In copertina: PREFIRE CubeSat in Earth Orbit, NASA Image and Video Library – PIA26185
Polaris
30 ottobre 2026 | di La Redazione

Finalmente è tornata Polaris, la nostra rubrica che si occupa delle ultime novità in ambito medico e scientifico.

Polaris sarà con voi ogni quindici giorni a partire da oggi!

E questa prima quindicina di giorni ci chiede di guardare da vicino le tracce della realtà che ci circonda: il bordo di un pianeta distante 1.300 anni luce dalla Terra, il colore di un corallo, il conto di un'epidemia, la firma in calce a una dimostrazione. Pronti? Partiamo! 

Ecco le principali notizie dall'11 al 25 ottobre 2026.

01 · Fisica e spazio

Un pianeta che non è un cerchio

Per descrivere l'atmosfera di un pianeta lontano, gli astronomi di solito fanno finta che il suo bordo sia un anello perfetto. Si tratta chiaramente di una semplificazione, un cerchio tracciato col compasso su un oggetto che di circolare ha ben poco. 

Rappresentazione artistica di WASP-17b, NASA/ESA/CSA/STScI. Fonte: NASA

Una squadra guidata dalla Cornell University e dall'Università di Bristol ha provato ad eliminare questa semplificazione.

Il bersaglio è WASP-17b, un “Giove caldo” a circa 1.300 anni luce da noi, tanto vicino alla sua stella da mostrarle sempre la stessa faccia. La prima autrice dell'articolo che abbiamo analizzato, Lili Alderson, e i colleghi hanno usato i dati del telescopio spaziale James Webb e un metodo chiamato transmission strings: seguono il pianeta mentre passa davanti alla stella e leggono angolo per angolo la luce che attraversa il bordo dell'atmosfera. Ne è uscito un contorno non circolare, con un lato più esteso dell'altro, e una zona calda sul versante “serale” dell'equatore, dove i modelli la prevedevano. Acqua e anidride carbonica risultano invece distribuite in modo abbastanza uniforme lungo il bordo.

Il risultato è molto importante soprattutto per l'approccio metodologico adottato: finora le mappe meteorologiche dei mondi extrasolari rappresentavano soprattutto esercizi di calcolo, e qui c'è un primo confronto diretto con le osservazioni. Gli autori pensano di applicarlo ad altri pianeti. Lo studio è uscito il 14 ottobre su Nature Astronomy, ad accesso aperto. 

Lo studio che abbiamo preso in esame è stato sottoposto a revisione paritaria, su dati Webb di un programma di osservazione dedicato, finanziato da NASA, dal britannico STFC e da una borsa universitaria. È però una dimostrazione di principio su un solo pianeta i cui risultati coincidono con le previsioni dei modelli a conferma, come abbiamo anticipato, di un nuovo approccio metodologico.

02 · Spazio

Una sonda a caccia di sabbia su Phobos

Una luna larga una ventina di chilometri, di origine ancora discussa, e una sonda decisa a riportarne un campione.

Fotografia di Phobos ripresa dalla sonda Mars Reconnaissance Orbiter. Fonte: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona - NASA, Public Domain, Wikimedia Commons

Alle 4:41 del 20 ottobre, ora giapponese (le 21:41 di lunedì 19 in Italia), un razzo H3 è partito dal centro spaziale di Tanegashima con a bordo MMX, la missione Martian Moons eXploration dell'agenzia giapponese JAXA. Poco più di un'ora dopo il lancio la sonda è stata immessa nell'orbita prevista e, secondo il responsabile della missione, Yasuhiro Kawakatsu, era in condizioni stabili. Pesa circa 4,5 tonnellate ed è fatta di tre moduli che si staccheranno man mano che il viaggio procede.

MMX dovrebbe arrivare nel sistema di Marte la prossima estate, osservare Phobos e Deimos, scendere su Phobos e riportare a Terra almeno una decina di grammi di materiale nel 2031. Come si siano formate le due lune è questione ancora molto discussa; una delle ipotesi le vuole asteroidi catturati dalla gravità del pianeta, e un campione potrebbe aiutare a confermarlo. Su Phobos dovrebbe scendere anche Idefix, un piccolo rover franco-tedesco di CNES e DLR, nel 2029. Alla missione partecipano anche NASA ed ESA. Per il razzo H3 è il primo lancio interplanetario.

Il lancio e l'inserimento in orbita sono confermati da JAXA, dall'ESA e da più testate. Per tutto il resto, cioè arrivo, atterraggio, campione e ritorno, dobbiamo ovviamente aspettare. La missione era prevista per il 2024 ed è slittata per i problemi dell'H3.

03 · Scienze della vita

Il tocco che restituisce il colore ai coralli

Cosa succede se un corallo che sta morendo di fame viene appoggiato a un suo gemello in salute?

Coralli sani e coralli con effetto sbiancamento. Foto di  NOAA photographer, Public Domain, Wikimedia Commons

Nel 2025, in una vasca del laboratorio di Stephen Palumbi a Stanford, due frammenti della stessa colonia di corallo sono caduti l'uno sull'altro. Uno era sano, l'altro sbiancato. Nel punto di contatto, il frammento pallido stava riprendendo colore. Danny Collins, dottorando, studiava il modo in cui i coralli si ammalano per contatto, con i batteri portati dalla plastica, e si è chiesto cosa sarebbe successo usando il contatto come “terapia”.

Per verificarlo ha preparato dieci coppie di frammenti di Pocillopora damicornis, ciascuna con un pezzo sano e uno sbiancato presi dalla stessa colonia, quindi cloni. Cinque coppie sono state messe a contatto, cinque tenute a pochi millimetri di distanza. Dove c'era contatto, i tessuti si sono fusi e le alghe simbionti, che danno al corallo colore e nutrimento, sono passate dal frammento sano a quello sbiancato: le prime dopo tre giorni, e già cinque giorni di contatto bastavano ad avviare la guarigione. Tutti e cinque i frammenti sbiancati a contatto si sono ripresi entro otto settimane, uno in quattro. Quelli rimasti separati non si sono ripresi.

Va da sé che non sia così automatico proporre lo stesso approccio così com'è su una barriera corallina. La procedura richiede un donatore sano geneticamente identico, e lo stesso Collins osserva che in mare non si andrà a toccare un corallo con l'altro. Il gruppo pensa piuttosto a coltivare i simbionti e a reintrodurli in massa nei coralli sbiancati. Terry Hughes, della James Cook University, estraneo allo studio, ricorda che il metodo non aiuta i coralli già morti e che la soluzione di fondo resta tagliare le emissioni. Gli sbiancamenti di massa oggi tornano circa ogni cinque o sei anni, e il recupero in natura può richiedere mesi o anni, quando avviene.

Lo studio preso in esame è stato sottoposto a revisione paritaria su Science Advances, ma di laboratorio: dieci coppie, una sola specie, solo tra cloni. È la prima dimostrazione di recupero di questo tipo e non ci sono prove in barriera. Finanziamento pubblico (National Science Foundation).

 

04 · Medicina

Colite ulcerosa, un blocco dell'infiammazione da prendere per bocca

Un peptide da assumere per bocca, una volta al giorno, contro una malattia intestinale: com'è andato lo studio?

Chi ha una colite ulcerosa, una malattia cronica in cui l'infiammazione danneggia il rivestimento del colon, spesso esita davanti ai farmaci avanzati perché sono iniezioni o infusioni. Maria Abreu, gastroenterologa del Cedars-Sinai dice senza giri di parole che molti suoi pazienti sono riluttanti, e una terapia per bocca sarebbe più facile da proporre.

Il farmaco in esame si chiama icotrokinra e lo sviluppa Johnson & Johnson. È un peptide da assumere una volta al giorno e blocca il recettore dell'interleuchina-23, una molecola protagonista nell'infiammazione intestinale. A differenza degli inibitori di IL-23 già disponibili, spiega Abreu, agisce impedendo il legame della molecola con il suo recettore. I risultati sono usciti sul New England Journal of Medicine, in contemporanea con la presentazione al congresso dell'American College of Gastroenterology.

È uno studio di fase 2b, in doppio cieco e contro placebo, su pazienti con malattia da moderata a grave. Alla dodicesima settimana la risposta clinica è stata del 63% con la dose da 400 mg, 58% con 200 mg e 55% con 100 mg, contro il 27% del placebo. La remissione clinica ha raggiunto il 30% con 400 mg contro l'11%; con 200 mg è stata del 24%, differenza non statisticamente significativa. Gli eventi avversi gravi sono stati il 2%, il 5% e lo 0% con 400, 200 e 100 mg, contro il 10% del placebo. Dei 136 pazienti entrati nell'estensione a lungo termine, la maggior parte aveva ancora risposta, remissione o miglioramento endoscopico alla settimana 76, e il 97% di chi era in remissione non prendeva cortisone.

Alcune precisazioni: il confronto con il placebo si ferma alla settimana 28, quindi i dati a 76 settimane non hanno gruppo di controllo e riguardano chi aveva già risposto. Il gruppo da 400 mg aveva, per un caso della randomizzazione, una malattia più estesa e più terapie alle spalle. Per la colite il farmaco è ancora sperimentale, con studi di fase 3 in corso. Lo studio è dell'azienda che lo produce, e Abreu dichiara rapporti di consulenza con Johnson & Johnson.

05 · Medicina e salute pubblica

Ebola Bundibugyo, un'epidemia itinerante

…e un virus che, a ottobre, ha oltrepassato altre frontiere.

Virus Ebola. Di CDC/Cynthia Goldsmith - Public Health Image Library, #10816This media comes from the Centers for Disease Control and Prevention's Public Health Image Library (PHIL), with identification number #10816. Wikimedia Commons 

Il bollettino dell'Organizzazione mondiale della sanità del 23 ottobre apre dicendo che al 20 ottobre i casi confermati di malattia da virus Bundibugyo, una specie del gruppo Ebola, sono 9.704, con 4.687 decessi, una letalità grezza del 48,3%. Interessano 66 zone sanitarie in otto province della Repubblica Democratica del Congo, dove l'epidemia è stata dichiarata il 15 maggio ed è la più grande mai registrata per un'epidemia di Ebola nel paese, qualunque sia la specie del virus.

Le novità delle ultime due settimane riguardano la mappatura dell'epidemia. Una donna arrivata dall'Uganda ha avuto i primi sintomi il 7 ottobre ed è risultata positiva il 20 a Abuja: la Nigeria diventa così il quinto paese in cui il virus viene individuato. Il Kenya segnala nove casi legati a un caso importato, e in Congo il virus è comparso in una nuova provincia, il Nord-Ubangi. Per questo virus, secondo le Nazioni Unite, non esiste al momento un vaccino: la risposta passa dagli strumenti classici, diagnosi, isolamento e tracciamento dei contatti.

I dati ufficiali dell'OMS e delle autorità congolesi sottostimano per costruzione l'epidemia reale, perché contano solo i confermati, e cambiano ogni giorno: un rapporto settimanale dell'OMS riporta 9.637 casi e 4.646 morti al 19 ottobre, un giorno prima. La letalità del 48% è grezza, calcolata mentre molti casi sono ancora aperti.

 

06 · Clima, ambiente e Terra

Settembre: l'aria al secondo posto, il mare al primo

Superare 1,5 °C per due mesi consecutivi vuol dire aver violato l'Accordo di Parigi?

Anomalie della temperatura superficiale degli oceani nel settembre 2026 rispetto alla media 1991–2020. Fonte: Copernicus Climate Change Service, dati ERA5. Crediti: C3S/ECMWF.

Ogni mese il servizio europeo Copernicus sul cambiamento climatico (C3S) pubblica un bollettino costruito soprattutto sul dataset ERA5, che combina osservazioni e modelli. Quello su settembre 2026 dà una temperatura media globale dell'aria di 16,27 °C, 1,63 °C sopra la media preindustriale (1850-1900) dello stesso mese. È il secondo settembre più caldo di sempre, dopo quello del 2023, e il secondo mese consecutivo sopra 1,5 °C, dopo agosto.

Sul mare il quadro è diverso. La temperatura superficiale media degli oceani tra 60° sud e 60° nord ha toccato 21,05 °C, il valore più alto mai registrato per settembre: il record precedente, del 2023, era 20,92 °C. Nella regione Niño 3.4, la zona del Pacifico equatoriale che serve a seguire El Niño, la media mensile è la più alta di sempre, sopra i picchi dei grandi El Niño del 2015 e 2016, e Copernicus segnala che il fenomeno continua a rafforzarsi.

In Europa l'area occidentale ha avuto il settembre più caldo mai registrato, alla pari con il 2023, dopo l'estate più calda della serie. La siccità si è estesa o aggravata su parti di Penisola Iberica, Francia, Italia, Balcani occidentali e Grecia, e tratti di Reno e Danubio hanno registrato portate minime record per il mese. Il direttore del servizio, Carlo Buontempo, scrive che con un El Niño ancora in crescita la serie di mesi sopra 1,5 °C durerà probabilmente fino al 2027, e che superare il limite di lungo periodo di Parigi è ormai questione di tempo; resta solo da decidere di quanto e per quanto. Quel limite riguarda una media su molti anni, non il singolo mese.

Le misure e le rianalisi sono state pubblicate da un servizio pubblico europeo, riprese da più testate. È però una sola serie di dati, ERA5: altri dataset, soprattutto per le temperature del mare, possono dare risultati diversi. Un mese non fa il clima, e un mese sopra 1,5 °C non equivale al superamento dell'obiettivo di Parigi.

07 · Matematica e intelligenza artificiale

Settecentoventidue dimostrazioni in cerca d'arbitro.

Settecentoventidue manoscritti in un giorno e tre ritirati il giorno dopo: chi controlla la matematica prodotta da una macchina?

Il 6 ottobre OpenAI ha caricato su GitHub 722 manoscritti di ambito matematico, raggruppati in 372 “famiglie” di risultati e scritti da un modello interno che non ha rilasciato. L'azienda dice di avergli posto circa 4.000 problemi e di aver tenuto i risultati ritenuti significativi, con un costo medio equivalente a circa tre ore di calcolo di ChatGPT Pro per risultato. Solo per 162 manoscritti il risultato principale è stato anche formalizzato in Lean, un linguaggio che permette a un computer di controllare una dimostrazione passo per passo. Per gli altri la stessa OpenAI scrive che qualche risultato potrebbe avere problemi.

Il giorno dopo ha ritirato tre manoscritti: un errore di segno invalidava un argomento e le costruzioni di altri due lavori che ne dipendevano. Altri quattordici sono stati corretti. I matematici si sono divisi. Ursula Martin, a Oxford, ha parlato di una brutta copia lasciata da sistemare alla comunità; Alex Townsend, della Cornell, avrebbe annunciato per primi i risultati verificati in Lean; un gruppo che si chiama Association for Human Mathematics ha invitato i colleghi a interrompere le collaborazioni con OpenAI. Il 15 ottobre la Simons Foundation ha lanciato un'iniziativa da 15 milioni di dollari tra fondi e risorse, insieme a OpenAI, che dichiara 5 milioni, e ad Anthropic, per finanziare workshop, convegni e programmi in cui i matematici esaminano e verificano i risultati prodotti dall'IA.

Il punto è che produrre una dimostrazione costa ore di calcolo, controllarla richiede il lavoro di specialisti, e le regole per rendere pubblici risultati di questo tipo sono ancora in fase discussione. Per la pubblicazione OpenAI dice di aver consultato il gruppo consultivo su matematica e IA dell'Institute for Advanced Study.

Va sottolineato che le cifre del rilascio sono riportate da OpenAI e dalla stampa specializzata. Il contenuto matematico no: sono preprint senza revisione paritaria, scritti da un modello non accessibile, e circa tre quarti non hanno una verifica formale. Anche la verifica in Lean garantisce che i passaggi seguano dalle ipotesi, non che l'enunciato formalizzato sia quello che si crede. Inoltre chi annuncia i risultati è anche chi li ha prodotti.

 

PROSSIMAMENTE

Sul radar

  • Hera arriva a Didymos e Dimorphos. L'ESA indica novembre 2026 per l'arrivo della sonda, che il 15 e il 22 ottobre doveva eseguire due manovre di frenata (piano dell'ESA).
  • Euclid, primo rilascio di dati. La data del 21 ottobre, è superata: dal 15 giugno l'ESA prevede due fasi, a novembre immagini calibrate, cataloghi e spettri su circa 1.900 gradi quadrati di cielo, a metà 2027 i prodotti per la cosmologia (calendario ESA). Il giorno esatto non è ancora stato annunciato.
  • BepiColombo si inserisce in orbita attorno a Mercurio il 21 novembre. Questa data proviene dal calendario planetario della NASA, staremo a vedere.

 

Continua a seguire Polaris

Ogni quindici giorni, una selezione di notizie scientifiche, studi e nuove domande.

DAI UNO SGUARDO ALLA RUBRICA

Articoli

Gli ultimi articoli