Lo Scaffale
26 giugno 2026 | di Laura Allevi

C'era una volta nella foresta un orso feroce e prepotente. A tutti gli animali diceva: "Io sono il più forte di tutti! Ogni sera uno di voi mi farà da cena!”
- da “La lepre e l'orso”, fiaba tradizionale ucraina

In quasi tutte le fiabe incontriamo un personaggio così, un personaggio che incarna le peggiori inclinazioni dell'animo umano. Alla fine il bene trionfa e il male viene seppellito ma non del tutto sconfitto, così da potersi presentare in un'altra storia sotto altre spoglie. E il bene deve nuovamente intervenire.

Non sempre però ad agire sono personaggi fittizi e non sempre ci aspetta un lieto fine. Se lo scenario in cui le vicende si alternano è poi quello della guerra, è rarissimo che si possa raccontare una storia che non sia quella di una lunga catena di lutti.

Raro, ma non impossibile. Ed è qui che interviene il reportage di Nello Scavo.

Nello Scavo è uno dei più stimati giornalisti d’inchiesta e inviati speciali italiani, storica firma del quotidiano Avvenire. Durante la sua lunga carriera ha scavato nelle crepe del nostro tempo e della nostra società, dalla criminalità organizzata al terrorismo globale, fino alle rotte dei migranti nel Mediterraneo. Scavo vive i teatri di crisi dall'interno, sul campo: ex Jugoslavia, Sudest asiatico, e l'Ucraina sotto assedio. I suoi reportage e le sue inchieste sul campo spesso smuovono la diplomazia e la giustizia internazionale, proprio come è accaduto per “Il salvatore di bambini”, pubblicato nell’ottobre 2024 da Feltrinelli editore.

Il libro ci riporta a marzo del 2022, nelle primissime fasi dell'invasione russa in Ucraina. Quando l’esercito di Mosca conquista Kherson, città strategica a nord della Crimea, la Federazione russa inizia a perpetrare uno dei crimini più odiosi: il rapimento e la successiva deportazione sistematica di bambini ucraini verso i territori russi.

Nello Scavo è uno dei primi reporter a raggiungere l’Ucraina, già nel febbraio 2022, e al centro del suo racconto c'è Volodymyr Sahaidak, il direttore di un centro per minori della città di Kherson. Consapevole che “i suoi ragazzi” sono nel mirino degli occupanti, Sahaidak decide di agire subito. Mettendo a rischio la propria vita, escogita stratagemmi degni di una spy-story per poterli salvare dalla deportazione, falsificando i registri e i documenti ufficiali dell'orfanotrofio e facendo in alcuni casi figurare i bambini come malati gravi (e quindi non trasportabili) oppure come già affidati o adottati da famiglie locali.

Il bilancio della sua straordinaria resistenza civile è racchiuso in una formula matematica riassumibile in “52 + 15”: 52 sono i bambini ospitati nella struttura e che vengono evacuati e messi al sicuro immediatamente grazie a questi espedienti; i restanti 15 arrivano portati direttamente dalle milizie occupanti, bambini prelevati da una città del fronte. Quando i russi si ritirano li portano via con sé, ma Sahaidak non si dà pace finché non vengono rintracciati e riportati a casa grazie al coraggio e all'incrollabile tenacia del direttore. 

Questa specifica inchiesta giornalistica che Nello Scavo porta avanti attraverso la testimonianza di Sahaidak, ha raccolto prove talmente schiaccianti da aver contribuito in modo determinante al mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale contro Vladimir Putin.

Scavo, che parla direttamente con Sahaidak in diverse occasioni non senza enormi rischi e difficoltà, per raccontare questa storia sceglie una struttura stilistica piuttosto originale: i capitoli del suo libro si aprono riprendendo l'incipit di antiche fiabe della tradizione ucraina per poi proseguire con la narrazione della guerra in un contrasto in cui la fiaba serve a proteggere l'innocenza dei bambini dalla brutalità circostante, ricordando in parte da vicino la delicatezza narrativa de “La vita è bella” di Benigni.

Questa scelta è però ben lontana dal permettere al lettore di dimenticare che quella che sta leggendo è la pura, tragica realtà. La scrittura è asciutta, cronachistica e immersiva. Il lettore percepisce l'odore della polvere e il ronzio minaccioso dei droni spia nel cielo attraverso gli occhi di un giornalista che cammina sulle stesse strade del suo protagonista in una narrazione che mette al centro l'essere umano e il valore delle scelte individuali.

Un altro aspetto fondamentale che emerge dalla lettura è che il libro non è solo la storia di Sahaidak, ma anche il resoconto in tempo reale del pericolosissimo cammino fatto da Scavo per trovarlo. Nelle prime fasi del conflitto, Kherson era una fortezza blindata dai russi, arrivarci legalmente era impossibile, e tentare la sorte significava rischiare la vita (diverse guide locali erano già state uccise nel tentativo di accompagnare reporter stranieri).  

Per mettersi sulle tracce del direttore, Scavo ha dovuto muoversi a piccoli passi attivando e agganciando una fittissima rete clandestina e invisibile di collaboratori, informatori e contributori locali che operavano letteralmente sotto il naso degli occupanti.

Nel testo viene messo chiaramente in evidenza quanto questa rete fosse tanto vitale quanto spaventosa. In un territorio occupato e militarizzato, la paranoia è anche una vera e propria strategia di sopravvivenza. Ogni contatto via messaggio crittografato, ogni appuntamento e ogni informazione ricevuta potevano rivelarsi una trappola. Scavo sottolinea il costante timore di affidarsi a spie o collaborazionisti filorussi, dove un solo passo falso avrebbe compromesso non solo l'inchiesta e la sua stessa vita, ma l'intera operazione di salvataggio dei bambini e l'incolumità dello stesso Sahaidak.  

Il salvatore di bambini è quindi non solo la storia di un uomo esemplare, è la storia di un giornalista in guerra, di chi cerca di vivere la normalità in una città sotto la costante minaccia delle bombe, di chi resiste ogni giorno nell'attesa che prima o poi arrivi il lieto fine. Un libro breve (144 pagine) ma densissimo, che vale assolutamente la pena di leggere.

 

Il salvatore dei bambini
di Nello Scavo

Anno 2024 | Editore: Feltrinelli 

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