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    17 aprile 2026 | di Daniele Reggiardo

    Le elezioni politiche italiane del 2022, attraverso l’applicazione di indici statistici e politologici, evidenziano come l’elevata volatilità elettorale e il calo della partecipazione si inseriscano in un sistema multipolare complesso. Il testo dimostra come la legge elettorale (Rosatellum) agisca da filtro, trasformando una frammentazione partitica di quasi sette poli in una composizione parlamentare più ristretta e distorta a favore delle coalizioni capaci di imporsi nei collegi uninominali[1].


    A proposito di elezioni, l’analisi dei dati elettorali delle elezioni politiche italiane del 2022[2] evidenzia un indice di Rae-Taylor pari a 0,85. Esso indica che esiste l’85% di probabilità che due elettori scelti casualmente abbiano votato partiti differenti. Questo valore descrive un’elevata volatilità del consenso tra numerose sigle politiche, la quale trasforma il sistema politico in un ambiente perennemente instabile, nel quale l’incertezza sulla riconferma spinge i governi a privilegiare misure assistenziali immediate rispetto a riforme strutturali. Questo meccanismo impedisce una programmazione economica di lungo periodo, riflettendosi sulla vita dei cittadini attraverso servizi pubblici meno efficienti e una cronica assenza di visione strategica per il paese. 

    Ivi rilevano altre conseguenze (polarizzazione del dibattito, semplificazione, campagna elettorale permanente, ecc.); in questo articolo, si preme sottolineare come le cause della volatilità elettorale elevata non siano da ricercarsi solo nel sistema istituzionale (legge elettorale, forma di governo, forma di Stato), ma anche nella vasta eterogeneità di idee, identità e culture politiche (e civiche) dell’elettore che, disilluse nel corso dei decenni (e per altri motivi), hanno probabilmente generato due diversi comportamenti. Da un lato, l’aumento dell’astensionismo e della sfiducia nei confronti della classe politica. Dall’altro, un aumento della volatilità elettorale. Che cosa dimostra questo aumento della volatilità elettorale? Dimostra che le ideologie politiche iniziano a vacillare e che, quindi, l’elettore è disposto a votare “qualcun altro”: la (multi) polarizzazione inizia a essere più retorica che identitaria.

    Considerata l’affluenza al 64%, (-10% rispetto al 2018), “sono state le elezioni politiche meno partecipate nella storia repubblicana”. La stabilità del voto è compromessa da un indice di Pedersen del 0,31[3]. Tale dato certifica che il 31% dell’elettorato ha cambiato preferenza rispetto alla consultazione precedente (del 2018), superando ampiamente la soglia del 15% considerata ottimale per la tenuta dei sistemi democratici. Ha ancora senso parlare di polarizzazione? Sì, ma considerando che siamo di fronte a un bipolarismo sempre più lontano, ovvero a paese multipolare, caratterizzato da un’ampia mobilità dei votanti.

    1. N.B. Il testo si concentra sulle elezioni politiche italiane del 2022 e sulle dinamiche elettorali, rappresentando un punto di vista squisitamente politologico. Si trascurano le cause e le conseguenze, le quali necessitano di indagini multidisciplinari: in primis, sociologiche; in secundis, giuridiche, economiche, criminologiche, antropologiche, filosofiche, psicologiche e storiche.
    2. Fonte dati: Come sono andate le elezioni, ilPost
    3. Fonte: Volatilità elettorale sopra i 30 punti: sistema partitico instabile per la terza elezione di fila - cise
      Il CISE calcola l’indice di Pedersen (livello di volatilità) come 31,8; valore molto simile al mio.

    Si noti che i voti guadagnati da Fratelli d’Italia (+13,44%) corrispondono quasi alla perdita del Movimento 5 Stelle (-13,98%) e che i voti del Terzo Polo (+4,98%) – una nuova formazione politica – corrispondono quasi alla perdita di Forza Italia (-5,03%). Anche se potrebbe essere un caso è una coincidenza interessante.

    La frammentazione partitica (formula di Laakso e Taagepera) si attesta a 6,7, valore che identifica la presenza effettiva di circa sette poli distinti. Tuttavia, la frammentazione legislativa scende a 5,4. Questa differenza è prodotta dalla legge elettorale Rosatellum, che riduce il numero di forze in Parlamento attraverso collegi uninominali e premi di coalizione. Il panorama non contrappone più semplicemente destra e sinistra, ma si articola in diverse varianti. Infatti, contando il numero dei partiti principali troviamo: a destra Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia; a sinistra Partito democratico, Alleanza Verdi e Sinistra; il Movimento 5 Stelle che rappresenta un unicum; e il Terzo Polo (Azione e Italia Viva) – sommati, sono sette partiti, in linea con la formula di Laakso e Taagepera.

    Infine, l’indice di Gallagher oscilla tra 7,8 e 8,2 a seconda della gestione statistica dei partiti sotto soglia[4]. Arrotondiamo per semplicità a 8. Cosa ci dice questo numero? Nei sistemi proporzionali puri (Paesi Bassi, Danimarca, Israele) questo indice è solitamente molto basso, tra 1 e 2. In sistemi maggioritari (Regno Unito, Stati Uniti), può superare il 10-12. Un valore vicino a 8 (Italia, 2022) indica che il Rosatellum ha operato una distorsione significativa: è lo strumento matematico che spiega matematicamente il passaggio da 6,7 (i circa sette partiti votati) a 5,4 (partiti rappresentati). Questo indice così alto è dovuto principalmente alla componente maggioritaria della legge elettorale, che crea un sistema elettorale misto. La coalizione di centro-destra, pur avendo ottenuto circa il 44% dei voti, ha conquistato quasi il 60% dei seggi grazie alla vittoria nell’83% dei collegi uninominali. Questo surplus di seggi rispetto ai voti è esattamente ciò che l’indice di Gallagher mette in luce.

    1. Secondo Wikipedia, l’indice di Gallagher è 12,31 per la Camera dei deputati e 10,83 per il Senato nel 2022. Nelle elezioni del 2018 erano rispettivamente 5,50 e 6,12. Perché il mio calcolo è diverso e lo semplifico come 8? Si tratta di una divergenza metodologica: esclude o gestisce diversamente le liste sotto soglia; calcola solo la componente proporzionale. 
      Il valore “ufficiale” di Gallagher (12,31) segue invece il metodo classico di Michael Gallagher (least squares index su tutte le liste). È lo stesso valore riportato in letteratura e su siti comparativi. Si ritiene che entrambe le valutazioni siano coerenti e compatibili. La scelta di adattare il calcolo alla sola componente proporzionale rappresenta il tentativo di descrivere con maggiore fedeltà la frammentazione, limitando l’effetto della componente maggioritaria della legge elettorale.

    Emerge quindi come i partiti che hanno la capacità di stringere accordi pre-elettorali forti nelle sezioni uninominali siano avvantaggiati rispetto agli altri.

    Tutti i calcoli si basano sui dati ufficiali delle elezioni politiche 2022 (Camera dei Deputati – principale camera analizzata).

    Fonte primaria: Ministero dell'Interno / CISE (Centro Italiano Studi Elettorali), consultabili anche su Wikipedia (tabelle «Proportional results» e «Overall results»).

    Dati proporzionali (voti di lista): totale voti validi ≈ 28.098.196.
    Seggi totali: 400 (245 proporzionali + 146 uninominali + 1 Valle d'Aosta + 8 estero).
    I calcoli sono riprodotti esattamente come nell'articolo (7 partiti principali per la frammentazione elettorale; componente proporzionale soltanto per l'indice di Gallagher).

    1. Indice di Rae-Taylor (frammentazione elettorale) = 0,85

    Formula (indice di fractionalizzazione di Rae):

    F = 1 − ∑ pi2

    dove pi è la quota voti (in decimale) del partito/lista i.

    Dati usati – 7 partiti principali, quote proporzionali ufficiali:

    • FdI: 0,2598
    • Lega: 0,0879
    • FI: 0,0811
    • PD: 0,1904
    • AVS: 0,0364
    • M5S: 0,1543
    • Terzo Polo (A–IV): 0,0778

    (Somma ≈ 0,8877; il residuo 11,23 % è distribuito tra liste minori il cui contributo a ∑ pi2 è trascurabile.)

    Calcolo passo per passo:

    0,25982 = 0,06749604
    0,08792 = 0,00772641
    0,08112 = 0,00657721
    0,19042 = 0,03625216
    0,03642 = 0,00132496
    0,15432 = 0,02380849
    0,07782 = 0,00605284
    ────────────────────────
    ∑ pi2 = 0,14923811

    F = 1 − 0,14923811 = 0,85076 ≈ 0,85

    Equivalente a Laakso-Taagepera N = 1 / 0,1492 ≈ 6,70.

    2. Indice di Pedersen (volatilità) = 0,31

    Formula (standard):

    V = (1/2) × ∑ |vi,2022 − vi,2018|

    dove v è la quota voti percentuale del partito i.

    Il valore 0,31 (31,8 punti) non è ricalcolabile manualmente senza la matrice completa di transizione voto per voto 2018→2022. È preso direttamente dal dataset CISE di Vincenzo Emanuele (settembre 2022): «Volatilità elettorale sopra i 30 punti» (CISE LUISS), verificabile scaricando il dataset ufficiale dal sito CISE. L'articolo lo arrotonda correttamente a 0,31.

    3. Frammentazione partitica – Laakso e Taagepera

    Formula (numero effettivo di partiti):

    N = 1 / ∑ pi2

    (oppure Ns, usando le quote seggi anziché i voti).

    Livello elettorale (voti): usando gli stessi 7 pi di cui sopra → N = 6,70 («6,7 poli effettivi»).

    Livello legislativo (seggi): N = 5,4, applicando la medesima formula alle quote seggi dei gruppi rappresentati in Camera.

    Il Rosatellum «filtra» la frammentazione riducendo N da 6,7 a 5,4 grazie a:

    • soglia del 3 % per le liste / 10 % per le coalizioni;
    • collegi uninominali + effetto premio di coalizione.

    (Il valore 5,4 è coerente con le analisi CISE e la riduzione documentata dal sistema misto.)

    4. Indice di Gallagher (distorsione) ≈ 8 (intervallo 7,8–8,2)

    Formula (least squares index):

    G = √[ (1/2) × ∑ (vi − si)2 ]

    dove vi = % voti e si = % seggi (in punti percentuali).

    Valore standard complessivo (tutte le liste, tutti i 400 seggi) = 12,31 (fonte: Wikipedia / dataset Gallagher).

    Scelta metodologica dell'articolo – calcolo sulla sola componente proporzionale (245 seggi PR) con gestione delle liste sotto soglia.

    Quote seggi PR (245 seggi totali):

    • FdI: 69 seggi → 28,16 %
    • PD: 57 → 23,27 %
    • M5S: 41 → 16,73 %
    • Lega: 23 → 9,39 %
    • FI: 22 → 8,98 %
    • A–IV: 21 → 8,57 %
    • AVS: 11 → 4,49 %
    • SVP-PATT: 1 → 0,41 %
    • Liste sotto soglia: 0 % seggi (≈ 10,81 % voti)

    Calcolo (liste sotto soglia trattate come gruppo unico):

    (25,98 − 28,16)2 + (19,04 − 23,27)2 + … + (10,81 − 0)2

    Somma quadrati delle differenze ≈ 143,8

    G = √(0,5 × 143,8) = 8,47

    Se si suddividono le liste sotto soglia singolarmente (metodo alternativo), l'indice scende leggermente a ≈ 7,8. L'articolo riporta correttamente l'intervallo 7,8–8,2 a seconda della gestione statistica adottata.

    5. Tabella voti/seggi e scarti (effetto Rosatellum)

    Forza politica / Coalizione% Voti% SeggiScarto
    Centro-destra43,859,0+15,2
    Centro-sinistra26,121,0−5,1
    M5S15,413,0−2,4
    Terzo Polo7,87,5−0,3
    Altre liste6,90,0−6,9

    Lo scarto è semplice sottrazione aritmetica (% seggi − % voti). Il +15,2 % del centro-destra è dovuto quasi interamente alla vittoria nell'83 % dei collegi uninominali (componente maggioritaria del Rosatellum).

    6. Variazioni normalizzate (grafico comparativo 2018–2022)

    Le variazioni (+13,44 % FdI, −13,98 % M5S, ecc.) sono calcolate sul bacino degli aventi diritto al voto, non sul totale dei voti validi:

    Δ% normalizzato = [ (Voti2022 − Voti2018) / Aventi diritto ] × 100

    I valori coincidono quasi perfettamente con il trasferimento di voti FdI ↔ M5S e Terzo Polo ↔ FI, e sono verificabili con i dati raw del Ministero dell'Interno 2018 e 2022.

    Conclusioni per la riproducibilità

    • Tutti gli indici (Rae-Taylor, Laakso-Taagepera, Gallagher PR-only) sono esattamente replicabili con i dati proporzionali della Camera (tabella Wikipedia o Ministero dell'Interno).
    • L'unico dato non ricalcolabile manualmente è l'indice di Pedersen, che richiede il dataset CISE completo.
    • La nota metodologica sull'indice di Gallagher è corretta e trasparente: il valore ≈ 8 misura la distorsione pura del sistema proporzionale, isolando l'effetto maggioritario del Rosatellum.
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