4 aerei di linea dirottati.
19 terroristi.
2.977 vittime.
Oltre 6.000 feriti.
In 102 minuti dal primo impatto contro la Torre Nord al crollo dell’ultima delle Torri Gemelle gli attentati dell’11 settembre cambiarono gli Stati Uniti e segnarono profondamente il corso delle relazioni internazionali.
La genesi della minaccia terroristica affonda le sue radici negli anni ‘80, quando gli Stati Uniti sostennero i combattenti islamici afghani (mujaheddin) in funzione antisovietica. Nel 1996 in Afghanistan si impose il regime dei talebani, il quale offrì rifugio e divenne la base operativa della formazione terroristica di al-Qaida, fondata nel 1989 e guidata dal saudita Osama bin Laden. Bin Laden, spinto da posizioni estremiste, sviluppò una grande ostilità verso l’Occidente e gli Stati Uniti, accusati in particolare di aver profanato il sacro suolo saudita con lo stanziamento di truppe militari durante la guerra del Golfo del 1990-1991.
Nel corso degli anni Novanta l’ostilità si manifestò con attentati terroristici contro le ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania nel 1998, ma la minaccia di un attacco diretto all’interno del territorio americano fu ampiamente sottovalutata dalle autorità di sicurezza di Washington.
L’evento dell’11 settembre 2001 si consumò attraverso il dirottamento coordinato di quattro aerei di linea civili da parte di fondamentalisti islamici di al-Qaida nei cieli degli Stati Uniti. Due di questi velivoli furono fatti impattare contro le Twin Towers di New York, provocandone l’incendio e il successivo crollo, mentre il terzo colpì il Pentagono a Washington e il quarto precipitò in un bosco a seguito di una lotta ingaggiata dai passeggeri contro i dirottatori. Gli attacchi causarono circa 3.000 vittime , infliggendo un trauma all’opinione pubblica e al governo statunitense, al punto da paragonare la sorpresa dell’evento e il suo impatto bellico al bombardamento di Pearl Harbor del dicembre 1941.
Le conseguenze sulle relazioni internazionali si svilupparono immediatamente dopo l’attacco, quando gli Stati Uniti invocarono l’art. 5 del Trattato NATO (l’unica volta nella storia) per richiedere l’assistenza dei partner Alleati.
Di fronte al rifiuto del regime talebano di consegnare bin Laden, Washington e Londra avviarono nell’autunno del 2001 la campagna militare in Afghanistan nota come “Operazione Enduring Freedom”. Negli anni successivi, la decisione dell’amministrazione Bush di lanciare nel 2003 un’offensiva militare contro l’Iraq di Saddam Hussein (accusato – oggi sappiamo erroneamente – del possesso di armi di distruzione di massa) produsse una grave spaccatura nel blocco transatlantico e provocò l’aperta opposizione di Francia e Germania, contrarie all’unilateralismo di Washington, e inaugurò una fase di instabilità e tensioni nell’area mediorientale.




