opera contro discriminazioni, molestie e violenze nel mondo dello spettacolo. Il suo contributo colloca il libro nel dibattito attuale sulle condizioni di lavoro e sulla rappresentazione delle donne nelle arti performative, ed è con questo tema che Urban apre la propria discussione, mettendo subito al centro del dibattito le difficoltà che le donne hanno trovato e ancora oggi trovano nel vedersi rappresentante nel ruolo attivo di attrici, produttrici e registe e sottolineando come spesso ancora debbano subire vere e proprie violenze di genere.

La trattazione prosegue attraverso la storia delle donne a teatro e nel teatro, ma più che una storia lineare, “Indomabili bisbetiche” è un percorso intrapreso da una prospettiva femminista e intersezionale. Urban accompagna il lettore passo passo partendo dalle prime performer dell'antichità romana alle protagoniste della scena contemporanea, passando per figure decisive come Isabella Andreini, Sarah Bernhardt e numerose professioniste che hanno sfidato convenzioni artistiche e sociali. 

Il corpo diventa il filo conduttore dell'intero volume: cervello, voce, mani, piedi, il corpo nella sua interezza aprono e nominano i vari capitoli e vengono analizzati come strumenti espressivi e anche come territori sui quali si esercitano controllo, stereotipi e potere. Parallelamente, l'autrice riflette sulle forme di esclusione che hanno caratterizzato la storia dello spettacolo e sulle esperienze artistiche che hanno cercato di sovvertirle, mostrando come il teatro possa ancora oggi produrre immaginari alternativi e aprire nuovi spazi di libertà.

Ogni sezione è accompagnata da box che aprono a numerose riflessioni e approfondimenti, finestre con sprazzi di ulteriore conoscenza sul teatro, sulle sue forme e sulla storia della società.

A chiusura una toccante intervista a Mustafa Sheta, direttore del “The Freedom Theatre” di Jenin, che ci ricorda che il teatro, oltre ad essere il luogo della rappresentazione del noi, è anche simbolo di resistenza e memoria.

Il principale pregio del libro risiede nella capacità di intrecciare con grande agio divulgazione e profondità critica. Urban evita sia il tono accademico sia quello esclusivamente militante, preferendo una narrazione ricca di esempi, riferimenti storici e collegamenti con l'attualità. Il teatro non viene raccontato soltanto come disciplina artistica, ma come dispositivo culturale capace di riflettere e produrre rapporti di potere e leve di superamento degli equilibri che la contemporaneità fissa via via.

La scelta di organizzare il saggio attorno alle diverse parti del corpo è a tal scopo particolarmente efficace poiché, in modo originale e coerente, consente di attraversare secoli di storia senza trasformare il libro in una semplice successione cronologica di eventi. Ogni capitolo mette in dialogo esperienze lontane nel tempo, facendo emergere sorprendenti continuità tra il passato e il presente.

L'impianto teorico, riconducibile agli studi femministi contemporanei, rappresenta un ulteriore punto di forza nonché leva originale del volume. Chi condivide già questo orizzonte troverà un'analisi convincente e ben argomentata, chi è nuovo a questo approccio potrà aprire un'interessante porta di analisi e ricerca. Al tempo stesso Urban evita semplificazioni e slogan e sostiene le proprie tesi attraverso esempi concreti e un’ampia documentazione, arricchita da numerosi riferimenti bibliografici e fonti rigorose.

Una doverosa menzione allo stile: la scrittura è vivace, ricca di immagini teatrali e accessibile a un pubblico non specialistico, senza rinunciare al rigore della ricerca. Il risultato è un saggio che invita a guardare il teatro con occhi diversi e a interrogarsi sul modo in cui i corpi, tutti i corpi, vengono rappresentati e giudicati nello spazio pubblico.

“Indomabili bisbetiche” è una lettura consigliata a chi ama il teatro, gli studi di genere, la storia culturale e la saggistica divulgativa, a lettrici e lettori interessati ai linguaggi della contemporaneità. Un viaggio letterario originale, documentato e stimolante, capace di trasformare il palcoscenico in una lente attraverso cui osservare la società.

Indomabili Bisbetiche.
Guida femminista al teatro e ai corpi in scena
di Sara Urban

Le Plurali Editrice | Anno 2026

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