Di pace si parla continuamente. La invocano i governi, la richiamano i leader politici e la chiedono i cittadini che vorrebbero vedere finalmente la fine di una guerra che continua a provocare morti e distruzioni. È una parola che pronunciamo con facilità, quasi fosse sufficiente desiderarla per renderla possibile. Eppure, raggiungere la pace richiede compromessi, garanzie di sicurezza e impegni concreti per assicurare che gli accordi vengano rispettati.
Per l’Ucraina, queste difficoltà assumono un significato particolare perché dopo oltre quattro anni di guerra, fermare i combattimenti è una necessità urgente, ma resta il problema di come garantire la sicurezza futura del Paese e affrontare la questione dei territori occupati dalla Russia.
Il sostegno internazionale ha contribuito, in questi anni, alla capacità dell'Ucraina di resistere all'invasione russa, ma oggi la continuità di alcuni aiuti fondamentali appare meno certa. Le tensioni con gli Stati Uniti, le restrizioni che hanno interessato i servizi satellitari utilizzati dalle forze ucraine e le discussioni sui rapporti economici con Mosca mostrano quanto le decisioni degli alleati possano incidere sulle prospettive del conflitto.
In questo scenario, tra interessi strategici, trattative diplomatiche e possibili compromessi territoriali, rischia di passare in secondo piano una questione fondamentale: il futuro dell'Ucraina riguarda prima di tutto gli ucraini e le condizioni alle quali potranno vivere e ricostruire il proprio Paese dipenderanno anche da decisioni prese ben oltre i suoi confini.
Quando la diplomazia diventa pressione
In questi anni, gli Stati Uniti hanno avuto un ruolo determinante nella capacità dell'Ucraina di resistere all'invasione russa. Le forniture militari, le informazioni di intelligence e le tecnologie americane hanno contribuito alla difesa del Paese, creando al tempo stesso una dipendenza che conferisce a Washington una notevole influenza sulle scelte di Kyiv.
Con Donald Trump questa relazione ha attraversato tensioni crescenti. Già nell'incontro di dicembre 2025 tra il presidente americano e Volodymyr Zelenskyy erano emerse divergenze sulle condizioni di un possibile accordo, come avevamo raccontato nell'articolo Un incontro, molte ambiguità. Le decisioni più recenti dell'amministrazione americana hanno aggiunto nuove incertezze.
Una delle questioni riguarda la pressione economica sulla Russia. Il 16 ottobre Trump ha firmato un ordine esecutivo che introduce deroghe a numerose misure previste dal Lindsey O. Graham Sanctioning Russia and Iran Act of 2026, una legge approvata dal Congresso ed entrata in vigore il 18 settembre per rafforzare le sanzioni contro Mosca. Tra le disposizioni interessate figurano nuovi dazi e restrizioni economiche, comprese tariffe aggiuntive del 500% sulle merci russe e del 100% su quelle provenienti da determinate categorie di Paesi coinvolti negli acquisti di energia russa o nell'aggiramento delle sanzioni.
La Casa Bianca ha motivato le deroghe richiamando l'interesse nazionale degli Stati Uniti, utilizzando una facoltà prevista dalla stessa legge. Le sanzioni americane già in vigore restano operative, mentre l'applicazione di numerose nuove misure viene sospesa. A Mosca, la decisione è stata accolta favorevolmente. Kirill Dmitriev, rappresentante del Cremlino per gli investimenti e la cooperazione economica internazionale, l'ha definita un «momento storico», sottolineando le prospettive di collaborazione economica tra i due Paesi.
Un altro elemento riguarda il peso crescente dell'energia nelle trattative. Una settimana prima dell'ordine esecutivo, Washington e Mosca avevano annunciato un'intesa sulle forniture di gasolio russo ai mercati internazionali, accompagnata da un temporaneo allentamento delle restrizioni sulle esportazioni. Trump ha inoltre criticato gli attacchi ucraini contro le raffinerie russe, collegandoli all'aumento dei prezzi del carburante. Alle critiche sugli attacchi alle raffinerie, Zelenskyy ha risposto durante un'intervista ad ABC News:
«Non attaccateci, non uccidete i nostri bambini e noi smetteremo di colpire il vostro gasolio. Credo sia un accordo equo».
— Volodymyr Zelenskyy, intervista ad ABC News, 11 ottobre 2026 (traduzione dall'inglese)
Il presidente ucraino ha proposto una sospensione reciproca degli attacchi, legando l'interruzione di quelli contro il carburante russo alla cessazione degli attacchi russi contro l'Ucraina. Le sue parole mostrano come le preoccupazioni americane per i prezzi dell'energia possano entrare in tensione con la strategia ucraina di colpire le risorse economiche che sostengono la guerra.
Intanto, nei colloqui su un possibile accordo di pace sarebbe emersa anche l'ipotesi di riprendere le forniture di gas russo all'Europa attraverso l'Ucraina. Secondo quanto riportato dal New York Times il 17 ottobre, Jared Kushner e Steve Witkoff ne avrebbero discusso con funzionari ucraini ed europei. La proposta potrebbe generare entrate per Mosca e ricavi legati al transito per Kyiv, ma avrebbe incontrato la contrarietà dei rappresentanti europei coinvolti, preoccupati di tornare a dipendere dal gas russo.
Questi sviluppi mostrano quanto le scelte economiche ed energetiche possano incidere sulle trattative. Per Kyiv, l'incertezza sul sostegno americano e la sospensione di nuove misure di pressione sulla Russia potrebbero ridurre il margine negoziale. Il problema riguarda quindi anche le condizioni alle quali l'Ucraina potrà cercare un accordo e gli strumenti di cui disporrà per difendere i propri interessi.
Il potere di chi controlla la tecnologia
Le tensioni tra Washington e Kyiv hanno assunto anche una dimensione tecnologica. La guerra in Ucraina ha mostrato quanto le comunicazioni satellitari siano diventate essenziali per le operazioni militari, dalla ricognizione all'impiego dei droni. Tra i principali fornitori di questi servizi figura SpaceX, l'azienda guidata da Elon Musk, attraverso i sistemi Starlink e Starshield.
Nell'ottobre 2026 le autorità ucraine hanno denunciato limitazioni al funzionamento di Starshield, il servizio destinato a impieghi governativi e militari. Le restrizioni hanno interessato la connettività dei dispositivi in movimento ad alta velocità, il che ha ostacolato alcune operazioni con i droni, comprese quelle per intercettare gli attacchi russi.
Secondo l'inchiesta di Reuters, l'indicazione di limitare Starshield sarebbe arrivata dall'interno della Casa Bianca. Le fonti citate dall'agenzia non hanno però identificato chi abbia preso la decisione né chi fosse incaricato di attuarla. Elon Musk ha dichiarato che i sistemi Starshield sono sotto il controllo del governo statunitense e che le eventuali restrizioni vengono stabilite dalle autorità militari o dal presidente, ma il presidente Trump ha negato di aver ordinato le limitazioni. Le responsabilità individuali restano quindi da chiarire. Elon Musk era però già finito al centro di una controversia simile nel 2023, quando aveva dichiarato di aver rifiutato una richiesta ucraina di attivare la copertura Starlink nell'area di Sebastopoli, in Crimea, per consentire un attacco contro la flotta russa. Aveva giustificato la scelta con il “timore di provocare un'escalation” del conflitto.
Per l'Ucraina, però, anche una limitazione temporanea dei servizi satellitari può tradursi in difficoltà operative che si traducono nella necessità di modificare rapidamente le modalità di impiego dei propri sistemi militari.
La vicenda solleva anche una questione che riguarda direttamente l'Europa. Se l'accesso a tecnologie essenziali per la sicurezza può dipendere dalle decisioni di un governo straniero o di un fornitore privato, quanto è prudente continuare a fare affidamento su un numero così limitato di operatori? L'Unione europea ha già avviato iniziative per rafforzare la propria autonomia nelle comunicazioni satellitari. Il programma GOVSATCOM è operativo dal gennaio 2026, mentre la futura costellazione IRIS² punta a garantire collegamenti sicuri sotto controllo europeo. Esistono inoltre operatori come Eutelsat, attraverso la rete OneWeb, che possono offrire capacità alternative. Queste soluzioni, però, presentano ancora limiti tecnici o richiedono anni per essere pienamente sviluppate. Il caso ucraino mostra così quanto sia importante affiancare alla cooperazione con gli Stati Uniti una maggiore capacità europea di garantire autonomamente servizi strategici.
L'Europa può compensare le incertezze americane?
Di fronte alle scelte del governo americano, viene spontaneo chiedersi quanto l'Europa possa fare per sostenere l'Ucraina. Gli Stati europei hanno continuato a fornire aiuti economici e militari, assumendosi responsabilità crescenti. Rimane però una difficoltà strutturale: una parte degli armamenti e delle tecnologie necessari alla difesa ucraina dipende ancora dagli Stati Uniti.
Secondo i dati del Kiel Institute pubblicati nell'agosto 2026, nel primo semestre dell'anno i Paesi europei hanno acquistato da aziende statunitensi almeno 3 miliardi di euro di equipaggiamenti militari destinati all'Ucraina. Una cifra che rappresenta circa il 30% degli aiuti militari europei acquisiti attraverso contratti con l'industria della difesa, come mostra il grafico.
Il dato evidenzia una dipendenza che assume particolare importanza per alcune forniture difficili da sostituire, come i sistemi di difesa aerea Patriot, fondamentali per proteggere città e infrastrutture dagli attacchi missilistici. Anche quando sono gli Stati europei a finanziare gli aiuti, la disponibilità di determinati equipaggiamenti continua quindi a dipendere dalla capacità produttiva e dalle forniture americane.
L'Europa dispone di risorse economiche considerevoli, ma rafforzare la propria autonomia industriale e tecnologica richiede tempo, investimenti e coordinamento. Vale per la produzione di armamenti come per le comunicazioni satellitari, campo nel quale lo sviluppo di alternative ai sistemi americani è un percorso già avviato, ma ancora lontano dall'essere completato.
Una maggiore autonomia permetterebbe all'Europa di affrontare con più sicurezza eventuali divergenze con Washington, continuando a collaborare con gli Stati Uniti.
In gioco, del resto, c'è anche la sicurezza europea e l'esito della guerra in Ucraina influirà sugli equilibri del continente e sul rispetto del principio secondo cui i confini di uno Stato non possono essere modificati con la forza.
Sostenere Kyiv significa quindi contribuire anche alla sicurezza dell'Europa.
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