Immaginate di entrare in una stanza che assomiglia più a una spa che a un ospedale e di trovarvi di fronte a luci soffuse, a un colore tendente al dorato e a un’atmosfera eterea, a metà tra il metafisico e l’onirico. Arrivate su una pedana circolare che lentamente vi cala in un cilindro d’acqua. Nessun rumore (forse giusto un po’ di musica ambient). Una corona di sensori vi circonda mentre scendete gradualmente nell’acqua. 60 secondi dopo, la pedana ritorna al punto di prima, e voi potete continuare il percorso spa, con un massaggio o un bagno turco. All’uscita, vi ritrovate un referto completo di screening total body: tutto OK, torniamo alla vita normale.
Sembra una scena di Star Trek. O forse di Guerre Stellari, eppure dovrebbe essere realtà, perché è proprio questa l’idea dietro la nuova Midjourney Machine, un innovativo sistema di imaging presentato pochi giorni fa. Mi aspetto già un sopracciglio alzato da parte di chi sta leggendo: “ma come, non è un'azienda che si occupa di generazione di immagini con intelligenza artificiale?”. Esatto, eppure ha appena annunciato la nascita di una nuova divisione aziendale, “Midjourney Medical”, che si occupa dello sviluppo di questa macchina. La società, fondata da David Holz, ha promesso il rilascio di un nuovo tipo di scanner capace di acquisire immagini dell’intero corpo umano in circa sessanta secondi utilizzando ultrasuoni e intelligenza artificiale. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rendere l’imaging interno del corpo umano rapido, accessibile e sufficientemente semplice da trasformarlo in un’attività quasi quotidiana. L’annuncio è stato accompagnato da un video che sembrava uscito direttamente da una serie televisiva di fantascienza e che descriveva la scena in incipit. Non si tratterebbe (il condizionale è mio), però, soltanto di un concept: Midjourney ha promesso l’apertura, entro il 2027 a San Francisco, di una struttura chiamata “Midjourney Spa”, un luogo che dovrebbe combinare saune, piscine, percorsi benessere e scansioni corporee periodiche. L’idea è che l’esame diventi una sorta di sottoprodotto dell’esperienza nella Spa, permettendo alle persone di ricevere nel tempo una grande quantità di sanitari e di rappresentare un nuovo step nella medicina predittiva.
Non sarebbe (altro condizionale) un progetto solo di Midjourney: è in atto una collaborazione con Butterfly Network, azienda nota per aver sviluppato sistemi ecografici miniaturizzati e portatili, collegabili a smartphone o tablet, basati su tecnologia “ultrasound-on-chip”. Il prototipo attuale utilizzerebbe migliaia di moduli ecografici miniaturizzati (a formare la “corona”, appunto) e sarebbe associato all’intelligenza artificiale di Midjourney per ricostruire immagini tridimensionali del corpo attraverso tecniche tomografiche avanzate.
Non utilizzerò la solita figura retorica di “internet è esploso”: l’annuncio ha comunque generato una grossa discussione, proprio per le atmosfere sci-fi: infatti, il video è diventato subito virale tra gli appassionati di tecnologia e fantascienza, ed anche tra tanti medici di radiologia sempre sogniamo di osservare e analizzare l’interno del corpo umano senza bisturi e senza dolore. C’è chi ha parlato della fine della risonanza magnetica, o chi ha immaginato un futuro in cui ognuno possiederà una mappa tridimensionale del proprio corpo aggiornata in tempo reale, e chi, al contrario, ha liquidato tutto come l’ennesima promessa irrealistica della Silicon Valley.
Eppure, proprio mentre il clamore cresceva sui social network (o più probabilmente a causa del clamore), molti medici, anche radiologi, hanno fatto notare una cosa: che cosa abbiamo realmente visto? In fondo, è stato presentato un video, scintillante, delle immagini di concept. Nient’altro. Una cosa è presentare una visione del futuro (legittima), diverso è dimostrare che quella visione funziona davvero. Ed è qui che, da neuroradiologo e da appassionato di tecnologia, la vicenda diventa particolarmente interessante. Vivo questo dualismo come un simpatico dissidio interno, visto che la mia parte di nerd sci-fi dice “WOW”, ma la mia parte neuroradiologica mi tiene ancorato a terra soprattutto per i metodi usati per annunciare la “rivoluzione”.

A questo proposito è necessario fare un confronto con il passato radiologico.
Nel novembre del 1895 il fisico tedesco Wilhelm Conrad Röntgen osservò per la prima volta un fenomeno destinato a cambiare la storia della medicina: i raggi X. La scoperta avvenne per caso e poche settimane dopo realizzò quella che sarebbe diventata una delle immagini più celebri della storia della scienza, cioè la radiografia della mano della moglie Bertha.
Negli anni Settanta gli studi di Godfrey Hounsfield portarono alla nascita della tomografia assiale computerizzata, quella che oggi colloquialmente chiamiamo TAC (è più corretto dire TC, ne riparleremo in futuro): per la prima volta non ci si limitava più a osservare una proiezione bidimensionale, si poteva invece letteralmente sezionare il corpo in centinaia di strati virtuali, e diveniva visibile un organo che in radiografia visibile proprio non lo era, il cervello. Improvvisamente diventava possibile identificare emorragie cerebrali, tumori e lesioni interne con una precisione fino ad allora impensabile.
Negli anni Ottanta arrivò la risonanza magnetica: da neuroradiologo, è difficile spiegare quanto questa tecnologia abbia trasformato la nostra capacità di comprendere la patologia neurologica. Potevamo finalmente vedere sostanza bianca e sostanza grigia, infiammazione, tessuto neoplastico, attivazioni normali e le alterazioni che fino a pochi anni prima erano semplicemente invisibili.
Tutte queste innovazioni di cui vi ho parlato hanno una caratteristica comune: non erano soltanto una bella idea, piuttosto erano supportate da dati, immagini reali, confronti, studi clinici, risultati riproducibili.
E questo ci riporta a Midjourney.
Perché, a essere sinceri, l’idea proposta dall’azienda è tutt’altro che assurda: gli ultrasuoni sono già ampiamente usati in medicina, sono innocui (a differenza dei raggi X) ed inoltre la tecnologia dietro l’imaging ad ultrasuoni sta vivendo una trasformazione interessante, con la miniaturizzazione delle sonde e il miglioramento della risoluzione. E poi l’arrivo dell’Intelligenza Artificiale, con la sua impressionante capacità nella ricostruzione di immagini e nell’estrazione di informazioni da enormi quantità di dati. Non faccio fatica ad immaginare che tra vent’anni avremo sistemi di imaging ultrasonografico molto più avanzati di quelli attuali, anzi, mi stupirei del contrario.
Il problema è che qui non abbiamo dati concreti su cui basarci. Ed è qui che, da medico e da ricercatore, iniziano le mie perplessità: nel video pubblicato da Midjourney vediamo una visione, una promessa, ma non vediamo dati. Vediamo un timido confronto con esami RM, ma niente studi clinici. Per non parlare di assenza di rilievo di lesioni patologiche. In altre parole, non vediamo ancora ciò che trasforma una tecnologia affascinante in una tecnologia medica.

Chi lavora nell’imaging sa bene che il problema non è semplicemente “vedere”, vedere bene. Una lesione cerebrale può misurare pochi millimetri; un tumore prostatico clinicamente rilevante può essere difficile persino per una risonanza magnetica moderna.
Inoltre, c’è il “piccolo” problema della fisica degli ultrasuoni: trapassano poco (e male) l’osso, fanno a pugni con l’aria, e più una struttura è disomogenea, più ci sono problemi. Come vogliamo rilevare una metastasi sottotentoriale, circondata da strutture miste aria-osso?
Esiste poi un'ulteriore questione, meno intuitiva ma altrettanto importante: supponiamo che lo scanner funzioni, che cosa troveremo? Probabilmente moltissime cose, quasi sicuramente troppe: piccole cisti, noduli benigni, varianti anatomiche, alterazioni prive di qualsiasi conseguenza clinica.
In radiologia già ora conviviamo quotidianamente con questo fenomeno: più aumentiamo la nostra capacità di osservare il corpo umano, più aumentano le probabilità di trovare qualcosa che non avrebbe mai causato problemi. La vera sfida è distinguere ciò che conta da ciò che non conta.

Ed è una sfida che nessun algoritmo, almeno per ora, ha completamente risolto.
Comunque, la storia della medicina ci insegna che le rivoluzioni autentiche non vengono decretate da un video spettacolare: la TAC ha cambiato la medicina perché mostrava quello che prima era invisibile; la risonanza magnetica ha cambiato la medicina perché ha una risoluzione incredibile. Se lo scanner di Midjourney farà davvero parte di questo ristretto gruppo di tecnologie rivoluzionarie, non saranno le immagini promozionali a dimostrarlo, saranno gli studi clinici.
Quelli che, almeno per ora, stiamo ancora aspettando di vedere.





