In copertina: Nastri con i colori della bandiera ucraina, Ukraine Media Center
Estero
24 febbraio 2026 | di Ernesto Vinci


Nelle città ucraine senza luce, dove le temperature invernali scendono fino a -30°C, milioni di persone affrontano il loro quarto inverno di guerra. Mentre il mondo commemora l’anniversario dell’invasione russa del 24 febbraio 2022, l’Ucraina continua a resistere, ma a un costo elevatissimo che si misura in vite umane, infrastrutture distrutte e un futuro ancora incerto.

Quattro anni dopo, il bilancio è drammatico. Oltre 15.000 civili morti accertati, milioni di sfollati, città ridotte in macerie. Ma dietro ogni numero c’è una storia di resistenza, di sofferenza, di speranza. Questa è la fotografia di un conflitto che ha ridefinito gli equilibri internazionali globali e che non sembra destinato a concludersi presto.

A shattered window in an apartment after russian strikes on Kyiv, January 9, 2026 by Media Center Ukraine

I numeri della devastazione

Le cifre ufficiali raccontano solo una parte della tragedia. Secondo l’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), al 16 febbraio 2026 le vittime civili dall’inizio dell’invasione ammontano a 55.600, con 14.999 morti e 40.601 feriti. Il 2025 è stato l’anno più letale: 2.514 persone hanno perso la vita, con un incremento del 31% rispetto al 2024.

Ma questi numeri, per quanto drammatici, rappresentano probabilmente solo la punta dell’iceberg. Le Nazioni Unite avvertono che il bilancio reale delle vittime civili è considerevolmente più alto, data l’impossibilità di verificare le morti nelle aree sotto occupazione russa, nei territori contesi e nelle zone di combattimento attivo. Intere città come Mariupol hanno vissuto assedi durissimi i cui effetti sulla popolazione civile potrebbero non essere mai completamente documentati.

Sul fronte militare, le stime parlano di un bilancio ancora più impressionante. Secondo le analisi del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di gennaio 2026, la Russia conta circa 1,2 milioni di vittime (tra morti, feriti e dispersi), con un numero di caduti stimato tra 267.000 e 385.500 soldati. L’Ucraina, dal canto suo, ha riportato perdite significative: il presidente Zelenskyy ha dichiarato a metà febbraio 2026 che 55.000 soldati ucraini sono caduti, mentre il bilancio complessivo delle vittime ucraine (morti, feriti e dispersi) è stimato tra 500.000 e 600.000 dal Center for Strategic and International Studies. Il totale combinato delle vittime di entrambe le parti potrebbe raggiungere i 2 milioni entro la primavera del 2026. Cifre che riportano alla mente i conflitti del secolo scorso.

Il territorio controllato dalla Russia si estende su circa 45.835 miglia quadrate (circa 118.713 chilometri quadrati), pari a circa il 20% dell’Ucraina, includendo la Crimea e i territori occupati prima del 2022. Dal 24 febbraio 2022, la Russia ha conquistato ulteriori 29.210 miglia quadrate (circa 75.654 chilometri quadrati), pari al 13% del territorio ucraino. Nel 2025, la Russia ha guadagnato circa 2.171 miglia quadrate (5.623 chilometri quadrati), il maggiore avanzamento territoriale annuale dall’inizio dell’invasione nel 2022, anche se l’avanzata procede a un ritmo stentato, misurato in metri piuttosto che chilometri.

L’inverno della sopravvivenza

L’inverno 2025-2026 ha portato una nuova dimensione alla crisi umanitaria. Gli attacchi mirati alle infrastrutture energetiche ucraine hanno ridotto la capacità di generazione elettrica del paese da 33,7 gigawatt a circa 14 gigawatt, meno della metà della capacità pre-bellica. Migliaia di trasformatori, centrali elettriche e sottostazioni sono stati danneggiati o distrutti in una campagna sistematica che ha lasciato milioni di ucraini senza elettricità, riscaldamento e acqua corrente.

Nelle città colpite, la vita quotidiana è diventata una lotta per la sopravvivenza. A Kyiv, Kharkiv, Odesa e in decine di altre città, i residenti affrontano blackout programmati che possono durare fino a 20 ore al giorno. Con temperature che oscillano tra -15°C e, nelle regioni orientali, fino a -30°C, l’assenza di riscaldamento è una minaccia esistenziale.

Gli attacchi russi sono proseguiti anche nel febbraio 2026. Il 2-3 febbraio, la Russia ha lanciato quello che è stato descritto come il più grande attacco aereo dell’anno, con 450 droni e 71 missili che hanno colpito l’infrastruttura energetica ucraina, lasciando oltre 1.170 edifici di Kyiv senza riscaldamento e danneggiando una centrale elettrica a Kharkiv oltre ogni possibilità di riparazione, privando 300.000 persone dell’elettricità. Il 7 febbraio, un nuovo massiccio attacco ha causato blackout di emergenza in quasi tutte le regioni.

Danni alla centrale termoelettrica Darnytska di Kiev, danneggiata da un attacco russo, 4 febbraio 2026, Dmytro Vasyliev, Ukraine Media Center

Ma l’ingegnosità e la resilienza del popolo ucraino si manifestano anche in queste condizioni estreme. Comunità intere si sono organizzate in reti di mutuo soccorso. Punti di riscaldamento collettivi, chiamati “punti di invincibilità”, offrono calore, elettricità per ricaricare dispositivi e un posto dove socializzare. Generatori diesel ronzano in ogni quartiere, alimentando piccoli gruppi di appartamenti. Sistemi solari improvvisati spuntano sui tetti. La tecnologia si mescola con soluzioni ancestrali: accanto ai pannelli solari, stufe a legna artigianali.

Generatori accesi in una strada di Odesa, mantenendo attivi i servizi essenziali durante il blackout, dicembre 2025 di Yuri Bershadsky

Sul campo: la situazione militare

La linea del fronte si è consolidata in uno stallo logorante che ricorda i conflitti di trincea del passato. Nonostante la sua superiorità numerica e logistica, le forze di Mosca pagano un prezzo altissimo per ogni metro di territorio conquistato.

Secondo il Center for Strategic and International Studies (CSIS), la Russia ha perso oltre 17.000 veicoli corazzati dall’inizio dell’invasione, una cifra che supera l’intero inventario pre-guerra di molti eserciti europei. Le perdite ucraine, sebbene significative, sono state contenute grazie a tattiche difensive più efficaci e all’uso di armamenti occidentali di precisione.

L’Institute for the Study of War (ISW) descrive la situazione come uno “stallo operativo” in cui nessuna delle due parti ha la capacità di ottenere una vittoria decisiva nel breve termine. Le forze russe concentrano i loro sforzi nel Donbass, cercando di consolidare il controllo sulle regioni che hanno annesso unilateralmente, mentre l’Ucraina mantiene una postura prevalentemente difensiva, conservando le forze in attesa di nuovi rifornimenti occidentali.

Fonte: Institute for the Study of War (ISW), Assessed Control of Terrain in the Russo-Ukrainian War, February 22, 2026, understandingwar.org

La guerra si combatte anche nei cieli e nel cyberspazio. I droni, sia d’attacco che da ricognizione, sono diventati protagonisti assoluti del conflitto. L’Ucraina ha dimostrato una capacità sorprendente di colpire obiettivi strategici russi in profondità, incluse raffinerie di petrolio e depositi militari a centinaia di chilometri dal fronte. Parallelamente, la Russia continua la sua campagna di bombardamenti contro infrastrutture civili e obiettivi economici.

La svolta di Starlink: un vantaggio russo neutralizzato

Nei primi giorni di febbraio 2026, l’Ucraina ha ottenuto una vittoria significativa nella guerra tecnologica che accompagna il conflitto sul campo: il blocco dei terminali Starlink utilizzati dalle forze russe. Questa mossa, descritta da alcuni comandanti ucraini come una “catastrofe” per Mosca, ha privato le truppe russe di uno strumento divenuto cruciale per le loro operazioni.

Starlink, il sistema di internet satellitare di proprietà di SpaceX di Elon Musk, era stato attivato in Ucraina nei primi giorni dell’invasione del febbraio 2022, su richiesta del ministro ucraino Mykhailo Fedorov. Da allora, oltre 50.000 terminali sono stati consegnati all’Ucraina, diventando essenziali per le comunicazioni militari ucraine in prima linea. A differenza delle comunicazioni radio tradizionali, Starlink offre connessioni sicure, criptate e resistenti al jamming elettronico russo.

Tuttavia, nel corso del 2024 e soprattutto nel 2025, le forze russe avevano trovato il modo di procurarsi terminali Starlink attraverso paesi terzi, aggirando le sanzioni che vietano la vendita o l’utilizzo del sistema in Russia. Questi terminali erano stati integrati nei sistemi di comando e controllo russi e montati sui droni d’attacco Geran-2 (la versione russa dello Shahed iraniano). I droni equipaggiati con Starlink erano diventati estremamente pericolosi: immuni al jamming elettronico ucraino, potevano essere controllati in tempo reale dagli operatori russi anche a centinaia di chilometri di distanza, e la loro traiettoria poteva essere modificata in volo per colpire obiettivi di opportunità.

Il 27 gennaio 2026, un drone Geran equipaggiato con Starlink aveva colpito un treno in movimento nell’Ucraina settentrionale, uccidendo cinque persone e ferendone due. Un tipo di attacco che nel 2022 sarebbe stato impossibile, ma che la tecnologia Starlink aveva reso realizzabile.

A fine gennaio 2026, il Ministero della Difesa ucraino ha contattato SpaceX per affrontare il problema. La soluzione è stata tanto semplice quanto efficace: creare una “lista bianca” di terminali verificati e registrati utilizzati dalle forze ucraine, bloccando tutti gli altri terminali geolocalizzati nel territorio ucraino. Il nuovo ministro della difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, 35 anni ed ex ministro della trasformazione digitale, ha coordinato personalmente l’operazione.

Il 1° febbraio, Elon Musk ha scritto su X: “Sembra che i passi che abbiamo compiuto per fermare l’uso non autorizzato di Starlink da parte della Russia abbiano funzionato. Fateci sapere se c’è bisogno di fare di più.” Nei giorni successivi, SpaceX ha implementato il sistema di “lista bianca”, che viene aggiornato ogni 24 ore. I terminali sono stati anche configurati per spegnersi automaticamente se si muovono a più di 90 km/h, prevenendo il loro utilizzo sui droni.

Il 5 febbraio, Fedorov ha confermato: “I terminali Starlink aggiunti alla ‘lista bianca’ stanno funzionando. I terminali russi sono già stati bloccati.” Una fonte dello Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine ha dichiarato che “tutti gli Starlink russi sono stati disattivati” lungo la linea del fronte.

L’impatto sulle operazioni russe è stato immediato. Blogger militari russi hanno iniziato a commentare le interruzioni già dal 4 febbraio. Boris Rozhin, un noto blogger filorusso, ha scritto in un post su Telegram: “Sì, avrà un certo impatto sulla disponibilità di internet sul campo” e “sì, non ci sono alternative al momento.” Soldati russi nelle zone contestate come Kupiansk hanno lamentato di essere stati “privati di qualsiasi modo di comunicare con la terraferma”.

Andriy Pronin, uno dei pionieri dell’uso militare dei droni in Ucraina, ha descritto l’effetto con crudezza: “Stanno urlando di disperazione. Sono come gattini ciechi adesso.” Serhiy “Flash” Beskrestnov, consigliere del Ministero della Difesa ucraino per la tecnologia e la guerra con i droni, ha dichiarato: “Il nemico al fronte non ha un problema, il nemico ha una catastrofe.”

L’11 febbraio un funzionario senior della NATO ha confermato che le forze ucraine hanno ottenuto progressi nella regione meridionale di Zaporizhzhya dopo che le unità russe hanno perso l’accesso a Starlink. “Togliere quel collegamento ha messo i russi in una situazione piuttosto difficile dal punto di vista del comando e controllo,” ha dichiarato il funzionario. “Qualunque alternativa la Russia riesca a trovare probabilmente non sarà altrettanto efficace.”

Il Cremlino non ha un’alternativa domestica comparabile a Starlink. I piani di Mosca per lanciare una propria costellazione di satelliti in orbita bassa sono hanno patito diversi ritardi: il lancio dei primi 16 di una prevista flotta di 300 satelliti è stato rimandato dalla fine del 2025 al 2026, e il progetto è ancora lontano dall’essere operativo.

Il ministro della difesa ucraino Fedorov ha sottolineato l’importanza del successo: “I droni russi equipaggiati con terminali erano difficili da abbattere. Volavano a bassa quota, erano resistenti alla guerra elettronica e venivano controllati dagli operatori in tempo reale, anche a lunghe distanze. Grazie ai primi passi compiuti nei giorni scorsi, nessun ucraino è stato ucciso da droni russi che utilizzano Starlink, e questo non ha prezzo.”

Tuttavia, alcuni comandanti ucraini sul campo hanno avvertito che l’effetto potrebbe essere temporaneo. “Architect”, un operatore di droni 32enne, ha dichiarato: “Questo ci darà solo qualche settimana e renderà il retro un po’ più sicuro.” Un vice comandante di battaglione della 38ª Brigata Marina dispiegato sul fronte di Myrnohrad ha notato: “Gli assalti non si sono fermati ma sono rallentati.”

La situazione ha però rivelato anche vulnerabilitàl blocco iniziale ha colpito anche i terminali Starlink ucraini non forniti direttamente dal Ministero della Difesa ma acquistati privatamente da civili e organizzazioni di beneficenza. “Le comunicazioni sono state interrotte per due giorni fino a quando non abbiamo capito la procedura della lista bianca”, ha raccontato Kyrylo, un militare nella regione settentrionale di Kharkiv.

In una dimostrazione di guerra cibernetica offensiva, la 256ª Divisione di Assalto Cyber ucraina, insieme a InformNapalm e MILITAN, ha creato una trappola sofisticata. Sapendo che i russi cercavano “drop”, persone disposte ad attivare terminali in Ucraina per denaro, è stata sviluppata una rete di canali Telegram e bot che offrivano ai russi di registrare i loro terminali. Attraverso questa operazione, sono state raccolte informazioni su 2.420 terminali Starlink russi e posizioni precise in prima linea e sono state anche ottenuti $5.870 in donazioni da militari russi, successivamente rediretti alle esigenze delle Forze Armate ucraine. Inoltre, hanno identificato 31 ucraini che tentavano di assistere i russi, trasmettendo le loro informazioni personali ai servizi di sicurezza competenti.

Il blocco di Starlink rappresenta un esempio di come la tecnologia moderna possa ribaltare rapidamente gli equilibri sul campo di battaglia. Ciò che era diventato un vantaggio tattico per la Russia è stato trasformato in una vulnerabilità sfruttata dall’Ucraina. La vicenda sottolinea anche l’importanza del controllo civile sulle tecnologie dual-use e il ruolo che le aziende private possono giocare nei conflitti moderni.

Contrattacco in Zaporizhzhia: piccoli successi in un contesto difficile

Il blocco dei terminali Starlink russi ha avuto un impatto immediato sul campo di battaglia, in particolare nella regione di Zaporizhzhia, dove le forze ucraine hanno potuto sfruttare la temporanea disorganizzazione russa per lanciare operazioni localizzate di contrattacco.

L’11 febbraio 2026, il 33° Reggimento d’Assalto Separato delle Forze di Terra ucraine ha annunciato la liberazione del villaggio di Kosivtseve, nella regione di Zaporizhzhia. Il reggimento ha condotto operazioni di ricerca e attacco, oltre ad azioni di contro-sabotaggio in un’area specifica. “Come parte dell’operazione, il villaggio di Kosivtseve nella regione di Zaporizhzhia è stato ripulito dagli occupanti russi”, si legge nel comunicato ufficiale. Il villaggio, che prima della guerra ospitava 170 persone e copre un’area di 6,2 chilometri quadrati, è ora sotto il pieno controllo delle Forze di Difesa ucraine, anche se alcune mappe OSINT come DeepState lo classificano ancora come “zona grigia” data la fluidità della situazione.

Kosivtseve fa parte della comunità di Ternuvate e si trova a solo 1 chilometro dal villaggio omonimo, anch’esso teatro di intensi combattimenti nei giorni precedenti. Le forze ucraine erano riuscite a riprendere piede a Ternuvate dopo che le forze russe l’avevano conquistato solo una settimana prima, dimostrando la capacità dell’Ucraina di rispondere rapidamente quando le condizioni lo permettono.

Tuttavia, è importante contestualizzare questi successi tattici nel quadro strategico più ampio. La situazione in Zaporizhzhia rimane estremamente critica per l’Ucraina. Il contingente russo “Vostok” (Est), formato da forze del Distretto Militare Orientale, avanza da più di un anno e mezzo e ha conquistato più territorio di qualsiasi altra formazione russa. Le sue unità hanno sequestrato una serie di roccaforti ucraine una dopo l’altra: Vuhledar, Velyka Novosilka e Huliaipole.

Attualmente, le forze russe che hanno attraversato il fiume Haichur vicino a Huliaipole stanno cercando di ampliare la loro testa di ponte. Il contingente Vostok si trova a circa 30 chilometri di distanza da Orikhiv, la prossima grande città fortificata ucraina nella regione di Zaporizhzhia - la stessa distanza che ha già percorso dalla fine di ottobre, quando ha catturato il villaggio di Vyshneve. In quel periodo, le forze russe si sono aperte la strada attraverso due barriere d’acqua relativamente grandi: i fiumi Yanchur e Haichur.

Nel frattempo, il raggruppamento russo “Dnepr” che avanza su Orikhiv da ovest si trova a soli 20 chilometri dalla città, anche se i suoi progressi sono stati considerevolmente più lenti. L’Ucraina ha riunito riserve da diversi reggimenti d’assalto per contrastare l’avanzata, con l’obiettivo almeno di rallentare il contingente Vostok nella valle del fiume Haichur. Tra queste, la 82ª Brigata d’Assalto Aereo, ridistribuita dal settore di Pokrovsk.

Nei giorni recenti, l’Ucraina ha tentato contrattacchi con colonne meccanizzate a sud-ovest di Huliaipole, un’area in cui le truppe russe stavano avanzando rapidamente. L’esito di questi contrattacchi è incerto, a parte video open-source che mostrano perdite di equipaggiamento ucraino. Tuttavia, le truppe d’assalto ucraine sono riuscite a ristabilire una posizione a Ternuvate, e stanno avanzando non solo sulla sponda occidentale dell’Haichur ma anche sul lato orientale.

Vladyslav Voloshin, portavoce delle Forze di Difesa del Sud dell’Ucraina, ha minimizzato le affermazioni dei blogger militari russi secondo cui Kyiv avrebbe lanciato una controffensiva più ampia nella regione, affermando che il targeting dei gruppi di infiltrazione russi da parte dell’Ucraina non equivale a una controffensiva completa. Voloshin ha suggerito che le unità russe potrebbero esagerare i guadagni ucraini per coprire i propri falsi rapporti ai loro superiori, un fenomeno comune quando le cose sul campo non vanno secondo i piani.

Secondo Meduza, che ha analizzato gli sviluppi sul campo, l’Ucraina ha due sfide chiave: il vantaggio numerico di Vostok e il tempo. Il comando ucraino potrebbe presto dover spostare la sua attenzione al Donbass centrale, dove le truppe russe hanno iniziato un’offensiva verso Kramatorsk e Sloviansk. A meno che il comando non decida di ritirare scarse riserve da altri settori, le forze ucraine non avranno la forza per eliminare tutte le teste di ponte russe sull’Haichur. E non ne avranno il tempo: offensive russe in altri settori stanno già prendendo il via come parte della campagna primaverile.

Gli attacchi ucraini rappresentano quindi operazioni tattiche limitate volte a rallentare l’avanzata russa piuttosto che una controffensiva strategica. L’obiettivo ucraino è chiaro: rallentare la spinta russa verso Orikhiv da est e guadagnare tempo per consolidare le difese. Tuttavia, a meno che non arrivino rifornimenti sostanziali di armamenti occidentali e rinforzi, la capacità dell’Ucraina di mantenere queste operazioni offensive anche localizzate rimane limitata.

Nelle notti del 15-16 febbraio, le forze ucraine hanno continuato a colpire concentrazioni di truppe russe e obiettivi strategici nella regione. I difensori ucraini hanno colpito un’area di concentrazione di truppe russe nell’insediamento di Kalynivka sul territorio temporaneamente occupato della regione di Zaporizhzhia. Il 15 febbraio, un hub di comunicazioni russo è stato colpito nell’area di Novopavlivka nel territorio temporaneamente occupato della regione di Donetsk, e un comando UAV russo è stato colpito nell’insediamento di Zatyshok.

Questi piccoli successi tattici dimostrano che, anche in condizioni estremamente difficili e con risorse limitate, le forze ucraine mantengono la capacità di lanciare operazioni offensive localizzate quando si presentano opportunità. Il blocco di Starlink ha fornito una di queste finestre, anche se temporanea. La vera domanda è se l’Ucraina potrà trasformare questi successi tattici in guadagni strategici più duraturi, o se rimarranno episodi isolati in un contesto di graduale ritirata difensiva.

Resta da vedere se la Russia riuscirà a sviluppare alternative efficaci o a trovare nuovi modi per aggirare il blocco. Per ora, però, questo è un chiaro vantaggio per l’Ucraina nella guerra tecnologica che accompagna il conflitto convenzionale.

La diplomazia: tra speranze e impasse

L’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti nel novembre 2024 ha introdotto un elemento di incertezza nelle dinamiche diplomatiche. Durante la campagna elettorale, Trump aveva promesso di “risolvere la guerra in 24 ore”, alimentando sia speranze che preoccupazioni tra gli alleati europei dell’Ucraina.

A partire da fine gennaio 2026, si sono svolti diversi round di colloqui trilaterali mediati dagli Stati Uniti ad Abu Dhabi. Il primo round, tenutosi a fine gennaio, è stato descritto dal presidente Zelenskyy come insolitamente “focalizzato”, ma ha prodotto poco oltre uno scambio di 157 prigionieri di guerra da ciascuna parte. Un secondo round si è svolto il 4-5 febbraio, sempre ad Abu Dhabi, e un terzo round è previsto per il 17-18 febbraio 2026 a Ginevra.

Tuttavia, le posizioni fondamentali delle parti rimangono inconciliabili. La Russia insiste sulla cessione permanente dei territori occupati, pretende che l’Ucraina ritiri le proprie forze dall’intera regione del Donbass (incluse le città pesantemente fortificate che formano le difese principali dell’Ucraina), chiede il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhia (la più grande d’Europa, attualmente sotto occupazione russa), e garanzie vincolanti sul fatto che l’Ucraina non entrerà mai nella NATO. L’Ucraina, dal canto suo, rifiuta qualsiasi soluzione che legittimi l’occupazione e richiede garanzie di sicurezza concrete, possibilmente sotto forma di adesione alla NATO o di un trattato di difesa collettiva equivalente.

Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha mantenuto una linea ferma, definendo “un po’ folle” l’idea che l’Ucraina si ritiri dal proprio territorio o lo scambi. Ha sottolineato che migliaia di ucraini sono morti difendendo il Donbass, e che 200.000 persone vivono ancora lì. Mosca, attraverso il presidente Vladimir Putin, ha risposto con richieste che Kyiv considera inaccettabili, creando un vicolo cieco diplomatico.

L’amministrazione Trump ha espresso frustrazione per la persistente mancanza di progressi nei negoziati e ha fissato una scadenza a giugno 2026 per raggiungere un accordo di pace. Gli analisti internazionali temono peròche l’unica via d’uscita realisticamente perseguibile nel breve termine possa essere un “conflitto congelato” simile a quelli visti in Georgia o nel Nagorno-Karabakh: una cessazione delle ostilità attive senza un accordo di pace formale, lasciando irrisolte le questioni territoriali e creando zone di tensione permanente. Uno scenario che nessuna delle parti desidera ufficialmente, ma che potrebbe emergere per esaurimento.

Crimini di guerra e giustizia internazionale

A febbraio 2026, l’Ucraina ha registrato circa 180.000 casi di crimini di guerra e violazioni dei diritti umani dall’inizio dell’invasione, un aumento significativo che testimonia la portata sistematica delle atrocità. Ma mentre la documentazione cresce, il sistema di giustizia internazionale affronta sfide senza precedenti.

Tra tutti i crimini documentati, forse nessuno è così devastante per il futuro dell’Ucraina come il rapimento e la deportazione sistematica di bambini ucraini. Le stime variano drammaticamente: 19.546 casi confermati dall’Ucraina, circa 35.000 secondo lo Yale Humanitarian Research Lab, mentre la commissaria russa per i diritti dei minori Maria Lvova-Belova (ricercata dalla CPI) ha affermato che oltre 700.000 bambini ucraini sono stati “ricollocati” in Russia. La controparte ucraina di Lvova-Belova stima che il numero reale si aggiri tra 200.000 e 300.000.

I minori deportati, di età compresa tra pochi mesi e 17 anni, vengono sottoposti a intense campagne di russificazione e militarizzazione: sono costretti a parlare russo, cantare l’inno nazionale russo, partecipare a marce militari e maneggiare armi da fuoco. Molti sono stati inseriti in sistemi di adozione forzata, con documenti falsificati che li presentano come cittadini russi di nascita.

Un rapporto dell’OSCE del 2023 ha concluso che la Russia “ha manifestamente violato ripetutamente il miglior interesse di questi bambini”, identificando violazioni di 14 articoli della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia. Putin stesso ha avallato norme per facilitare l’adozione e la naturalizzazione di questi bambini, ed è ricercato dalla CPI proprio per questi crimini.

Family at the train station in Lviv by the Voices of Children Charitable Foundation

La Russia, inoltre, ha intensificato la sua guerra contro le istituzioni legali internazionali. In risposta al mandato d’arresto emesso contro di lui nel marzo 2023, Putin ha emesso contro-mandati per l’arresto del personale della Corte Penale Internazionale. A dicembre 2025, un tribunale di Mosca ha condannato in contumacia il procuratore capo della CPI Karim Khan a 15 anni di prigione, un attacco diretto senza precedenti al sistema di giustizia internazionale.

Di fronte a queste sfide, il 24 gennaio 2026 il Consiglio d’Europa ha formalizzato l’istituzione di un Tribunale Speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, con il mandato di perseguire i leader politici e militari senior russi. Questo tribunale colmerà il vuoto giurisdizionale che la CPI non può coprire.

Parallelamente, il 1° gennaio 2025 l’Ucraina è diventata il 125° membro della Corte Penale Internazionale, rafforzando formalmente la cooperazione nelle indagini.

Cosa serve all’Ucraina

La capacità dell’Ucraina di continuare a resistere e, eventualmente, di riconquistare territorio, dipende da un flusso costante di sostegno internazionale su molteplici fronti.

Supporto militare
L’arsenale ucraino necessita di rifornimenti continui. Sistemi di difesa aerea come i Patriot americani e gli IRIS-T tedeschi sono essenziali per proteggere le città e le infrastrutture dai bombardamenti russi. Munizioni di artiglieria, in particolare proiettili da 155mm compatibili con i sistemi NATO, rimangono in cima alla lista delle priorità. Le forze ucraine consumano migliaia di proiettili al giorno, e la produzione occidentale fatica a tenere il passo.

Carri armati moderni, veicoli da combattimento per la fanteria e sistemi di artiglieria a lungo raggio permetterebbero alle forze ucraine non solo di difendersi, ma di mantenere la capacità di contrattacco. Droni di ogni tipo, dai piccoli quadricotteri commerciali modificati ai sofisticati droni d’attacco a lungo raggio, sono diventati strumenti indispensabili della guerra moderna.

Ricostruzione energetica
La crisi energetica richiede un intervento massiccio e coordinato. Nel breve termine, l’Ucraina ha bisogno di generatori diesel e turbine a gas mobili per compensare la capacità di generazione perduta. Trasformatori, cavi ad alta tensione e componenti per le sottostazioni elettriche devono essere forniti per riparare le infrastrutture danneggiate.

L’importazione di elettricità dai paesi vicini dell’Unione Europea fornisce un sollievo parziale, ma la capacità di interconnessione è limitata. Investimenti in sistemi di energia distribuita, inclusi pannelli solari e piccoli impianti eolici, potrebbero rendere la rete più resistente agli attacchi. La ricostruzione del settore energetico ucraino richiederà decine di miliardi di dollari e anni di lavoro.

Assistenza umanitaria
Oltre 6 milioni di ucraini sono sfollati interni, mentre altri milioni hanno cercato rifugio all’estero. Le organizzazioni umanitarie forniscono cibo, riparo temporaneo, assistenza medica e supporto psicologico, ma i bisogni superano di gran lunga le risorse disponibili.

L’inverno pone sfide particolari. Coperte, vestiti caldi, stufe portatili e combustibile per il riscaldamento sono necessità immediate. I punti di riscaldamento collettivi necessitano di finanziamenti costanti per operare. Le evacuazioni dalle zone di combattimento attivo, particolarmente difficili durante l’inverno, richiedono logistica e coordinamento.

Garanzie di sicurezza
Qualsiasi soluzione diplomatica al conflitto dovrà affrontare la questione fondamentale delle garanzie di sicurezza per l’Ucraina. Il Memorandum di Budapest del 1994, in cui l’Ucraina rinunciò alle armi nucleari ereditate dall’Unione Sovietica in cambio di garanzie territoriali, si è rivelato carta straccia. L’Ucraina non commetterà lo stesso errore due volte.

L’adesione alla NATO rimane l’obiettivo primario di Kyiv, ma è politicamente complessa data l’opposizione di alcuni membri dell’alleanza e le linee rosse dichiarate dalla Russia. Alternative potrebbero includere trattati di difesa bilaterali con potenze nucleari, dispiegamento permanente di truppe alleate sul territorio ucraino, o garanzie formali di intervento in caso di nuova aggressione. Senza meccanismi credibili e vincolanti, qualsiasi tregua rischia di essere solo un intermezzo prima di un’altra escalation.

Sostegno economico
L’economia ucraina, già provata da anni di corruzione e riforme incompiute, è stata devastata dalla guerra. Il PIL è crollato, milioni di persone hanno perso il lavoro, intere industrie sono state distrutte o trasferite all’estero. Il paese dipende massicciamente dagli aiuti finanziari occidentali per mantenere funzionanti i servizi pubblici basilari.

Il sostegno economico non può limitarsi agli aiuti d’emergenza. L’Ucraina necessita di investimenti a lungo termine per ricostruire l’economia, modernizzare le infrastrutture e creare opportunità di lavoro che convincano i rifugiati a tornare. Il processo di adesione all’Unione Europea, formalmente avviato, potrebbe fornire un quadro per queste riforme, ma richiederà anni per concretizzarsi.

Prospettive per il 2026 e oltre
Mentre l’Ucraina entra nel quinto anno di guerra, pochi osservatori prevedono una risoluzione rapida del conflitto. Lo scenario più probabile per il 2026 vede una continuazione dello stallo militare, con combattimenti localizzati lungo la linea del fronte, bombardamenti occasionali di infrastrutture civili e tentativi diplomatici intermittenti che non portano a risultati concreti.

La capacità dell’Ucraina di resistere dipenderà in larga misura dalla volontà occidentale di mantenere il sostegno militare ed economico. I segnali provenienti da Washington, con una nuova amministrazione che mostra segnali contrastanti, introducono elementi di incertezza. L’Europa, sempre più consapevole della minaccia alla propria sicurezza, sta aumentando la propria produzione di armamenti e il sostegno all’Ucraina, ma rimane da vedere se questo sarà sufficiente.

La scuola n. 21 di Chernihiv è stata distrutta a seguito dell'invasione russa, by savED Foundation, Ukraine Media Center

Ciò che è chiaro è che questa guerra ha implicazioni che vanno ben oltre i confini dell’Ucraina, la cui resistenza ha dimostrato che l’aggressione militare non paga, che le democrazie, quando unite, possono opporsi efficacemente all’autoritarismo, e che l’ordine internazionale basato su regole, per quanto imperfetto, vale la pena di essere difeso.

Una ragazza guarda attraverso una finestra danneggiata dai bombardamenti russi, Kyiv, 23 dicembre 2025, Media Center Ukraine

Nelle strade buie di Kyiv, nei rifugi improvvisati di Kharkiv, nelle trincee fangose del Donbass, gli ucraini continuano a combattere non solo per la loro libertà, ma per un principio fondamentale: che nel XXI secolo, le frontiere non si cambiano con la forza. È una lezione che il mondo non può permettersi di dimenticare. 

Quattro anni dopo l’invasione, l’Ucraina resiste ancora. La domanda non è se merita il nostro sostegno, ma se noi, come comunità internazionale, avremo la determinazione di fornirlo per tutto il tempo necessario.

Fonti ONU - Vittime Civili
- OHCHR (Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani)

Aggiornamenti sulle vittime civili
- Civilian Harm and Rights Violations Intensify in Ukraine Four Years After Invasion, UN Human Rights Monitors Say

Think Tank e Analisi Militari
- Russia-Ukraine War, CSIS (Center for Strategic and International Studies)
- The Fourth anniversary of Russia’s War in Ukraine, ISW (Institute for the Study of War)

Mappe interattive e analisi: 
- Russian Offensive campaign assessment, ISW 

Crisi Energetica
- Ukraine energy situation, IEA
- Ministero dell’Energia Ucraino

Documentazione Generale
- Situazione umanitaria, UN OCHA (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs)
- Dati economici e ricostruzione, World Bank - Ukraine Overview
- Documentazione fotografica perdite equipaggiamento

Crimini di guerra
- Tribunale Speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina
- Rapimento e Deportazione dei bambini ucraini
- Oryx (Documentazione visiva delle perdite militari)
- Avanzamenti ucraini su entrambe le sponde del fiume Haichur

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